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 2008  aprile 01 Martedì calendario

Anche il caso Sandri è ancora tutto da capire. Avvenire 1 aprile 2008. Da una parte il racconto del l’agente della Polstrada di Arezzo

Anche il caso Sandri è ancora tutto da capire. Avvenire 1 aprile 2008. Da una parte il racconto del l’agente della Polstrada di Arezzo. Dall’altra le testi monianze di chi era nelle due aree di servizio di Badia al Pino, lungo la A1, quell’11 novembre e lo ha visto sparare. Sarà tutta in salita la prima udien za di fronte al Gip di Arezzo per Luigi Spaccarotella, il poliziotto che con la pistola d’ordinanza ha ucciso il giovane tifoso della Lazio, Gabriele Sandri, una domenica mattina dello scorso autunno. La data della convocazione di fronte al giudice non è ancora stata fissa ta, ma potrebbe essere messa in calendario a maggio. Come nella morte di Matteo Ba gnaresi, l’ultrà del Parma investito domenica da un pullman di ju ventini, anche nella tragedia di A rezzo compare sullo sfondo il cal cio esasperato. Lo si comprende scorrendo la deposizione di Simo ne Putzulu, 27 anni, uno dei cin que laziali che viaggiavano con Sandri nella Renault Megane col pita da Spaccarotella. Sentito ne gli uffici della squadra mobile, Put zulu ha raccontato una doppia ’verità’. Prima descrivendo l’aggressione da parte di un gruppo di juventini nell’autogrill; poi ammettendo di essere stati loro, i tifo si della Lazio, ad assalire la Merce des dei bianconeri. «Abbiamo co minciato a dare colpi sull’auto - ha fatto mettere a verbale - . E io in particolare ho usato l’ombrello e l’ho battuto sul vetro».  a questo punto che è partito il primo sparo dell’agente della Pol strada, dal parcheggio sull’altra corsia dell’Autosole. Ne sarebbe seguito un secondo, quello che è penetrato nell’auto dei laziali in partenza da Badia al Pino e che ha ucciso Sandri. «Avevo il braccio te so in posizione perpendicolare al l’asse del corpo - ha dichiarato l’agente nei tre interrogatori che ha affrontato in questi mesi - . Avevo alzato il braccio non per puntare l’arma, ma nella mimica del gesto di chi vuole fermare una persona che fugge». Una versione che contrasta con altre deposizioni. Due in particolare: i resoconti della giapponese Keiko Horikoshi e il rappresentante di commercio Fabio Rossini, presenti nell’area di servizio. «Il poliziotto, dopo essersi fermato, puntava una pistola con entrambe le mani protese in direzione della vettura - ha riferito la donna alla Guardia di Finanza di Firenze - e dopo dieci secondi sparava». Una ricostruzione confermata da Rossi. Che ha aggiunto: «Vidi l’agente sparare in direzione opposta al l’autogrill ». Nella perizia balistica chiesta dal pm Giuseppe Ledda, gli esperti si dicono sicuri che il proiettile sia stato deviato dalla rete metallica che divide le corsie, ma non sono stati in grado di determinare l’an golo esatto. E ipotizzano tre diver se posizioni da cui sarebbe stato esploso il colpo. Ecco, quindi, che il processo sarà tutto da giocare. Per ora i difensori di Spaccarotella, accusato di omicidio volonta rio, non hanno deciso se scegliere il rito abbreviato o andare davan ti alla corte d’assise correndo il ri schio, in caso di condanna, di una pena di 14 anni. GIACOMO GAMBASSI