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 2008  aprile 01 Martedì calendario

Megalopoli e nuovi business. Il Sole 24 ore 1 aprile 2008. La società Acc fa parte del principale gruppo indiano del cemento

Megalopoli e nuovi business. Il Sole 24 ore 1 aprile 2008. La società Acc fa parte del principale gruppo indiano del cemento. Oggi produce 40 milioni di tonnellate all’anno, ma già dal dicembre 2009 la sua capacità produttiva salirà a 51 milioni. Negli ultimi anni ha ridotto le inefficienze che derivavano dalla troppa diversificazione, e ora che si è focalizzata su pochi prodotti sembra avere davanti a sé un futuro roseo. Perché è una delle poche industrie indiane che produce anche cemento già miscelato, di quelli che vanno per la maggiore tra i costruttori. Perché è autosufficiente dal punto di vista dell’approvvigionamento di carbone, in un momento in cui molte aziende sono in balìa dei rincari sui mercati mondiali. E perché beneficerà alla grande della rapida corsa all’urbanizzazione, che in India è già iniziata e che ha trascinato a vivere nelle città il 30% della popolazione. Di aziende come queste, Ubs ne ha messe sotto la lente una ventina. Dal cemento al gas, dal trattamento delle acque alla costruzione di strade, dalle telecomunicazioni ai beni di largo consumo, fino ai servizi finanziari. Sono i campioni delle economie emergenti, aziende di grandi dimensioni ma non necessariamente note sui mercati internazionali. Che vedranno crescere esponenzialmente il loro fatturato e il loro business grazie alle commesse che arriveranno dalle megalopoli asiatiche, obbligate a ingrandirsi e dotarsi di nuovi servizi per tenere il passo con il continuo afflusso di nuovi abitanti. Della selezione Ubs fanno parte 8 industrie indiane, 5 cinesi, 3 indonesiane, 2 malesi, una thailandese e una filippina. Che si spartiranno l’immenso business dell’urbanizzazione asiatica: da Kuala Lumpur a Shanghai, da Jakarta a New Delhi. Secondo le previsioni dell’Onu, in Asia la popolazione delle città crescerà a un ritmo medio del 2,1% all’anno da qui al 2020. Con una certa differenza a seconda dei Paesi. E, a sorpresa, quelli più avanti nel processo di urbanizzazione non risultano Cina e India. In Malaysia, per esempio, quasi il 70% della popolazione vive già in città: un tasso addirittura più alto di quello del Giappone e superato in Asia solo da campioni delle economie emerse come Corea del Sud, Hong Kong o Singapore. Ma anche nelle Filippine i residenti in città sono un numero considerevole: oltre il 60% della popolazione totale. E persino quelli dell’Indonesia (50%) superano i vicini di Cina (40%) e India (30%). Gli analisti Ubs, però, vanno oltre il dato. Perché, se è vero che oggi il tasso di urbanizzazione di Cina e India non è alto, è anche vero che proprio qui sta il business: nel fatto, cioè, che in questi Paesi, così come anche in Thailandia e Vietnam, gli investimenti per allargare le città devono ancora essere fatti. A New Delhi, per esempio, il mercato residenziale è destinato a crescere del 20% all’anno da qui al 2011, mentre quello degli immobili commerciali addirittura del 60 per cento. Una manna per imprese edili come l’indiana L&T. E ancora: entro il 2012 il Governo dovrà spendere 100 miliardi di dollari per approvvigionare d’acqua il Paese, dall’irrigazione alle fogne, per la gioia di società come la Ivrcl Infrastructure and projects. In Cina, invece, la Yanzhou Coal sarà contenta di sapere che il 73% del nuovo fabbisogno di elettricità del Paese da qui al 2020 verrà garantito dal carbone, della cui lavorazione si occupa. Mentre la malese Plus Expressway punterà a garantirsi una fetta del business delle strade dell’ex Celeste Impero, la cui rete cresce del 7% all’anno. Una volta trasferitisi in città, i nuovi abitanti avranno anche bisogno di servizi più evoluti: come le connessioni telefoniche mobili per tenersi in contatto con i parenti lontani, o la pay tv per passare le serate, o ancora di prestiti per godersi appieno la civiltà dei consumi. Bisogni che le popolose città malesi o indonesiane già conoscono da tempo, ma che si fanno strada anche in Cina o in India. Ecco perché nelle aziende in pole position ci sono anche la cinese China Mobile e l’indiana Bharti Airtel per le tlc; la catena pechinese di elettrodomestici Gome; oppure i colossi bancari: Bumi in Malaysia, Icici in India, Bank Central Asia in Indonesia e Kasikornbank in Thailandia. Micaela Cappellini