Il Sole 24 ore 1 aprile 2008, Jacopo Giliberto, 1 aprile 2008
Milano 1906, un gioiello rimasto senza eredità. Il Sole 24 ore 1 aprile 2008. L’ebbrezza della velocitudine! I signori con la paglietta sulla testa, con i baffi e con il colletto di celluloide (rimovibile, abbottonato alla camicia), le signore con la veletta, i bambini vestiti alla marinara
Milano 1906, un gioiello rimasto senza eredità. Il Sole 24 ore 1 aprile 2008. L’ebbrezza della velocitudine! I signori con la paglietta sulla testa, con i baffi e con il colletto di celluloide (rimovibile, abbottonato alla camicia), le signore con la veletta, i bambini vestiti alla marinara. Che spasso, tutti sul treno elettrico che corre sospeso su un viadotto dal Parco Sempione fino alla Piazza d’Armi fors’anche a 50 chilometri l’ora. Aprile 1906. A Milano c’è l’Esposizione Universale. Due collocazioni: la sede centrale in quella che il secolo scorso era la Piazza d’Armi e oggi è il Parco Sempione, alle spalle del Castello Sforzesco; sede distaccata, la nuova Piazza d’Armi di là da corso Sempione. Il Novecento si è aperto nel più lusinghiero dei modi: in poche ore con il traforo del Sempione si va in treno fino a Ginevra, le malattie si allontanano, la radio consente di scambiare (punto, linea, punto, punto) messaggi con popoli lontani, la locomotiva è un mostro strano con la stessa forza della dinamite e le armi sono così terrificanti da scongiurare l’arrivo di nuove guerre in questo secolo che s’annuncia di prosperità. Il flashback lungo 102 anni è finito: questo è l’aprile 2008. Che cosa rimane di quell’Esposizione Universale? A differenza della Torre Eiffel (Esposizione Universale di Parigi 1889), che illumina ancora le notti parigine, a Milano il faro sul padiglione della Marina non esiste più. Regno dell’effimero come tutte le fiere, l’Esposizione milanese è stata smontata trave su trave e – ricorda il libro «Milano verso il Sempione» (edizioni Celip) – oggi rimangono una bomboniera architettonica e un’istituzione mondiale. La bomboniera architettonica è l’acquario del Parco Sempione, uno dei più ammirati esempi di liberty, decorato da maioliche di Richard Ginori. L’istituzione di richiamo mondiale è la Fiera di Milano: con l’Esposizione, la Piazza d’Armi perse la funzione militare e vi nacque la Campionaria. Quell’anno (descrive la pubblicazione «Milano Expo 1906» edita da Alinari 24 Ore e distribuita in questi giorni a Parigi in occasione della candidatura per l’Expo 2015) Milano aveva mezzo milione di abitanti, era attraversata da una trentina di linee su cui scarrozzavano 370 tramways. Cominciò a lavorarci anni prima la Giunta di sinistra, e il successo fu colto dalla Giunta comunale di destra guidata dal ricchissimo imprenditore tessile Ettore Ponti. L’inaugurazione, in un bigio 28 aprile, toccò a sua maestà il re. Poche settimane dopo, il 19 maggio, fu aperta una delle più colossali opere mai realizzate, il traforo ferroviario del Sempione lungo 19,8 chilometri che spostava l’asse dell’industrializzazione da Torino a Milano. Le due sedi espositive, il Parco e la futura Fiera, ospitavano tutti i Paesi (molti di quelli di oggi allora non c’erano: la Polonia era sotto lo zar, l’Ungheria faceva parte dell’impero asburgico, l’India era soggetta all’Inghilterra). Erano molti i padiglioni tematici, come quelli dedicati all’Igiene o al Lavoro, il Salone dei concerti, il Parco aerostatico con le mongolfiere in piazza Buonarroti, il villaggio egiziano (cammelli mehari compresi). Esponevano le ditte di mezzo mondo, e fra gli italiani la Branca, la Salmoiraghi con un sorprendente faro elettrico, la Lazzaroni di Saronno, l’Isolabella, l’Ansaldo con i cannoni Armstrong montati su torrette girevoli. Ci furono incidenti, come un incendio devastante il 3 agosto. Tre anni dopo i pompieri municipali furono al centro di uno scandalo: nella caserma di via Ansperto, alcuni aitanti pompieri ricevevano ospiti ricchi e maschili, e travolto dalle polemiche il 30 aprile l’amato sindaco Ettore Ponti si dimise. Pochi anni dopo l’Europa spensierata degli aerostati e del padiglione dei concerti sarebbe sparita tra la Marna e il Carso sotto i colpi dei cannoni Armstrong su torretta girevole. Jacopo Giliberto