Il Sole 24 ore 1 aprile 2008, Fabrizio Galimberti, 1 aprile 2008
«Più poteri anche alla Bce». Il Sole 24 ore 1 aprile 2008. Ci sono delle specie vegetali che hanno bisogno che la foresta bruci per propagarsi: la scorza del seme è talmente dura che riesce a essere ammorbidita solo dal calore della fiamma
«Più poteri anche alla Bce». Il Sole 24 ore 1 aprile 2008. Ci sono delle specie vegetali che hanno bisogno che la foresta bruci per propagarsi: la scorza del seme è talmente dura che riesce a essere ammorbidita solo dal calore della fiamma. E qualcosa del genere succede anche agli uomini e alle istituzioni. «Ha visto, Governatore? Bisogna che la casa bruci perché si prendano misure serie!», disse Giuliano Amato a Carlo Azeglio Ciampi all’indomani della crisi della lira nel settembre del 1992, nel giorno in cui il Governo varò la storica manovra da 90mila miliardi di lire. Anche oggi sono stati i mercati squassati dalla crisi dei mutui a forzare un ripensamento della regolazione finanziaria e della vigilanza. I due aspetti – regolazione e vigilanza – sono strettamente legati. Come un torrente in piena che ignora l’alveo e gli argini, la sfrenata innovazione finanziaria si è sostanziata, come ha scritto Rony Hamaui su La Voce.info, in «un meccanismo che ha permesso alle banche internazionali di concedere una grande quantità di crediti facendosi finanziare dal mercato senza utilizzare il capitale di vigilanza e senza registrare alcunché nei bilanci». E da quando i tentacoli della crisi dei mutui si sono allargati all’intero mercato del credito, i reggitori delle politiche economiche si sono affannati in analisi e proposte per rafforzare prevenzione e rete di sicurezza. Dalle idee del Segretario al Tesoro americano Henry Paulson al rapporto del Financial Stability Forum presieduto da Mario Draghi, sono molte le riforme sul tavolo delle decisoni. Ma c’è anche una dimensione prettamente europea in questo fervore. «Bisogna distinguere fra la situazione in Europa e la situazione globale», dice Tommaso Padoa-Schioppa, ministro del l’Economia uscente e presidente del Comitato monetario e finanziario internazionale (Imfc) del Fmi. L’aspetto globale è incentrato sulla corsa senza respiro fra innovazione e regolazione: i mercati innovano, le autorità di sorveglianza ci mettono un po’ di tempo a capire le novità; intanto le bolle gonfiano e quando scoppiano i vari guardiani della stabilità varano riforme intese a prevenire gli eccessi del passato (per gli eccessi del futuro, vedremo). Ma Padoa-Schioppa è preoccupato, e non da oggi, dell’aspetto europeo. Sulla scena dell’area euro il problema principale non è solo e non tanto quello del gioco da «guardie e ladri, per usare un’espressione un po’ cruda», fra innovazione e regolazione. Il problema sta nel disegno istituzionale della sorveglianza dei mercati. «A prescindere dalla crisi dei mutui, è necessario rendere coerente il perimetro del quadro di supervisione con la nascita di un sistema finanziario meritevole della parola "sistema"», dice il ministro. Insomma - e qui la differenza con l’America è netta - abbiamo nell’area euro una moneta unica, un solo sistema di pagamenti, e un solo prestatore di ultima istanza; ma non abbiamo, come hanno gli Usa, una Banca centrale con responsabilità dirette nella sorveglianza del sistema bancario e con intensi collegamenti con le altre autorità di vigilanza (che negli Usa sono, fra livelli federali e statali, più di cento! E anche su questa frammentazione si chinano le proposte di Paulson). La Bce, quando presta soldi alle banche, li presta senza avere informazioni dirette sulla solidità delle controparti. Deve operare al buio. Il sistema europeo delle Banche centrali esiste ma non esiste una prassi di condivisione delle informazioni. Se la vigilanza debba essere fatta dalla Banca centrale o da un’autorità ad hoc, è un problema che ha avuto soluzioni diverse. Ma non vi è dubbio sul fatto che lo scambio di informazioni fra il "vigilatore" e il "prestatore di ultima istanza" debba essere intenso e costante. E Padoa-Schioppa chiede almeno, per ora, di rendere, appunto, intenso e costante lo scambio di dati e giudizi fra la Bce e le autorità nazionali di vigilanza. Il problema dall’Europa si proietta naturalmente in campo internazionale: «La Fed e il G-7 con il Financial Stability Forum cercano di spostare la cooperazione dalla scrittura di regole comuni alla vigilanza sul campo». Non basta scrivere regole se poi vengono applicate in modo diverso. Ma in Europa la discrasia fra moneta unica e vigilanze poco comunicanti ha anche risvolti di efficienza: le grandi banche europee che operano in diversi Paesi devono sottostare a diversi regimi regolatori, con costi e svantaggi competitivi. Già a dicembre Padoa-Schioppa ha posto con forza questi aspetti sul tavolo dell’Ecofin. E quel che è successo da allora non fa che rendere il problema più bruciante. Non c’è che da augurarsi che non siano necessarie nuove fiamme dei mercati per spingere a risolverlo. Fabrizio Galimberti