Questo sito utilizza cookies tecnici (propri e di terze parti) come anche cookie di profilazione (di terze parti) sia per proprie necessità funzionali, sia per inviarti messaggi pubblicitari in linea con tue preferenze. Per saperne di più o per negare il consenso all'uso dei cookie di profilazione clicca qui. Scorrendo questa pagina, cliccando su un link o proseguendo la navigazione in altra maniera, acconsenti all'uso dei cookie Ok, accetto

 2008  aprile 02 Mercoledì calendario

La clausola «call» Fra le tante frottole elettorali primeggiano quelle raccontate al capezzale dell’Alitalia

La clausola «call» Fra le tante frottole elettorali primeggiano quelle raccontate al capezzale dell’Alitalia. Probabilmente tutti vorremmo che la compagnia di bandiera riacquistasse il prestigio del passato e invece siamo alla sopravvivenza per settimane o al massimo per alcuni mesi, in un contesto nazionale irto di difficoltà economiche e sociali nonché internazionali che impongono le regole di una corretta concorrenza. E le frottole sono da una parte per l’annunzio che si stanno raccogliendo capitali adeguati per la rinascita. A mio avviso non si tratta solo di capitali: la gestione di una impresa di navigazione aerea è fra le più difficili e richiede lunga esperienza e rapporti internazionali che in trent’anni si sono perduti per la intromettenza della mala politica e dei nove sindacati dominanti che non sembrano arretrare. La ricostruzione di una compagnia aerea non si fa in mesi, ma in anni. I capitali potranno servire per rinnovare la flotta, e tutto il resto, compreso il comportamento dei sindacati, come si ricompone? L’orgoglio nazionale deve lasciare spazio alle capacità manageriali, alla saggezza e prudenza. Altre dichiarazioni ardite sembrano essere l’asserzione del ministro Bianchi, probabilmente sospinto dai sindacati, per cui Alitalia avrebbe ancora riserve monetarie per l’intero anno, contraddicendo la denunzia (ossigeno per poche settimane) del ministro Padoa-Schioppa, ben più competente anche per il ruolo che svolge. E comunque perché continuare a distruggere il patrimonio, depauperato per un milione di euro al giorno, con danno per gli azionisti e ulteriore indebolimento della compagnia nella delicata fase del «trapasso»? Ripeto, non si risolleva l’Alitalia con apporti di capitali, ma con una totale riorganizzazione. Di certo è spiacevole che tale riorganizzazione avvenga ricorrendo a forze capaci, ma straniere, che probabilmente opereranno in conflitto di interesse privilegiando quello del Paese di appartenenza: è un comportamento che solitamente si riscontra nelle multinazionali. Ma nella situazione attuale non ci sono alternative. Vi è solo da augurarsi un miglioramento delle condizioni, per smussare l’opposizione dei sindacati. Per una salvaguardia del futuro, potrebbe essere utile l’inserimento di una clausola di «call» per cui il venditore, ricorrendo determinate condizioni, possa riacquistare il controllo della compagnia rimessa in marcia. Call è una clausola talvolta inserita nei contratti di cessione di azioni. Quindi, in un futuro, se la «cordata» si realizzasse, vi sarebbe la possibilità di riacquistare il controllo dell’Alitalia. Comunque nell’affrontare nei prossimi giorni la via della salvezza, si tenga conto non solo dell’orgoglio nazionale e dell’interesse dei sindacati, ma soprattutto delle esigenze dei passeggeri da troppo tempo calpestate. Victor Uckmar, Genova La sua proposta è molto interessante. Suppongo tuttavia che la clausola «call» debba essere chiesta dal venditore (il ministero del Tesoro) e che spetterebbe al vecchio proprietario esercitarla. In linea di principio, nessuna obiezione. Le regole di Bruxelles non proibiscono allo Stato di essere proprietario di aziende, purché le gestisca con i criteri e i vincoli a cui deve assoggettarsi un imprenditore privato. Ma siamo davvero sicuri, alla luce dei precedenti, che sarebbe utile per il Paese rimettere l’Alitalia ancora una volta nelle mani dello Stato?