Paolo Valentino, Corriere della Sera 2/4/2008, 2 aprile 2008
DAL NOSTRO INVIATO
KIEV (Ucraina) – La Russia di Vladimir Putin «non ha un diritto di veto» sull’ingresso delle ex Repubbliche dell’Urss nella Nato. Gli Usa faranno tutto il possibile perché il vertice che si apre oggi a Bucarest dia luce verde al processo di integrazione di Ucraina e Georgia nel Patto Atlantico. E la Casa Bianca non ha intenzione di mollarle, barattando la loro esclusione, anche solo temporanea, dall’Alleanza occidentale, con il sì di Mosca all’embrione di difesa antimissile, che Washington vuole installare in Polonia e Repubblica Ceca.
Sceglie un messaggio forte, George W. Bush, all’arrivo in Europa, quasi a voler esorcizzare la sua condizione di presidente a fine mandato. Alla vigilia della sesta e ultima apparizione a un summit della Nato, il leader americano ricorda agli alleati che Georgia e Ucraina non sono temi marginali, in un’agenda pur dominata dall’Afghanistan e dall’invito formale ai negoziati d’adesione per Croazia, Albania e forse Macedonia. Ma i dubbi degli europei sull’opportunità di aprire un nuovo fronte d’attrito con Mosca rimangono. Evocati giorni fa dal governo tedesco, a riproporli esplicitamente nella pre-tattica del vertice è la Francia.
«Avete fatto una scelta coraggiosa e gli Usa appoggiano con forza la vostra richiesta», dice Bush al presidente ucraino, Viktor Yushchenko, nella conferenza stampa che chiude i loro colloqui. L’Ucraina, aggiunge, è «il solo Paese fuori dalla Nato che partecipa a tutte le missioni della Nato», riferendosi alla presenza dei soldati di Kiev in Kosovo, Afghanistan e Iraq. A Bucarest, Bush dice che non farà sconti: vuole per Ucraina e Georgia l’offerta di un membership action plan, l’atto formale con cui un Paese viene invitato a negoziare l’ingresso nell’Alleanza, fissandone criteri e condizioni: «Queste adesioni sono nel nostro interesse». Bush ha definito «una falsa impressione » l’ipotesi che Washington possa ammorbidire la sua posizione sull’ingresso di Ucraina e Georgia nella Nato, in cambio di un sì di Mosca allo scudo spaziale: «Non ci saranno baratti, l’ho ripetuto di recente per telefono al presidente russo». La discussione sulla difesa anti- missile andrà avanti per conto suo e Bush è moderatamente ottimista sull’esito della partita: «C’è ancora molto lavoro da fare, ma credo che stiamo facendo buoni progressi». A migliorare il clima, è l’annuncio che domenica Bush e Putin firmeranno a Soci, sul Mar Nero, un documento congiunto sulle loro relazioni strategiche.
Yushchenko apprezza la promessa del presidente americano e dice che dal vertice «aspetta un segnale positivo». Potrebbe essere la via d’uscita per aggirare le forti resistenze alleate, che nelle stesse ore il premier francese, François Fillon, rimette in chiaro: «A Bucarest, la Francia non darà il segnale verde all’ingresso di Ucraina e Georgia nella Nato. Ci opponiamo perché non crediamo sia questa la giusta risposta all’equilibrio del potere in Europa».
Ecco allora che il summit Nato potrebbe inventarsi un compromesso all’80%: «Ucraina e Georgia – spiega Ronald Asmus del German Marshall Fund – potrebbero ricevere un pacchetto di concessioni, ma non l’invito formale ad aderire al membership action plan:
la presenza di uno staff della Nato, manovre ed esercitazioni congiunte, visite, scambi di ufficiali ». Sarebbe un modo di non frustrare le loro aspirazioni in un momento delicato sul piano interno, evitando allo stesso tempo di umiliare Mosca. Che ieri ha però lanciato un’altra salva di sbarramento: l’ingresso dell’Ucraina nella Nato provocherebbe una «crisi profonda» nelle sue relazioni con la Russia, ha detto il vice- ministro degli Esteri russo, Grigory Karasin.