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 2008  aprile 02 Mercoledì calendario

ROMA – La proposta è forte: «Rilanciamo il nucleare con centrali oltre Adriatico», in Albania in primo luogo

ROMA – La proposta è forte: «Rilanciamo il nucleare con centrali oltre Adriatico», in Albania in primo luogo. E, accompagnata dallo slogan «delocalizzare il nucleare per localizzare il lavoro », l’idea di Giulio Tremonti sfonda nel sempre più largo fronte di quelli che sul nucleare non nutrono dubbi, riflettono seriamente o comunque hanno cambiato idea rispetto ai no del passato. «Le informazioni che girano nei circoli internazionali segnalano una disponibilità nell’altra sponda dell’Adriatico a fare joint venture nucleari con l’Italia », dice l’ex ministro dell’Economia in un’intervista ad Alberto Orioli sul Sole 24 Ore, spiegando che i costi sarebbero «perfettamente sostenibili», e i vantaggi per tutti. Ed in effetti, tra chi non considera più il nucleare un argomento tabù, l’idea è decisamente apprezzata: «Sì, sono favorevole a joint venture per sfruttare il nucleare, con Francia, Slovenia ed eventualmente anche Albania», conferma Enrico Letta, nel Pd il più convinto che la strada del nucleare vada percorsa. E questo perché, argomenta il sottosegretario alla presidenza del Consiglio «accanto a gas, carbone pulito e energie rinnovabili, un po’ di nucleare (fuori dall’Italia dove è un’ipotesi realistica) è utile per alleggerire la dipendenza energetica italiana». D’altra parte, come assicura Paolo Messa, che con il suo Formiche è da tempo impegnato nella battaglia per il ritorno al nucleare, «i contatti dell’Enel in Albania per la costruzione di centrali sono già in fase piuttosto avanzata», dunque Tremonti toglie il velo da qualcosa che già esiste. Meritandosi il plauso di Pier Ferdinando Casini: «Essendo stato il primo a parlarne, accetto il patto sul nucleare: anche dall’opposizione si potrà contare su di me». E però, avverte il leader dell’Udc, «se delocalizzare è un ottimo primo passo, non deve essere un alibi per non farne un secondo, e cioè costruire centrali in Italia». L’idea della delocalizzazione è «interessante» anche per un ambientalista storico come Chicco Testa, già presidente del-l’Enel, che nel suo libro «Tornare al nucleare?» si dichiara «convertito » all’energia che lo stesso D’Alema definì «la più pulita». E però, è il suo dubbio, «il nucleare ha bisogno di un’autorità di vigilanza forte, che questi Paesi non hanno» come non hanno risorse umane e tecniche all’altezza. Problemi comunque «che potrebbero essere risolti pensando ad una autorità di controllo di formazione europea che, appunto, riprenda e applichi i rigidi protocolli europei». Problema che «non esiste» secondo Adolfo Urso, che rivendica di aver presentato col suo partito proprio un emendamento all’allora decreto Marzano per abolire la procedura che vietava all’Enel di operare sul nucleare anche all’estero: «E’ ovvio che la tecnologia e le normative sarebbero quelle europee, come richiesto a tutti i Paesi che vogliano aderire all’Unione». Insomma, nessun dubbio: «E’ una strada obbligata ». Perché, è il coro dei favorevoli, i vantaggi sarebbero «per tutti». Paola Di Caro