Varie, 1 aprile 2008
FARE Roberto Ciccone di anni 32. Originario di Civitavecchia, sposato, da qualche anno si era trasferito a Civitavecchia dove collaborava con il padre, noto titolare di un’autoconcessionaria
FARE Roberto Ciccone di anni 32. Originario di Civitavecchia, sposato, da qualche anno si era trasferito a Civitavecchia dove collaborava con il padre, noto titolare di un’autoconcessionaria. è stato trovato morto su un’imbarcazione alla deriva al largo di Montalto di Castro. I marinai di un peschereccio della flotta di Porto Santo Stefano, nel comune di Monte Argentario (Grosseto), hanno rinvenuto lunedì mattina l’imbarcazione a tre miglia dalla costa tra Montalto di Castro e Monte Argentario. Si sono avvicinati e hanno notato il corpo dell’uomo dai finestrini del cabinato. Lo hanno trasportato a bordo e quindi portato a Porto Ercole. Sull’episodio sta indagando la capitaneria di Porto Santo Stefano. FORSE SUICIDIO - Ciccone potrebbe esserci suicidato. Secondo quanto si è appreso, infatti, l’uomo sarebbe stato trovato all’interno della piccola cabina dell’imbarcazione con in bocca un tubo collegato al motore, che girava al minimo. Gli accertamenti sono comunque ancora in corso e sarà l’autopsia - che sarà eseguita martedì mattina - a stabilire la causa della morte. 31 marzo 2008(ultima modifica: 01 aprile 2008) Trovato morto nella barca alla deriva Federico Lazzotti Si tratterebbe di suicidio, ma gli investigatori aspettano i risultati dell’autopsia Accanto al corpo avrebbero trovato un tubo collegato agli scarichi del cabinato mentre il tendalino era chiuso dall’interno PORTO ERCOLE. Le sigarette e il marsupio lasciati sulla plancia di comando. Sottocoperta una canna da pesca con il mulinello e una bottiglia d’acqua mezza piena. Quando alle otto di ieri mattina il peschereccio ”Oscar” ha notato alla deriva il cabinato Saver 540 con il motore ancora acceso, il corpo di Roberto Ciccone, 32 anni di Civitavecchia, era appoggiato al timone con la testa riversa su un lato, vicino all’oblò. Accanto a lui un tubo collegato allo scarico del cabinato che farebbe pensare a un suicidio. L’uomo aveva indosso un giubboto nero, un paio di jeans e un maglione azzurro. E il tendalino della barca a quanto pare, era chiuso dall’interno, tirato, come se la vittima avesse voluto chiudersi dentro e lasciare il resto del mondo fuori, lontano. Come le 38 chiamate senza risposto che gli investigatori avrebbero trovato sul suo cellulare. Ma che cosa sia accaduto davvero tra le 17 di domenica quando la barca ha lasciato il porticciolo di Civitavecchia e le 8 di ieri mattina quando è stato ritrovato il cadavere dell’uomo, stanno cercando di chiarirlo i militari della capitaneria di Porto Ercole coordinati dal pubblico ministero Leopizzi che ha disposto per questa mattina all’obitorio di Orbetello l’autopsia sul corpo. L’uomo aveva lasciato l’attracco laziale intorno alle 17 di domenica a bordo del Cabin Fisher di proprietà della famiglia. Già a tarda sera però, i familiari non vedendolo rientrare a casa per la cena erano andati a cercarlo dove di solito l’imbarcazione è ormeggiata. Quando hanno visto che l’ormeggio era vuoto hanno avvisato la Capitaneria di porto che ha subito esteso l’allarme anche ai colleghi di Santo Stefano. L’altra notte però, il buio ha impedito di rintracciare l’imbarcazione e le ricerche sono riprese alle prime luci del giorno. Poco dopo le otto il ritrovamento da parte del peschereccio ”Oscar”, di Porto Ercole, che navigava a sei miglia dalla costa dell’Argentario, tra Montalto di Castro e Ansedonia. «Ci siamo avvicinati - ha raccontato il comandante della motonave Oscar - perché la barca era alla deriva e a bordo non vedevamo nessuno». Quando uno dei marinai è salito sulla piccola imbarcazione ha visto il corpo del 33enne appoggiato sulla consolle di guida, con le mani intorno al timone e la testa appoggiata su un lato. Di due cose gli inquirenti sembrano convinti: Roberto Ciccone è rimasto tutta la notte in barca, da solo, e sul suo corpo non ci sarebbero segni di violenza. Un elemento che da un lato esclude l’ipotesi di un omicidio e dall’altro riduce a due le ipotesi e potrebbe averlo ucciso una scelta volontaria, oppure un malore. Secondo alcune indiscrezioni a bordo dell’imbarcazione gli investigatori avrebbero ritrovato un tubo di gomma collegato agli scarichi di poppa e a quelli del motore fuoribordo, un Selva quaranta cavalli. Possibile che le esalazioni del monossido di carbonio siano state davvero letali? Il riserbo con il quale si stanno muovendo gli inquirenti riguarda questo aspetto e solo il test tossicologico potrà rispondere agli ultimi dubbi del pubblico ministero. Di fatto, se l’uomo avesse deciso di farla finita non si capisce com’è stato possibile chiudere ermeticamente il tendalino senza che passasse ossigeno. Per ora sul caso rimangono molti dubbi dentro a quelle tredici ore di buco nella vita Roberto Ciccone che prima di morire ha appoggiato le sigarette e il marsupio sulla plancia di comnando senza rispondere a nessuna delle 38 chiamate che forse lo avrebbero salvato. (01 aprile 2008) Torna indietro