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 2007  novembre 03 Sabato calendario

un attimo: i muscoli del mento che si contraggono, la bocca socchiusa, lo sguardo che fissa un punto indefinito

un attimo: i muscoli del mento che si contraggono, la bocca socchiusa, lo sguardo che fissa un punto indefinito. Un movimento impercettibile tra una domanda e la risposta. La domanda è: «Cosa sarebbe successo se non ti fosse capitato l’incidente?». Se esiste un momento in cui una vita può cambiare, i ”miracolati” lo hanno attraversato. Il bivio: un minuto prima sei il campione, un minuto dopo sei fottuto. Oppure, come dice Lello Rubini, medico della Clinica Mobile: «Sei lì, tranquillo, che bevi il caffè con un motociclista. E dopo un’ora lo vedi morto». O quasi. Ed è da questo ”quasi” che dobbiamo partire. da qui che si riesce a capire quell’attimo. Prendete Loris Reggiani, Loris Capirossi, Johnny Cecotto, Roberto Locatelli, Alberto Puig: erano tutti clinicamente passati nell’aldilà. Ma, inspiegabilmente, sono ancora vivi. Volendo essere ironici potremmo dire che lottano insieme a noi, e in parte sarebbe vero, visto che Capirossi ha contribuito a far vincere il Mondiale alla Ducati al fianco di Casey Stoner. E Puig è il manager di un altro bambino prodigio, Daniel Pedrosa. Sono tutti, insomma, dei miracolati. Miracolati come Giancarlo Falappa, il miglior pilota italiano di sempre in Superbike. Un pazzo che nel 1989, a Le Castellet, si esibisce in una leggendaria impresa: dopo un contatto col compagno di squadra Mike Baldwin, si rompe il suo semi manubrio e fa l’ultimo giro con la mano sinistra appoggiata alla piastra della forcella per controllare la moto. Arriva primo. Il destino, con lui, si è accanito. Nel 1990, a Zeltweg, durante le prove del sabato, per evitare un tamponamento si frantuma contro il guardrail, con la Ducati 851 a 270 km/h. Era il suo compleanno (il 30 giugno) e i giornali avrebbero potuto scrivere ”nato e morto lo stesso giorno”. Invece no. Ricorda: «Mi sono ripreso dalla rottura dell’arteria femorale e dalle 27 fratture, di cui 13 al femore, dopo 12 notti di coma». Falappa torna a correre, a vincere. Ma il destino vuole dargli un’altra lezione. E nel 1994, ad Albacete, un cedimento al motore lo fa sbalzare a quattro metri di altezza e poi franare sull’asfalto: 38 giorni di coma e carriera finita. Miracolati come Graziano Rossi, che nel 1982 cade nella curva della Tosa a Imola, «nel punto più veloce di tutte le piste del mondo, praticamente una provocazione. Quando mi ripresi pensai: ”Adesso che cazzo di lavoro faccio?”. Mi viene ancora da ridere». Suo figlio Valentino aveva solo tre anni. Miracolati come Corrado Catalano. «Hockenheim, 1993. La sera prima ero a cena con i giornalisti. Facevo il gradasso: ”Domani spacco tutto”. Dopo un mese e mezzo di coma, dal 13 giugno a fine agosto, riapro gli occhi e dico: ”Voglio tornare in moto”». Fabio Barchitta, invece, durante i cinque mesi di ricovero pensa: «Se torno a camminare non corro più. La voglia di vivere era diventata più forte della mia passione». Il miracolo può farti cambiare, ma anche no. Dimenticate quel momento. Schiacciate il pulsante rewind del telecomando e chiedetevi: se non fosse successo? Il mento s’irrigidisce, la bocca è socchiusa, lo sguardo fissa un punto indefinito. Un punto dove scorre la vita che non è stata vissuta, senza quel maledetto giorno, quella maledetta curva, quella maledetta caduta. C’è chi scaccia i rimpianti e torna subito alla realtà, tipo Rossi: « successo e basta». C’è anche chi sogna. Falappa: «Avrei vinto il campionato del 1994, del 1995 e del 1996». Barchitta: «Sarei diventato uno dei migliori cinque al mondo». Catalano: «Valentino avrebbe vinto meno mondiali, ci puoi giurare». Il miracolo fatto uomo, però, si chiama Mick Doohan: Assen, 1992, il pilota asutraliano della Honda dopo una caduta rischia l’amputazione della gamba. Non solo torna a correre, ma vince cinque titoli di fila nella classe 500, dal 1994 al 1998. E allora Mick, com’è fottere la morte? Il sorriso è una smorfia: «Una bella esperienza. Perché insegni, prima di tutto a te stesso, che quello che sembrava impossibile è possibile». Non può non saltare alla mente la frase che si legge sulla lavagnetta della Clinica Mobile: «La follia è talvolta la vera saggezza. I sogni degli eroi si frammentano nelle stelle del cielo». Ecco spiegato quell’attimo, quel momento, quel bivio sospeso tra la domanda - «Cosa sarebbe successo se...» - e la risposta: è il sogno di un eroe che si frammenta tra le stelle del cielo.