Moreno Pisto - Riders n.03 novembre 2007, 3 novembre 2007
Il ginocchio, il problema è il ginocchio destro. Anni di botte e contrasti si fanno sentire. E per salire sulla Honda Gold Wing, Fabio Capello, 61 anni, ha bisogno di una mano
Il ginocchio, il problema è il ginocchio destro. Anni di botte e contrasti si fanno sentire. E per salire sulla Honda Gold Wing, Fabio Capello, 61 anni, ha bisogno di una mano. Prima centrocampista (alla Ringhio Gattuso, si direbbe oggi...) poi allenatore di successo e adesso commentatore per la Rai. Capello ha fama di duro, inflessibile, spigoloso. Eppure, quando gli abbiamo chiesto di salire sul nostro lettino da psiconalista, il sedile posteriore della Gold Wing, per essere analizzato da Riders, ha accettato subito. Alla faccia di chi gli ha affibbiato la reputazione di antipatico. Così lo abbiamo caricato alla sede della Diadora (Caerano di San Marco) e portato in giro per le curve del Trevigiano. Il vento è forte, lui prima si tiene alle maniglie, poi si rilassa. Da quanto tempo non saliva su una moto? «Dieci anni, più o meno. L’ultima volta ero in vacanza con mia moglie in Polinesia». Mai avuto un motorino? «A 14 anni, una lambrettina». Se la sentirebbe di guidare questa? «Perché no? Dopo la 500, cambiando con la doppietta, non ho paura di niente». Due ruote e calcio non vanno d’accordo... «Difatti nei contratti c’è il divieto di salire sulla moto. Ma non tutti lo rispettano». Ne ha mai beccato uno? «Per fortuna loro, mai». Altrimenti? «Si sarebbero fatti più male con me che cadendo». Anche con i suoi due figli è così? «Loro hanno sempre avuto il cinquantino. Ora che sono più grandi si dividono un’Harley. E lo sa perché? Perché va piano. Pierfilippo, il più grande, ha fatto pure il coast to coast in America». Una volta arrivati a destinazione Pierfilippo, che ci aspetta, preciserà: «Ho viaggiato per i Paesi del Sud degli Stati Uniti noleggiando una ElectraGlide. Poi, dal Sud Africa sono arrivato in Tanzania, più di quattro mila chilometri con una BMW GS 1200. La Harley regalata da mio padre, invece, è una Sportster 1200 del 1993, edizione per il novantesimo anniversario». Valentino Rossi e le tasse: se fosse stato un suo giocatore cosa gli avrebbe suggerito? «Consiglio sempre tre cose: un buon avvocato, per avere ottimi contratti; un buon dentista, perché i denti sono importanti; e un buon commercialista, per non avere problemi col fisco. Quest’ultimo gli sarebbe servito». Nel calcio, chi le ricorda Casey Stoner? «Roberto Baggio. Per la sfortuna che entrambi hanno avuto all’inizio della loro carriera, uno infortunato, l’altro chiamato Rolling Stoner per le sue cadute. Ma anche per la bravura con cui si sono ripresi e per la classe dimostrata già da giovanissimi». Una Fiat Punto bianca si butta in strada, per non prenderla freniamo e la evitiamo. Lancio la battuta: Stavo per far fare un’incidente al prossimo allenatore della Nazionale... «In Italia non lo sarò mai. Per non aver a che fare con voi giornalisti... Casomai in Inghilterra». Prima di fermarci chiediamo: Come è andata? «Era tanto tempo che non sentivo il vento in faccia. E soprattutto è stata la prima volta che metto il casco. Quando guidavo la lambrettina non c’era l’obbligo». E la Gold Wing? «Dà l’impressione di non essere su una moto ma su un’auto travestita da moto. Ha anche le manopole riscaldate. Comoda, forse è un po’ troppo accessoriata: navigatore, radio... Rischia di avere tutte le distrazioni di una macchina».