Federico Moccia - Riders n.03 novembre 2007, 3 novembre 2007
Bel sabato mattina di sole. Poco da fare. Mi aspettano al solito posto tra un’oretta. Non prima. Voglio sistemarla e lucidarla ancora un po’
Bel sabato mattina di sole. Poco da fare. Mi aspettano al solito posto tra un’oretta. Non prima. Voglio sistemarla e lucidarla ancora un po’. Scendo in fretta in garage con addosso l’emozione delle novità. Solo qualche giorno fa ho trovato una bella sorpresa. Seminascosta nella penombra, dietro l’auto di mio padre. Una Vespa 50 Elestart del 1975 risistemata. Rossa. Mia. Regalo di promozione dei miei genitori. Osservo la targhetta posteriore, in alluminio. Mi sembra che brilli più che mai. Poi la scritta anteriore, ”Vespa 50” in corsivo. il 1978. Dalle finestre aperte di un appartamento vicino arriva a tutto volume Splendido splendente della Rettore. Provo a canticchiarla ma non ho ancora imparato le parole dopo il ritornello. Nel pomeriggio andremo a vedere Star Trek, il film. Un amico mi ha detto che hanno riciclato un vecchio episodio della serie tv. Sono curioso. Male che vada mi mangerò quei popcorn buoni col burro che fa la signorina del bar. Tra l’altro mi sembra che anche lei guidi una Vespa. Magari le mostrerò la mia nuova ”vecchia” Vespa e forse mi sorriderà. Finisco di pulirla. Mi piace. Carrozzeria e pedana in lamiera d’acciaio, carenata. Tre marce. Sella originale corta e rialzata. Manubrio fuso in lega leggera a comandi interni. Ammortizzatori idraulici anteriori e posteriori. Cerchi in lamiera divisibili e pneumatici da 3.00 x 10’’. In salita fatica un po’ perché ha il collettore di scarico piccolo. Il vecchio proprietario non gliel’ha mai voluto cambiare. In piano però arriva anche a 45 km/h. E poi la guida: gambe comode, senza serbatoio nel mezzo, piedi poggiati sulla pedanina. Usata. Meglio. Più vissuta. Più vera. Piace anche ai miei amici, ogni tanto mi chiedono di guidarla. Dicono che se vai in Vespa, le ragazze ti trovano subito simpatico. E piaci di più! Sperimenterò. Arrivo all’appuntamento. Qualche faccia nuova come sempre, portata da qualcuno del gruppo. L’amico dell’amico dell’amico. Due ragazze che non conosco. Una mi sorride. Vedi...? Funziona! Un tipo invece mi guarda un po’ troppo insistentemente. Gli sorrido lo stesso. Non sto mai troppo sulla difensiva. Mi si avvicina convinto. Maglietta beige, jeans a campana, cintura con fibbia piccola in metallo, ovale. Ray-Ban, quelli a goccia con le stanghette laterali che in fondo avvolgono l’orecchio e costringono a fare strane mosse per levarseli. Quelli alla Chips per intendersi. In più questo tipo li ha piegati un po’ per dargli una forma aerodinamica, quasi ad ”A”. «Sono amico di Alessio. Che me la fai provare?». Così, senza neanche presentarsi più di tanto. «Dipende». «Da che?». «Se lei vorrà provare te. Sai, la Vespa è femmina, mica la convinci con un paio di Ray-Ban». E se ne va scocciato mentre do un’ultima lucidatina alla targhetta. Poi accarezzo la cupoletta. E provo ad accenderla. Parte al primo colpo. E quella ragazza che mi sorrideva mi sale dietro. «Andiamo a fare un giro?». Certo... Metto la prima e penso: ma allora è vero. Con la Vespa tu conquisti.