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 2007  settembre 01 Sabato calendario

Mattia Pasini La faccia è spavalda, la classe è quella che fa dire agli altri piloti: «Inutile uscire dal box prima che esca Mattia, tanto il tempo lo faccio dietro a lui»

Mattia Pasini La faccia è spavalda, la classe è quella che fa dire agli altri piloti: «Inutile uscire dal box prima che esca Mattia, tanto il tempo lo faccio dietro a lui». Pasini guida con una tecnica sopraffina, mai un gesto di troppo, mai una curva presa di foga, sempre nella traiettoria ideale. Va bene che il dna non mente (in famiglia da tre generazioni impazziscono per le moto), ma quando corri con un braccio solo… Non che Mattia, 22 anni compiuti a cavallo di Ferragosto, sia ”sborone”, come si dice in Romagna. Il problema è il braccio destro, semiparalizzato da quando un nervo si schiacciò dopo una caduta mentre si allenava facendo Motocross. All’epoca era già campione d’Italia e d’Europa con le minimoto e aveva un futuro a dir poco promettente. E invece stop. Tre volte sotto i ferri del chirurgo (forse una quarta operazione la farà a fine stagione) e una carriera spezzata prima di iniziare a fare sul serio. Un pilota normale si abbatterebbe e penserebbe che sia tutto finito, Mattia, che per Riders ha indossato la prima cravatta della sua vita, no. Due anni di pausa e poi di nuovo in salita: minimoto, sport production e campionato italiano. Sempre con un braccio che proprio non funziona ma con la testa che vuole correre e vincere. Ha vinto la testa, perché Mattia ce l’ha durissima: è una delle sue caratteristiche. Un’altra è la faccia tosta da macho della Riviera, anomalo però. Mattia è un po’ modaiolo, ha idee chiare sulla moto ma è anche uno che nove volte su dieci non è in Viale Ceccarini (il centro dello struscio di Riccione) ma in un capannone vicino alla collina dove lavora sulle sue moto. Ha già il suo piccolo museo; proprio come il nonno che ha riempito un capannone di ”cose a motore” e come il padre che costruisce minimoto. Eppure, anche se abita a pochi metri dal mare, Mattia è uomo di terra, anzi, d’asfalto. E non è strano se si pensa alla storia della Romagna. Siamo nella spiaggia più famosa d’Italia, nella striscia di terra che va da Rimini a Riccione. I bimbi e le mamme al mattino incrociano quelli che stanno digerendo la nottatona. Eppure qui un tempo non c’erano i bagnini, c’erano solo pochi pescatori, i soli a vivere in simbiosi con il mare. Qui la spiaggia l’hanno scoperta nella belle époque, con i villini della buona borghesia di Milano (che colonizzò la pineta di Cervia creando Milano Marittima) e di Bologna che invece scelse Riccione. Fu il romagnolo Benito Mussolini a portare gli italiani in spiaggia. All’epoca dovevano stare bene tutti, anche senza lussi, quindi ecco le colonie, dove i bambini del nord scoprivano il sole e il mare. In maniera militaresca, tanto dopo ci sarebbe stata la guerra. Durante il conflitto, due colline furono letteralmente abbassate di decine di metri a suon di cannonate. Una era Tombe di Pesaro che oggi si chiama Tavullia ed è la patria di Valentino Rossi, l’altra è Covignano, la collina sopra Rimini famosa per i locali notturni. La riviera romagnola è un nodo dal quale tutti prima o poi, passano. Anche appassionati di moto e di donne. Per fortuna del romagnolo che ha visto arrivare prima le padane del nord, poi le brasiliane, le baltiche, le tedesche, le russe e infine le polacche. «Corro nel Mondiale» dice Mattia «ma quando non sono in giro sto dalle mie parti. Qui si sta bene, c’è tutto. E i locali non mancano: il giovedì e il sabato vai al Pascià, il sabato e la domenica alla Villa delle Rose, passi dalla collina al mare. Ci sono i locali della zona Marano (tra Rimini e Riccione), come l’Hakuna Matata, il Mojito, l’Operà, il Barrrumba, quelli sul porto. Se vuoi non vai mai a letto». «Certo, se corri in moto ad alto livello» osserva Pasini «non puoi ”buttarti via”, come fanno i forzati del weekend che in una sera devono far tutto. Io se bevo due bicchieri di vino a cena, dopo un po’ mi addormento e poi noi locali adottiamo il classico trucco: mangiamo a casa o in collina, presto, magari dormiamo fino a mezzanotte e poi usciamo». Altrimenti non duri, poche storie. Chi vive qui inizia a uscire la sera che è un ragazzino e magari a 50 anni lo fa ancora. Sei come l’auto del rappresentante: dopo un po’ hai troppi chilometri nelle gambe, troppe serate in disco, troppi aperitivi, troppi digestivi. Vedi le figlie di quelle che hai abbordato 25 anni prima e pensi che potresti presto essere nonno. Il romagnolo della costa, proprio come fa Mattia, si salva con la collina. Pochi chilometri e, se sai la strada giusta, passi dal divertimentificio al Medioevo. Dalla modernità della riviera alle vere radici di questa terra.