Barbara Majnoni - Riders n.01 settembre 2007, 1 settembre 2007
Michele Mozzati Siete mai incappati in un vespista così carico di sacchetti della spesa da far fatica a mettere giù la gamba al semaforo? Ecco, quello poteva essere Michele Mozzati di Gino&Michele, scrittori satirici, autori di Zelig, dell’agenda Smemoranda e di molte altre cose
Michele Mozzati Siete mai incappati in un vespista così carico di sacchetti della spesa da far fatica a mettere giù la gamba al semaforo? Ecco, quello poteva essere Michele Mozzati di Gino&Michele, scrittori satirici, autori di Zelig, dell’agenda Smemoranda e di molte altre cose. «Sì, in Vespa ho fatto cose che non avrei dovuto fare. Ho portato persino dei televisori. Mi chiedo ancora come sia stato possibile perché a volte facevo fatica a curvare. Il mio primo ricordo risale alla fine degli anni Cinquanta, sulla riviera adriatica. Una discussione in casa perché una delle due mie sorelle, Anna, che ha 11 anni più di me (lei ne avrà avuti 18, io sei o sette) era stata invitata da amici di ombrellone a fare un giro in Vespa fino a San Marino. E mio padre che non è mai stato ultramoderno ma neanche un bacchettone giudicava la cosa sconveniente. Forse è da lì che ho cominciato a pensare: se hai una moto puoi portarci una ragazza. Il mio rapporto col mezzo, invece, è stato tardivo. I miei erano terrorizzati dalle due ruote. Al liceo, però, avevo trovato il modo di usarla: affittavo la 125 di un mio compagno per 500 lire al giorno a loro insaputa. L’ho fatto per un paio di anni. Dovevo prenotarla tre, quattro giorni prima. Ma quando ho cominciato a vivere da solo e mi sono sposato, ho preso la mia rivincita. come se avessi desiderato una donna così tanto che quando l’ho conquistata, l’ho ritenuta insostituibile. La prima che ho comprato era una 125 degli anni Sessanta strausata con le selle separate. Tra le altre, ne ho avuta una identica a quella di Nanni Moretti in Caro diario, persino un cinquantino. Poi, anche se la vera Vespa è quella d’epoca, verso i 40 anni sono passato ai nuovi modelli senza marce. Le cambio ogni due o tre anni per essere più sicuro. Oggi ho una 200 grigia e visto che non sono più un giovincello uso il parabrezza. Che mi permette lo stesso di sentire un po’ d’aria. Tradire la Vespa? Mi è successo da giovane per una Lambretta e per un altro motorino della Piaggio, un Quarz o Quark, un nome del genere insomma. Le moto grosse non mi sono mai interessate. Solitamente chi le guida ne diventa fanatico. I vespisti no. Mi piace pensarli come me. Li vedo come delle persone quasi normali che hanno identificato una serie di valori nella vita tra cui il tempo e la comodità. Dei veri progressisti ma moderati».