Il Messaggero 24/01/2007, RENATO MINORE, 24 gennaio 2007
Manguel: ma in Rete è un’altra cosa. Il Messaggero 24 Gennaio 2008. A Venezia D’ALBERTO Manguel è capitata una esperienza bellissima, unica
Manguel: ma in Rete è un’altra cosa. Il Messaggero 24 Gennaio 2008. A Venezia D’ALBERTO Manguel è capitata una esperienza bellissima, unica. Giovanissimo ha incontrato Borges che gli ha chiesto (era già cieco) di leggere per lui, prendendo il posto della madre, ottuagenaria ormai stanca di sfogliare libri. Per due anni ha letto ad alta voce: Kipling, Stevenson, James, Marino, Heine, la sterminata biblioteca che Borges conosceva a memoria e che ogni volta, alla rilettura, acquistava un’eco diversa attraverso la sua passione per le epopee, le saghe anglosassoni, Omero, i film di gangster, i western, i polizieschi, la mitologia dei bassifondi di Buenos Aires, le enciclopedie, le tigri e West Side Story. Ricorda Manguel:«Se ero io a controllare, con qualche sforzo, il tono e il ritmo della lettura, era comunque Borges, l’ascoltatore, a padroneggiare il testo. Io ero l’autista, ma il paesaggio, lo spazio attraversato apparteneva al passeggero che guardava ciò che gli passava davanti al finestrino. Borges sceglieva il libro, Borges mi arrestava o mi chiedeva di continuare, Borges mi interrompeva per commentare, Borges lasciava che le parole venissero a lui. Io ero invisibile». Grazie anche a quello straordinario apprendistato, l’invisibile Manguel è diventato un lettore avido esigente e onnivoro e uno scrittore e saggista raffinato. Dalla sua (personale) storia, è passato a Una storia della lettura, il suo saggio più famoso, concepito come libro in cui liberamente si depositano le escursioni attraverso i secoli, gli autori, l’enigmatica magia della scrittura e le sue metamorfosi. Manguel è a Venezia dove concluderà domani il seminanario alla Fondazione Cini su un tema che gli è particolarmenet caro, i libri che attraversano la vita. Manguel:come possono i libri attraversare una vita? «Sono quelli a cui torniamo sempre. Quando ho avuto le prime esperienze, già possedevo le parole per nominare ciò che avevo vissuto, lette in un libro. Invecchiando, si cerca più piacere nella ripetizione che nella novità. La novità è passione dell’adolescenza, ma il piacere di sentire una, due, mille volte la storia di Pinocchio è una lettura profonda, legata alla nostra esperienza». Agostino scopre che Ambrogio legge con gli occhi, non a voce alta. E’ una trasformazione profonda. In realtà -lei scrive- guarda una folla silenziosa che nei secoli lo avrebbe letto. Anche oggi, tramite Internet.. «La lettura su Internet è necessariamente superficiale. Fisicamente è fatta sotto la superficie dello schermo, lettere ferme sulla pagina, è una luce che si spinge e si accende. Non è una lettura di ingestione: noi capiamo ciò che è nel testo, ma non resta nella stessa forma. Forse la nostra fisiologia cambierà con il tempo...ma oggi ancora per leggere un testo lungo, per leggere un romanzo, ciò che facciamo è stamparlo per vederlo». Si è impoverita l’ attività di lettori, ha perduto la qualità più preziosa? E’ possibile leggere in modo critico i testi elettronici in potenza intereattivi? «C’è interattività vera in un libro. Un libro si può cominciare dove vuoi, si può mettere in tasca e portare via, si può associare ad un altro. Invece la lettura di Internet è interattiva solo nel senso che i programmatori lo permettono:se prendo un testo, solo posso entrare in esso o cambiarlo se me lo permette il programma». Il Daily Telegraph ha compilato un canone, cento libri che ogni bambino dovrebbe leggere, le storie che accendono l’amore per la letteratura «Dire questo è il canone è qualcosa di assurdo. Non si può mai dire: questo libro piacerà a tutti. Non ci sono libri assoluti, anche i classici ”King Lear”... Tolstoj lo riteneva brutto, per Shaw Shakespeare non sapeva scrivere.» Come creare nei ragazzi, immersi nell’infinita rete comunicativa, lo spazio di silenzio in cui mette radici la lettura?«La sola cosa è dare l’esempio della nostra passione per la lettura, fare in modo che i libri siano a disposizione di tutti. Nella nostra società dove è importante solo ciò che è produttivamente economico, il piacere senza difficoltà e senza complicazione, la rapidità, si cade spesso in contraddizione. Da una parte si dice: tu devi essere consumatore e dell’altra: tu devi leggere. Il lettore non è consumatore, fa una scelta aristocratica, elitista... Leggere sarà, anche in futuro, un atto di ribellione. « Il lettore in fondo dice: io non sono come le pecore che vanno tutte da una parte, faccio qualcosa di diverso, mi prendo il tempo per entrare in un libro, dentro il suo percorso. Ma sì mi impegno, arriverò a trovare qualcosa di profondo, qualcosa che è il riflesso di me stesso».» Per lei oggi Borges non sarebbe pubblicato. «Probabilmente incontrerebbe le difficoltà della Lessing e di De Lillo:per pubblicare si deve produrre cibo da supermecato. I commercianti delle case editrici credono che vogliamo leggere solo Dan Brown». Ma lei l’ha letto? «E’ mal scritto grammaticamente, come narrazione, il lettore deve fare lo sforzo di rimediare a tutto questo. E’ più difficile leggere Dan Brown che leggere James.» L’hanno letto in milioni... «La maggioranza sbaglia quasi sempre. Ad essa piace credere che stia scoprendo qualcosa di segreto, vera letteratura. Non vuole utilizzare il tempo per capire veramente un testo. Ci vuole troppo lavoro». RENATO MINORE