Questo sito utilizza cookies tecnici (propri e di terze parti) come anche cookie di profilazione (di terze parti) sia per proprie necessità funzionali, sia per inviarti messaggi pubblicitari in linea con tue preferenze. Per saperne di più o per negare il consenso all'uso dei cookie di profilazione clicca qui. Scorrendo questa pagina, cliccando su un link o proseguendo la navigazione in altra maniera, acconsenti all'uso dei cookie Ok, accetto

 2006  dicembre 13 Mercoledì calendario

PATO PER FOGLIO DEI FOGLI 21 GENNAIO 2008

«L’Internacional di Porto Alegre debutta oggi al Mondiale per club affrontando gli egiziani dell’Al Ahly. Il tecnico Abel Braga non dà la formazione, ma anche nell’ultimo allenamento ha piazzato il 17enne Alexandre Pato nella formazione titolare, accanto al centravanti Iarley e davanti al trequartista Fernandao. Pato – l’anatra – si chiama così in omaggio al suo paese natale, Pato Branco, ed è un attaccante appena arrivato in prima squadra sull’onda di un formidabile ruolino di marcia nelle squadre giovanili, Seleçao under 17 compresa. Due settimane fa ha debuttato nel campionato brasiliano, contro il Palmeiras, segnando dopo 94 secondi e innescando le altre tre reti dei compagni, che di lui si dicono entusiasti. In realtà era da mesi che tutti ne attendevano l’esordio, ma la società ha dato il via libera a Braga soltanto dopo che Pato ha firmato il suo primo contratto da professionista, fino al 2009: mossa saggia, considerato che l’Arsenal stava già pressando la famiglia del ragazzo. La voce che sia il prossimo crac brasiliano, il futuro della filiera Ronaldinho-Kakà-Diego-Robinho, è già arrivata in Europa» (Paolo Condò, inviato al Mondiale per club, sulla Gazzetta dello Sport del 13 dicembre 2006). [1]

Il 13 dicembre 2006, contro l’Al Ahly, Pato strappò a Pelé il record di goleador più giovane della storia in una competizione Fifa: essendo nato Alexandre Rodrigues da Silva il 2 settembre 1989, aveva 17 anni e 103 giorni. Papà Geraldo è, a seconda delle versioni, ingegnere, tecnico in un’azienda delle ferrovie del Paranà, impiegato in un ente pubblico, imbianchino; mamma Rozelì è casalinga o «all’università di psicologia». Il fratello Alexsandro (sic) è fisioterapista, la sorella Gisele studia alla Scuola dello Sport. Pato ha interrotto gli studi dopo l’esame di terza media: «Ma non per mancanza di volontà o di tempo, semplicemente per prudenza. Il pericolo di essere assaltato all’uscita di scuola era troppo alto». Ancora nello scorso mese di marzo confidava: «Il sogno per me resta quello di aprire un centro di fisioterapia». [2]

Il pallone è entrato presto nella vita di Pato. Nello stato del Paranà, dove è nato, si parlava di lui da quando aveva sette anni e già faceva meraviglie sui campi di calcetto. Alessandro Bocci: «A 11 faceva parte del Gremio Industrial Patobranquense dopo aver scoperto e vinto un tumore osseo. La sua famiglia non aveva i soldi necessari per operarlo, ma come nelle favole ha trovato un chirurgo, Paulo Roberto Musi, che è intervenuto gratis. Nel 2002, mentre Ronaldinho diventava campione del mondo con la Selecão, il tredicenne Pato si trasferiva a Porto Alegre, la capitale del Rio Grande do Sul per sostenere un provino con lo Sport Club Internacional. Visto e preso». [3]

L’Internacional Porto Alegre lo piazzò in collegio con altri 83 ragazzini. Valerio Clari: «Nel club si accorgono presto di avere per le mani qualcosa di speciale, ma sanno anche che è meglio non fargli troppa pubblicità. Finché Pato non firma un contratto da professionista, e bisogna aspettare l’età giusta, chiunque può portarlo via, specie dall’Europa. Così Alexandre si allena quasi in segreto e ai compagni di squadra e viene proibito di parlare di lui nelle interviste». [4] A 17 anni il primo contratto, con metà cartellino in mano al padre e una clausola di rescissione da 20 milioni di euro. Alessandro Bocci: «Da quel momento la sua ascesa è stata inarrestabile: alla prima partita nel campionato brasiliano, contro il Palmeiras, il 26 novembre 2006, ha segnato un gol, colpito una traversa e fornito tre assist». [3]

Appena il segreto bene custodito di questo ragazzo di Pato Branco può essere rivelato, sono in molti a restare incantati. Clari: «Prima di tutto colpisce la tecnica: il ragazzo fa tutti quei giochini che ti aspetti dai brasiliani. Pedalada alla Robinho o Mancini, cucchiaio (non solo come tiro, ma anche come passaggio), dribbling nello stretto e in corsa, pallonetti: fa vedere tutto, aggiungendoci in mondovisione un ripetuto controllo di spalla in corsa che è una evoluzione del numero della foca di Nappi (va da sé che Pato non lo ha mai sentito nominare)». [4] Alessio Da Ronch (nello scorso mese di marzo): «Il talento e la velocità di Ronaldo, il fiuto del gol di Romario, l’educazione di Kakà. No, non si tratta del primo prototipo di fuoriclasse calcistico robotizzato, bensì di Alexandre Pato, 17 anni, nuova stella nascente del calcio brasiliano». [5]

Il suo procuratore, Gilmar Veloz, fu presto tempestato di telefonate, in arrivo da Germania, Inghilterra e, soprattutto, Italia. Da Ronch (a marzo): «Il numero lo hanno composto Adriano Galliani (Milan), Marco Branca (Inter) e pure Alessio Secco (Juve). Tutti alla ricerca di notizie sul nuovo fenomeno. Ci ha provato anche Daniele Pradè, uomo mercato Roma, ma ha trovato troppa concorrenza. La clausola rescissoria (è sotto contratto fino al 2009), è di 20 milioni di euro. Da lì parte l’asta». [5] Manuel Gerolin, direttore sportivo del Siena: « il mio più grande rimpianto. L’ho visto giocare il 15 gennaio 2005 con l’Internacional in un torneo brasiliano giovanile. Allora lavoravo per l’Udinese e lui aveva 15 anni. Dopo 20 minuti di partita ho chiamato Gino Pozzo. Ma la richiesta del suo club era di 1 milione di euro. Troppo per noi». [6]

Galliani, nel corso di una cena a Milano, era stato esplicito: «I campioni bisogna andarli a prendere in Brasile quando sono giovani, perché appena portati in Europa il loro valore si triplica». L’avvocato Cantamessa, legale del Milan esperto di astrologia, suggerì la trattativa per il giovane attaccante dell’Internacional: il suo quadro astrale (Vergine, ascendente Sagittario) era particolarmente favorevole. Andrea Schianchi: «E così è partita l’operazione Pato, dichiarato, giorno dopo giorno, il primo obiettivo del mercato rossonero, capace addirittura di superare (anche perché dichiarati incedibili dalle società di appartenenza) Eto’o, Ronaldinho e Drogba». L’assenso di Ancelotti arrivò dopo averlo visto all’opera al Mondiale Under 20: « uno che vede la porta e che tira dritto. A me questi giocatori piacciono». [7]

«Intorno alle 15 di ieri (le 20 in Italia), nella sede dell’Internacional a Porto Alegre, il d.g. Ariedo Braida, accompagnato dagli avvocati Lorenzo Cantamessa e Chicco Capellini, ha chiuso l’operazione con la società proprietaria del cartellino. Il costo è di 22 milioni di euro. Tanti se si considera che Pato compirà 18 anni soltanto il prossimo 2 settembre, ma pochi se si valuta il ragazzo come un potenziale fuoriclasse» (Andrea Schianchi sulla Gazzetta dello Sport del 3 agosto). [8] Alessandro Bocci: «Ventidue milioni di euro che sono 42 al lordo delle tasse, compreso l’ingaggio, per un Papero di diciassette anni». [3] Monica Colombo: «Il minorenne più pagato della storia del calcio». [9]

L’acquisto di Pato destò qualche perplessità negli addetti ai lavori. Il procuratore Claudio Pasqualin: «Il Milan ha bisogno di un giocatore da affiancare a Ronaldo: un attaccante che sappia finalizzare ma che al contempo si completi tatticamente con il Fenomeno. Eto’o è l’uomo giusto. Pato è troppo giovane». [10] Carlos Dunga allenatore del Brasile: «Forse avrebbe avuto bisogno di un passaggio intermedio prima di approdare in un grande club. Come hanno fatto Ronaldo con il Psv e Ronaldinho con il Paris Saint-Germain». [11]

Pato sbarcò a Malpensa il 5 agosto: nessun tifoso del Milan ad accoglierlo. Piero Colaprico: «A uno dei carabinieri di scorta, napoletano, impegnato a non farlo travolgere dai fotografi, viene spontanea la battuta: ”Oh, che casino che fate per questo che non è nemmeno Maradona!”. Pato, il ragazzo da 22 milioni di euro è appena arrivato. Con i suoi brufoli da post adolescente, con una camicia a righe azzurre e bianche da grande magazzino, uno zainetto a tracolla e gli occhi spalancati davanti al baccanale creato dai cameraman all’aeroporto della Malpensa. In Brasile lo hanno salutato i tifosi, portandogli regali e striscioni. Qui, poco dopo le 16, l’assedio è invece quello molto meno delicato dei media: ”Pato, guardami”, ”Pato che pensi del Milan?”, ”Pato, che cosa ti piace l’Italia?”. I dirigenti rossoneri avevano garantito che non avrebbe parlato, ma lui, che ha ancora diciassette anni, si aggrappa a un luogo comune, però tremendamente vero: ”Essere qui, essere al Milan - dice con voce esile - per me è un sogno”. ”Ma chi è?”, chiedono i passeggeri della Malpensa, di fronte al serpentone umano illuminato dai flash. Tra tutti quanti, in pochissimi ne hanno già sentito parlare: ”E chi sarebbe ”sto Pato?”, insistono. Anche questa poca notorietà forse spiega l’assenza dei tifosi e degli ultras milanisti: ieri sono rimasti al mare». [12]

Qualcuno sapeva come sarebbe andata a finire. L’ex romanista Paulo Roberto Falcao, prima ancora che si chiudesse la trattativa: «Quando Kakà arrivò in Italia il club non sapeva se inserirlo subito nella rosa o mandarlo qualche mese in prestito. Dopo 10 allenamenti Kakà è diventato titolare. Con Pato succederebbe la stessa cosa». [13] Carlos Alberto Parreira, ct del Sudafrica già campione del mondo col Brasile (nel 1994): «Pato è un fenomeno. Semplicemente un fenomeno. geniale. Ha colpi eccezionali. Tra poco tempo sarà la più grande realtà del calcio mondiale. Magari dovrete permettergli di adattarsi al vostro calcio tattico. Ma su di lui, sul suo valore non ho dubbi. Un altro così in Brasile non c’è. Ci sono ragazzi interessanti nel Cruzeiro. Ma Pato è un’altra cosa». [14] Immediatamente si crearono intorno a lui grandi aspettative. Veltroni (ad agosto): «Sono curioso di vedere il brasiliano Pato». [15]

Da subito si seppe che non avrebbe potuto giocare prima del 13 gennaio (Milan-Napoli, 18ª giornata): il regolamento vieta di tesserare minorenni provenienti da Paesi extracomunitari, Pato avrebbe compiuto 18 anni solo dopo la chiusura del mercato e il suo tesseramento sarebbe stato possibile solo nel cosiddetto mercato di riparazione (a gennaio). Per vederlo in campo ci si dovette accontentare di un’amichevole a Kiev (7 settembre 2007). Repubblica: «Al Milan in certe cose credono, perché ci hanno costruito sopra il proprio mito. Ebbene, quello di Kiev è parso un passaggio di consegne. A bordo campo Shevchenko, i suoi 173 gol in sette anni di Milan e i suoi mille rimpianti per una scelta sbagliata, quella di andarsene al Chelsea. Dentro il campo, perfettamente a suo agio e ansioso di guadagnarsi il futuro, c’era Pato, sulle spalle il numero 7 che fu di Sheva, diciott’anni appena compiuti e il primo gol in maglia rossonera, subito, alla prima amichevole utile, contro la Dinamo Kiev» [16]

A Galliani la prima apparizione di Pato fece venire in mente Del Piero. Il brasiliano Leonardo, ex calciatore ora dirigente del Milan: «In campo è lucido, lineare, ha carisma nelle giocate. Sa farsi vedere e chiamare il pallone oppure dettare il lancio in verticale. Gli piace partecipare al gioco, proprio come Sheva. Non è paragonabile ad altri giocatori brasiliani del passato perché lui è molto europeo nel modo di concepire il gioco, non pensa solo alla prestazione individuale ma alla squadra. Può giocare da prima punta e da seconda. Crescerà, qui c’è l’ambiente giusto». [17] Berlusconi: «Ho parlato con Ancelotti di cosa avrebbe portato Pato al Milan e lui mi ha detto che se continua a giocare come lo vediamo fare nelle partitelle di allenamento finisce che tra gennaio e giugno fa 30 gol. ”Carletto lo metti per iscritto?” gli ho chiesto. ”Per iscritto no, però sono convinto che ci siano molte possibilità che raggiunga questo traguardo”, mi ha risposto». [18]

Si dice che Pato corre i 100 metri in 10”7. Abeu Braga, tecnico dell’Internacional di Porto Alegre che lo allenò nelle giovanili: « più veloce del primo Ronaldo e di Luis Fabiano. Diciamo che è veloce come Henry». [11] Al test di velocità sui 30 metri, in assenza del primatista Serginho bloccato dall’infortunio, soltanto Kakà (3”750) ha battuto il suo tempo (3”770). I compagni ne sono subito rimasti incantati. Kakà: «Sembra timido, ma è solo rispettoso delle gerarchie: ha voglia di imparare in fretta, come me». Bonera: « formidabile nel breve, si gira di scatto e non lo marchi più». Gattuso: «Ha un gioco di gambe incredibile e in campo è molto deciso». Pirlo: «Ha un’ottima tecnica, da brasiliano appunto». [19]

In attesa del debutto in campionato, Pato è andato ad abitare in via Pinerolo, zona San Siro, accanto a quasi tutti gli altri brasiliani del Milan e dell’Inter. G. B. Olivero: «Un bell’appartamento già arredato, in cui troneggia un computer con una webcam: è il modo scelto dal Campioncino per dialogare con il Brasile». [20] Pato: «Vivo con Cristian, un amico brasiliano che parla un po’ l’italiano, e con sua mamma che cucina lasagne e spaghetti buonissimi». Di Milano gli piacciono soprattutto «il Duomo e la Galleria. Il problema è che quando ci andai per la prima volta a settembre mi riconobbero così tante persone che fui costretto a rifugiarmi nel Milan Point in zona». [21]

All’Hollywood non c’è ancora andato: «Hollywood, cosa? Ah no, non sono tipo da discoteca». [21] La fidanzata Sthefany Brito, attrice di soap opera in Brasile, l’ha conosciuta senza muoversi da via Pinerolo, «via internet, la tecnologia funziona. Oramai ci frequentiamo da un mese, durante le vacanze di Natale l’ho presentata a papà e mamma». [22] La Gazzetta: «Non ha mai avuto ruoli da star, ma è ancora giovanissima e soprattutto adesso è la star di una favola, come scrivono i siti brasiliani. L’attrice e il calciatore, un classico stavolta andato in scena sul web. Perché Sthefany ha raccontato ai suoi ammiratori quel che succedeva fra lei e Pato e lo ha fatto praticamente in tempo reale. Il contatto fra i due è stato il fratello della ragazza, che è amico di Pato». [23] Olivero: «Gli unici problemi di Pato sono con la lingua italiana. Il ragazzino capisce quasi tutto, ma fatica ad esprimersi. Questa è l’unica colpa della tribù brasiliana: tutti gli parlano in portoghese (compreso il poliglotta Seedorf) e così i progressi linguistici non arrivano». [20]

«Ho fatto gol all’esordio in campionato, l’ho fatto nella prima partita a Mondiale per club, ai Mondiali under 20 e anche al primo contatto con la Libertadores», si è sempre vantato Pato. [5] In pochi credevano che avrebbe fatto altrettanto al debutto in serie A. Mario Sconcerti: «Gli è bastata mezz’ora di timidezza per pagare il prezzo dell’esordio. Il resto è stato il piccolo show di un ragazzo che sembra aver tutto per fare questo mestiere. Ha colpito soprattutto la sua facilità di trovarsi nelle occasioni importanti e la naturalezza con cui ha chiuso in porta queste occasioni. Non c’è mai stato niente che abbia fatto capire i suoi 18 anni tranne le lacrime improvvise dopo il suo gol. La stoffa che ha addosso è già diventata mestiere. Questo è nato calciatore. Non so cosa sarà alla fine, se uno bravo o un fuoriclasse. Certo ha fatto impressione vedere la personalità con cui ha gestito la sua prima partita in Italia, la prima in assoluto dopo sei mesi». [24] Molti cominciano a credere alla profezia di Leonardo che nel dicembre scorso, durante la consegna del Pallone d’Oro 2007, disse a Gérard Ernault, direttore di France Football: «Tornerò fra quattro anni con Pato. Quando sono venuto con Sheva, ho detto ”il nostro prossimo sarà Kakà”. Come vedete ho indovinato». [25]