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 2007  novembre 08 Giovedì calendario

Il Sole-24 Ore, giovedì 8 novembre L’hanno chiamata la Camera dei Lord della Borsa. composta da una casta di 75 inamovibili che, facendo parte di più consigli di amministrazione, "collegano" il 76% delle società italiane quotate

Il Sole-24 Ore, giovedì 8 novembre L’hanno chiamata la Camera dei Lord della Borsa. composta da una casta di 75 inamovibili che, facendo parte di più consigli di amministrazione, "collegano" il 76% delle società italiane quotate. E il punto più fitto dell’intreccio sta nella cuspide: le società finanziarie comprese tra le blue chip, quelle cioè che fanno parte dell’indice S&P-Mib 40. «L’estensione, la profondità e la stabilità dei collegamenti tra le società italiane quotate, e in particolare tra le più importanti società finanziarie, solleva dubbi sul loro comportamento competitivo». In altre parole, gli intrecci nei Cda creano un ambiente collusivo, che va a scapito della concorrenza. Non è la conclusione di un’istruttoria dell’Antitrust che, da quando esercita le proprie competenze anche sul sistema bancario e finanziario, ha denunciato ripetutamente l’intreccio azionario tra molte delle maggiori società del settore. A questa conclusione sono giunti tre ricercatori (Paolo Santella, della Banca d’Italia attualmente alla Commissione Ue, Carlo Drago, Università Federico II di Napoli, e Andrea Polo, Università di Cambridge) che hanno scandagliato la composizione dei Cda delle società quotate tra il 1998 e il 2006 per vedere qual è la velocità del ricambio, quante sono le duplicazioni e le sovrapposizioni, quali reti societarie si formano attraverso la condivisione degli amministratori. Lo studio, che sarà presentato venerdì a Milano durante la Terza conferenza annuale della Società italiana di diritto ed economia, conferma che il paesaggio descritto dall’Antitrust nelle sue istruttorie e nelle sue prese di posizione assomiglia molto alla realtà. I 16.897 posti di amministratore disponibili sono appannaggio di 4.270 persone che si possono dividere in due categorie: i Lord e i Peones. I primi sono quelli che nei nove anni considerati hanno accumulato almeno 23 incarichi (in media 2,5 posti in Cda ogni anno). Sono tutti uomini con tre eccezioni: Marina Berlusconi e le due figlie di Salvatore Ligresti, Jonella e Giulia. Pochi escono dal gruppo degli "eletti", e quasi tutti perché muoiono (come alcune delle personalità presenti nella lista a lato). Molti hanno incarichi importanti (presidente e amministratore delegato). Ben 25 su 75 sono azionisti rilevanti della società. Tra i personaggi in crescita (con un numero crescente di incarichi) figurano Carlo Pesenti e i tre membri della famiglia Ligresti. Stabili risultano Cesare Geronzi e Francesco Caltagirone. In diminuzione Giampiero Pesenti, Marco Tronchetti Provera e Gianfranco Gutty. I Lord appartengono in prevalenza alle grandi famiglie del capitalismo italiano. Ci sono ben 53 "blasoni" che nei nove anni considerati hanno accumulato più di 23 incarichi. E la definizione è molto prudenziale. Per esempio, Franzo Grande Stevens non è incluso nella famiglia Agnelli così come Gianni Mion non è incluso in quella Benetton. Nella classifica delle dinastie che hanno accumulato più di 100 incarichi primeggia Benetton (125), seguita da Caltagirone (120), De Benedetti (110), Pesenti (103) e Marzotto (100). Le prime dieci famiglie hanno ciascuna un numero di incarichi superiori a quelli del più "gettonato" tra i Lord. L’osmosi tra il gruppo dei Lord e quello dei Peones è nulla o quasi: il 94% degli amministratori siede in uno o due Cda. Il turnover è del 25%, ma i pesci piccoli o restano tali o escono dal gruppo: difficilmente aumenta il numero dei loro incarichi. Nel periodo considerato il numero delle società quotate sale da 228 a 257 mentre gli amministratori passano da 1.705 nel 1998 a 1.769 nel 2006. Il numero medio di amministratori scende così da 7,4 a 6,9. Nello stesso tempo diminuisce anche la quantità di incarichi accettati contemporaneamente dai Lord. Fin qui la ricerca si concentra sulle persone. Ma quante sono le imprese "collegate" dagli amministratori? Nel 2006 il 76% delle società quotate aveva almeno un consigliere in comune con un’altra, a formare una ragnatela in cui i Lord possono costituire lo strumento di comunicazione da un’impresa all’altra e in questo modo limitare la concorrenza. Il numero delle società "isolate", che non hanno cioè amministratori in comune con altre, si riduce sia in valore assoluto (da 53 a 47) sia come incidenza (dal 23 al 18%). Santella, Drago e Polo hanno poi misurato la "densità" dei collegamenti e hanno scoperto che tra le blue chip (incluse prima nell’indice Mib30 poi nel S&P-Mib40) il tessuto connettivo è più fitto, anche se la tendenza è a ridursi sia nel listino in generale sia tra le blue chip. La conclusione è che le grandi società tendono a creare dei collegamenti attraverso le interlocking directories, cioè la condivisione di amministratori. L’analisi si fa via via più sofisticata per verificare quali società sono i nodi del reticolo di collegamenti. Si va allora a vedere con quante altre imprese un’impresa è collegata attraverso amministratori condivisi. E in questa classifica si vede che il gruppo delle prime dieci cambia poco negli anni presi in esame. Pirelli, Mediobanca, Generali e Ras guidano la lista delle più presenti. Tra i newcomer si segnalano Rcs e Fondiaria, Alleanza e Atlantia. E qui si arriva al punto più delicato: l’intreccio tra le blue chip finanziarie del listino italiano. Che non riguarda solo le partecipazioni azionarie, ma anche le presenze incrociate di amministratori nei Cda. Nell’indice Mib30, divenuto poi S&P-Mib40, il sottogruppo di banche e assicurazioni, composto da 13-15 società, era ed è il più importante. Tra il 1998 e il 2006 (vedere grafico) molte di esse erano collegate attraverso gli amministratori in numero che varia da uno a sei. Il picco si raggiunge nel 2005 con 12 società collegate, più altre due che fanno storia a sé. Dal grafico «osserviamo - annotano gli autori - la persistente centralità di Mediobanca che mantiene un elevato numero di amministratori in comune con Generali, UniCredit, Ras (uscita dal listino nel 2006), Banca Intesa e Capitalia (assorbita da UniCredit nel 2006). Negli ultimi anni si osserva una riduzione dei collegamenti che fa da riscontro al calo dei posti nei board detenuti dai singoli Lord. Ma questa riduzione non si traduce in una diminuzione dei componenti del reticolo bensì nella loro concentrazione intorno a Mediobanca». I Lord hanno dunque fatto una scelta: meno incarichi ma scelte mirate agli snodi giusti «con il risultato - concludono gli autori - di raggiungere una maggiore efficienza nell’assicurare la connettività del sistema». Orazio Carabini