Nova Il Sole 24 Ore 01/11/2007, pag. 4 Gianfranco Rossi, 1 novembre 2007
Nella mecca della computergrafica. Nova Il Sole 24 Ore 1 novembre 2007. Il suo successo potrebbe essere ben rappresentato da un film
Nella mecca della computergrafica. Nova Il Sole 24 Ore 1 novembre 2007. Il suo successo potrebbe essere ben rappresentato da un film. O meglio, da un cartone animato computerizzato, di quelli che ormai è abituato a realizzare. Guido Quaroni, monzese di 37 anni, animatore e artista del computer, lavora alla Pixar Animation Studios, nella Baia di San Francisco. Si è trasferito dall’Italia all’età di 29 anni dopo aver studiato Ingegneria elettronica al Politecnico di Milano, senza peraltro terminare gli studi. Le sue prime esperienze professionali risalgono già ai primi anni ’90 quando sviluppò un programma Cad, distribuito da una software house di Vicenza, per disegnare, modellare e realizzare con il computer oggetti di design. L’idea di tentare l’avventura alla Pixar gli venne data da uno studente del Mit di Boston che utilizzava questo stesso programma per produrre oggetti e che era stato già assunto dalla stessa azienda. L’esperienza di Quaroni potrebbe essere catalogata come l’ennesima "fuga di cervelli" in un campo che non riguarda più la sola progettazione elettronica, ma lo spettacolo. Infatti, la mancanza nel nostro Paese di una realtà simile a quella della Pixar, in grado di valorizzare e migliorare la creatività, oltre a offrire soddisfacenti condizioni economiche, hanno convinto Quaroni a fare il "grande passo", quello di mettersi in discussione in un’azienda considerata la mecca della computergrafica. E proprio in quell’ambiente, dove si può girare per i corridoi in monopattino o appendere qualsiasi scarabocchio alle pareti, quello che da subito ha colpito il monzese fu l’assenza di norme precise sul piano del contratto di lavoro. L’azienda, infatti, si basa su un concetto di rapporti che poggiano sulla meritocrazia e sul raggiungimento degli obiettivi. Non ci sono orari di lavoro, non c’è un numero di ore di lavoro settimanale da rispettare, non ci sono cartellini da timbrare. Al lavoratore è lasciata molta flessibilità, naturalmente nell’ambito degli obiettivi aziendali che vengono stabiliti con precisi compiti per ognuno e in determinati tempi. Il tutto viene misurato sulla base dell’obiettivo raggiunto, criterio che ha permesso alla Pixar, nata circa vent’anni fa con l’idea di sviluppare software tridimensionali, di produrre veri e propri film di animazione utilizzando la computergrafica. Dal primo film, Toy story, uscito nel 1995, di strada ne è stata fatta. Oggi alla Pixar lavorano circa 800 persone ed è considerata l’azienda leader nel settore, dal momento che i suoi film sono stati dei successi di incasso e consigliati indifferentemente sia ai più piccoli sia a un pubblico più adulto. All’interno dell’azienda Quaroni si è fatto strada iniziando a lavorare in una posizione cosiddetta entry level, di base, creando dei modelli di diversi personaggi, ma anche colori, tessuti e materiali dei film Toy Story 2 e Monsters and Co. Non è stato difficile, per Quaroni, creare dei rapporti interpersonali. Anzi è stato anche stimolante riuscire a sfatare gli stereotipi italiani, come quello di scambiarlo per il nuovo cuoco venuto dall’Italia o lo stupore nel veder battere velocemente alla tastiera, pensando che in Italia il computer fosse ancora un oggetto poco conosciuto. Quaroni ha capito da subito quello che è fondamentale per l’azienda: oltre alla particolare dote, si guarda molto all’impegno, alla voglia di lavorare in team, al mantenimento dell’ottimismo anche nei momenti difficili, alla possibilità di aiutare il prossimo, all’aver tutti insieme come unico obiettivo quello di dare il meglio di sé per realizzare un film nei tempi stabiliti e con la maggiore qualità possibile. Ed è proprio questo aspetto che, secondo Quaroni, penalizza le aziende italiane. Nel nostro Paese c’è la tendenza a chiedere al lavoratore di fare un po’ di tutto, improvvisandolo nei diversi incarichi lavorativi e creando lacune nell’organizzazione con risvolti negativi sul risultato finale. Organizzazione che, nel caso della Pixar, ha prodotto anche uno stravolgimento del classico ambiente di lavoro: la nuova sede aziendale dispone di palestre, piscine, campi da calcio per i dipendenti. Il venerdì si può portare a pranzo le proprie famiglie e nel momento in cui il film è stato realizzato vengono concessi periodi di vacanza o qualche ora di lavoro in meno. stato cosi anche al termine dell’ultimo film, "Cars", al quale Quaroni ha lavorato da protagonista, nel quale i personaggi non sono altro che delle automobili, una delle quali si chiama Guido, proprio come l’ingegnere italiano che ne fa anche la voce. Negli ultimi anni a Quaroni è stato affidato un nuovo team, il Production engineear, che si occupa di mantenere e migliorare tutti i software utilizzati nella produzione. Il suo incarico è quello di supervisionare i diversi gruppi di lavoro e di rispondere nella maniera più efficiente alle richieste delle varie produzioni in corso. Nello specifico, dallo scorso gennaio Quadroni è responsabile tecnico sul nuovo film Toy Story 3, la cui uscita è prevista per l’estate del 2010. Una bella opportunità, ma anche un bel carico di lavoro che riguarderà tutta la catena di montaggio del film, a partire dalla realizzazione dei modelli disegnati dall’Art Department, fino alla realizzazione delle immagini finali. Il gruppo non "anima" i personaggi (esiste un dipartimento dedicato all’animation), ma fornisce i modelli pronti per essere animati. Proprio per questo il lavoro svolto in questi mesi è stato incentrato all’aggiornamento dei personaggi già presenti in Toy Story 1 e 2, utilizzando le tecniche più recenti, in modo da poter presto cominciare a lavorare sui personaggi inediti della nuova storia. Il reparto tecnico, come si può immaginare, è il gruppo più numeroso in una produzione di questo livello. Si arriva, nei mesi di picco della produzione, fino a 100-110 "smanettoni". Ma il successo dell’ingegnere italiano non deve far pensare che, al giorno d’oggi, lavorare in America sia un’esperienza facile da realizzare. In primo luogo bisogna ottenere il visto di lavoro e la procedura non è estremamente semplice; inoltre le aziende richiedono un livello di competenze molto alto. La stessa Pixar, mentre 10 anni fa assumeva 20-30 persone alla volta, oggi ne assume una o due dotate di un certo livello di competenze. Per questo ripercorrere una carriera piena di soddisfazioni come quella di Quaroni richiede una precisa specializzazione in particolari aree di questo settore. Non bisogna pensare di poter realizzare insieme i modelli, i materiali, le animazioni e le luci, altrimenti il rischio è quello di non riuscire a eccellere e di bruciare la grande occasione con una azienda di successo come la Pixar. Gianfranco Rossi