Questo sito utilizza cookies tecnici (propri e di terze parti) come anche cookie di profilazione (di terze parti) sia per proprie necessità funzionali, sia per inviarti messaggi pubblicitari in linea con tue preferenze. Per saperne di più o per negare il consenso all'uso dei cookie di profilazione clicca qui. Scorrendo questa pagina, cliccando su un link o proseguendo la navigazione in altra maniera, acconsenti all'uso dei cookie Ok, accetto

 2007  novembre 08 Giovedì calendario

Il pittore Tiziano non pagava le tasse. Eppure era molto ricco: alla figlia Lavinia diede una dote di 1500 ducati, pari a quella che potevano avere le giovani esponenti delle grandi dinastie veneziane

Il pittore Tiziano non pagava le tasse. Eppure era molto ricco: alla figlia Lavinia diede una dote di 1500 ducati, pari a quella che potevano avere le giovani esponenti delle grandi dinastie veneziane. Si può stimare che avesse un reddito annuo tra 800 e 1200 ducati: come il Veronese, che però pagava le tasse, e molto più del Tintoretto e del Palladio. La sua ricchezza non derivava però dall’attività di pittore, che peraltro la Serenissima non tassava. Patrizi e mercanti pagavano bene le sue tele, ma gli imperatori Carlo V e Filippo II lo fecero lavorare gratis e Paolo III si fece fare un ritratto promettendo in cambio i benefici di un’abbazia a Vittorio Veneto, sapendo benissimo che non sarebbero riusciti a rimuovere l’abate cui spettavano. Tiziano godeva di altri benefici ecclesiastici che però, con l’intento di dichiarare di meno, aveva intestato al figlio Pomponio. La maggior parte della sua ricchezza gli derivava dalle proprietà, che sapeva far fruttare bene: aveva campi e boschi tra Cadore, Comelico e Pusteria, due segherie a Perarolo, un magazzino per la raccolta della legna a Venezia, altri immobili nel Trevigiano, una casa a Conegliano, un’altra a Colle di Manza, uno splendido appartamento pieno di dipinti tessuti libri e reperti archeologici in Laguna, a Cannaregio. Molti possedimenti non li dichiarava, di quelli che denunciava minimizzava di molto il valore. Due documenti testimoniano questo aspetto del Tiziano: una dichiarazione dei redditi del 1566 e un’accorata lettera del 1573 con cui l’artista contestava le multe (peraltro mai pagate: il figlio Pomponio, dopo la morte del pittore nel 1576, fu costretto a patteggiare).