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 2007  novembre 08 Giovedì calendario

WASHINGTON

Lo scorso trimestre la General Motors ha accusato il massimo disavanzo di bilancio della sua storia - contabile, non in contanti - ben 39 miliardi di dollari, pur segnando il primato delle vendite, oltre 44 miliardi di dollari, di cui 41 per le automobili. Il grave infortunio del colosso americano, che ha scosso la borsa contribuendo a una nuova caduta dell’indice Dow Jones, è dovuto alla perdita di ingenti sgravi fiscali previsti soprattutto negli Stati Uniti, in Canada e in Germania. All’annuncio, i titoli della Gm hanno perso il 5,6%, scendendo a 34,1 dollari, e la capitalizzazione è precipitata a 19,5 miliardi di dollari: una somma, hanno osservato gli analisti, che è la metà del disavanzo.
Il presidente Richard Wagoner ha sottolineato che i deficit degli ultimi tre anni hanno privato la casa di Detroit dei normali benefici fiscali, ma ha sostenuto che sono in parte recuperabili e che il gruppo è in netta ripresa. Lo ha appoggiato il direttore finanziario Fritz Henderson, assicurando ai mercati che «non ci sarà impatto sulla liquidità» e gli «utili torneranno a crescere»: l’ultimo trimestre, ha fatto presente, ne abbiamo ottenuto uno di 122 milioni di dollari. Sia pure di un soffio, ha aggiunto, le vendite della Gm nel mondo hanno superato quelle della sua principale rivale, la Toyota, che le aveva sottratto il primo posto. Ma la Toyota ha registrato un balzo delle vendite dell’11% e un attivo di 4 miliardi di dollari.
Al disavanzo del colosso americano hanno contribuito una spesa di 1,6 miliardi di dollari per le pensioni e la sanità dei dipendenti, un onere che in base al nuovo contratto passerà presto ai sindacati, e una perdita di oltre 750 milioni di dollari della sua finanziaria - in comproprietà con la Cerberus - a causa della crisi dei mutui subprime. All’attivo, General Motors ha invece messo la cessione della Allison trasmission per 3,5 miliardi. Malgrado le rassicurazioni di Wagoner e di Henderson, il futuro prossimo potrebbe essere difficile: la dura stretta creditizia in corso sulla scia dei buchi delle banche d’affari più esposte ai subprime minaccia di frenare l’economia, anche se la Fed ribassasse i tassi.
Secondo il Wall Street Journal, la Gm è comunque in una posizione migliore della Ford e della Chrysler, che non si sono ristrutturate tempestivamente. Se la number one di Detroit, che dal ’96 al 2004 ha riportato profitti di oltre 34 miliardi, tornasse in solido attivo, ha scritto il giornale avallando la tesi di Wagoner, potrebbe recuperare una parte dei 39 miliardi di sgravi fiscali. Dal 2005 a oggi, General Motors ha subito perdite per 12 miliardi, quasi un terzo degli utili del decennio precedente, ed è stata costretta a chiudere numerosi stabilimenti e licenziare parte dei dipendenti.