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 2007  novembre 08 Giovedì calendario

Usano YouTube come un’arma. Se ne servono per specchiarsi o per fare pubblicità alle loro imprese prima ancora di compierle

Usano YouTube come un’arma. Se ne servono per specchiarsi o per fare pubblicità alle loro imprese prima ancora di compierle. Sono ragazzi americani, europei, mediorientali. Alcuni hanno motivi personali. Si sentono esclusi dal loro ambiente, magari hanno sofferto per mano dei bulli a scuola, si considerano – a torto o a ragione – degli emarginati. E allora si vendicano facendo strage tra i compagni. Altri sono spinti solo dall’emulazione: lo hanno visto fare, lo rifanno. Infine ci sono quelli spinti dal movente politico. La ribellione contro il sistema, la sfida alla superpotenza, la guerra «contro i nuovi crociati». Vivono sotto il cielo infinito del Midwest americano, abitano nelle sviluppate società europee, si muovono nel deserto iracheno. A tenerli uniti la passione per i filmati rilanciati su Internet. Un mix di propaganda, vanità, pretesti, giustificazioni per i loro gesti. L’intelligence americana è convinta che alcuni degli attacchi esplosivi contro le pattuglie in Iraq siano fatti solo per poterli riprendere usando una videocamera. Non conta l’effetto devastante e letale, quanto piuttosto lo «spettacolo» provocato dalla bomba. Siamo così legati a questo sistema che dopo qualsiasi attentato ci si domanda «se c’è il video». E nel caso che non sia diffuso si mette in dubbio l’autenticità dell’azione. Lo slogan è semplice: sono in video, dunque esisto e sopravvivo anche dopo la mia morte. Il killer finlandese ha imitato un suo coetaneo. Cho Seung Hui, l’americano di origine coreana responsabile del massacro all’ateneo Virginia Tech. Tra una sparatoria e l’altra, ha trovato il tempo di andare alla posta per spedire una videocassetta incisa con largo anticipo. Il contenuto non è diverso dai filmati dei kamikaze. Sguardo fisso verso l’obiettivo, esibizione delle pistole, lungo proclama. Immancabilmente lo studente-sicario, così come il militante, addebita la responsabilità di quello che accadrà al prossimo. Lo Stato, l’apparato, la scuola, i compagni di banco. Sono minacce che assomigliano ad una confessione liberatoria. Quasi che posare davanti alla telecamera li aiuti ad «andare in missione» contro il prossimo. La grande differenza rispetto al passato è che l’emulazione non è riferita solo alla dinamica dell’attacco ma anche alla coreografia. E ciò è reso possibile da Internet. Nello spazio comune virtuale chiunque può vedere cosa indossare, come armarsi, come rivendicare. Non devi faticare a cercare sui libri, è tutto a portata di un click sul mouse del computer. Chi vuol fare una strage ha a disposizione tanti modelli. A cominciare dai due killer di Columbine. Sei mesi prima del loro folle raid, i ragazzi si addestrano sui boschi con fucili, armi automatiche, pistole. Ridono mentre sparano e filmano. Li sente dire: «Immagina l’effetto della pallottola nel cervello di una persona». Una prova generale di quello che poi avrebbero compiuto. In aprile, dopo la tragedia in Virginia e la messa in onda del video di Cho, il criminologo Michael Werner è insorto: «Mostrare questo genere di filmati è una catastrofe sociale. Perché rappresentano una distorsione della realtà. L’autore lo trasforma in un’iniziativa di pubbliche relazioni, sembra assumere i panni di un attore alla Quentin Tarantino ». Più di recente, la polizia in Florida ha fermato un diciottenne che aveva in casa un arsenale. Anche lui aveva il video che testimoniava le «esercitazioni» con un kalashnikov. Il legame Internet-violenza assume forme particolari in Europa e negli Stati Uniti. Gli esperti segnalano la presenza di gang islamiste composte da giovani nati in Occidente. Sognano Al Zarkawi, si abbigliano come i cantanti rap, hanno il poster dell’attrice tutta curve. Gli spazi internettiani YouTube e MySpace sostituiscono la piazzetta dove incontrarsi per scambiarsi confidenze. Il telefonino con fotocamera è il complice- amico ideale: registra quello che combini e lo racconta agli altri. Il video è lo scalpo, la prova che hai colpito il nemico. E non deve sorprendere che l’ultima mattanza coinvolga la Finlandia, Paese che ha tenuto a battesimo nel 2002 il primo kamikaze europeo. Petri Erkki Tapio Gert, 18 anni, si è fatto saltare all’interno di un centro commerciale uccidendo sette persone. Come ha scritto su Internet, Petri aveva la passione per le bombe, vagheggiava di «volare via dopo un’esplosione ». Non sono un killer, concludeva, ma attenti a non pressarmi. Di nuovo, la colpa è degli altri. Guido Olimpio COLUMBINE Il 20 aprile 1999, Eric Harris e Dylan Klebold, due studenti del liceo di Columbine uccisero 13 compagni e un professore prima di suicidarsi. Filmarono alcuni video mentre si esercitavano a sparare nei boschi, ma non li diffusero VIRGINIA TECH Cho Seung Hui, l’americano di origine coreana responsabile del massacro all’ateneo Virginia Tech (32 vittime). Tra una sparatoria e l’altra, ha trovato il tempo di andare alla posta per spedire una videocassetta incisa in anticipo IL PREDICATORE Ayman Zawahiri, ritenuto il «vice» di Osama Bin Laden e leader di Al Qaeda. E’ un maestro della diffusione dei video in cui invita i jihadisti a sacrificarsi per la causa islamica e a combattere contro l’Occidente HAMAS Hamas è stato tra i primi a usare i filmati-testamento dei kamikaze anti israeliani come un’arma di propaganda. Di Hamas il primo video di un kamikaze donna. In genere, i filmati venivano diffusi subito dopo gli attentati