Luigi Offeddu, Corriere della Sera 8/11/2007, 8 novembre 2007
CORRIERE DELLA SERA, 8/11/2007
LUIGI OFFEDDU
BRUXELLES – «L’umanità è sopravvalutata», sta scritto sulla maglietta nera del ragazzo che punta la pistola contro la telecamera: video finlandese diffuso via Internet sul sito YouTube, solo 15 giorni fa. Immagini rossastre, color sangue. Firma in tedesco: « Sturmgeist89 », «Spirito della Tempesta», e «89» è l’anno di nascita del ragazzo. Che promette: «Io, come realizzatore della selezione naturale, eliminerò tutti coloro che considero inferiori, disgrazie della razza umana, fallimenti della stessa selezione. Sono pronto a combattere e a morire per la mia causa». Data, luogo ed evento preannunciati: «Massacro del Liceo Jokula, 7/11/2007».
Ieri, 7 novembre 2007, poco prima di mezzogiorno «Spirito di Tempesta» ha mantenuto la sua promessa: a colpi di pistola, dopo aver galoppato urlando e ridendo da un’aula all’altra, ha eliminato 8 vite che considerava «inferiori», e poi si è sparato in testa. morto a tarda notte. Le vittime, quelli dell’«umanità sopravvalutata »: 5 ragazzi, 2 ragazze, e la preside dell’istituto che aveva cercato di salvare tutti urlando nei microfoni interni: «Non uscite dalle classi, chiudetevi dentro». Altri 10 ragazzi sono rimasti feriti, saltando giù dalle finestre. L’assassino si chiamava PekkaEric Auvinen, aveva 18 anni: fronte alta, capelli castanochiari e un filo di barba, occhi azzurri stretti e allungati, un sorriso enigmatico almeno in alcune immagini. Non si sa ancora se abbia avuto qualche complice. Ha usato una calibro 22 marca «Sig Sauer»: nel filmato, la chiama «la mia Catherine », ripete «io la amo, la amo», e spara anche dei colpi in un bosco. A Tuusula, cittadina di 35mila abitanti a mezz’ora da Helsinki dove tutto è avvenuto, ora descrivono Pekka-Eric come un solitario che affermava di ammirare Hitler e Stalin, e che passava quasi tutto il suo tempo vagabondando su Internet. «Famiglia normale, genitori e un fratello », dice la polizia. Ma non si sa molto di più, la vicenda ha ancora molti lati oscuri. «Spirito di Tempesta» avrebbe lasciato anche un secondo tipo di messaggio. La colonna sonora in alcuni punti del suo video sarebbe infatti «Stray Bullet», «Pallottola vagante», canzone-testamento prediletta da un altro studente che si chiamava anch’egli Eric, Eric Harris, morto anni fa in un’altra scuola molto lontana da Tuusula: il liceo Columbine, nel Colorado, Usa, dove il 20 aprile 1999 – anniversario della nascita di Hitler – proprio Eric e un amico abbatterono 13 compagni e un professore, prima di suicidarsi.
Tragedia tipicamente americana, si disse allora, come la strage alla Virginia Tech University nello scorso aprile. Ma ora è successo in Europa e in Finlandia, nazione dove la violenza giovanile è ancora poco diffusa (anche se 5 anni fa, in un centro commerciale di Helsinki, un ragazzo gettò una bomba uccidendone altri sei) e che però risulta il terzo Paese al mondo per il numero di armi da fuoco pro capite legittimamente possedute.
Pekka-Eric, in una delle immagini su YouTube, indossa un impermeabile nero uguale a quelli indossati da Eric Harris: forse un altro segnale. «L’ho visto corrermi incontro come un pazzo, proprio lui, l’alunno che avevo cresciuto », ha raccontato ieri uno dei professori. Come altri, non aveva mai notato nulla di particolare in quel ragazzo: se non la passione per certe musiche del «metal estremo», quelle di un gruppo la cui sigla significa «Nessuna pietà per la massa». Tuusula è ora sotto choc. «Città a dimensione umana» la definiscono i depliant. Nel suo stemma, una foglia verde e il cane di una pistola: «Per via delle nostre tradizioni militari, delle caserme russe che risalgono ai tempi dello Zar», spiegano all’ufficio turistico. Ma nessuno sa spiegare il resto, la storia nera di Pekka-Eric.
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HELSINKI – La tranquilla Finlandia, un Paese normalmente lontano dalle prime pagine se non per i risultati di giganti della telefonia come la Nokia, ha un primato davvero poco conosciuto. Nonostante la sparatoria di ieri rappresenti una tragica novità, le statistiche riportano dati incontrovertibili: le armi sono diffusissime nel Paese, tanto che il 56% dei finlandesi possiede una pistola, percentuale che pone il Paese nordico al terzo posto nel mondo dopo Stati Uniti e Yemen. Vero è che le stesse statistiche – se messe a confronto con gli episodi di violenza – dimostrano anche che i finlandesi sono poco propensi a fare uso di pistole e fucili. I precedenti segnalano soltanto un accoltellamento (nel 1999 quattro persone furono ferite in un liceo) e una sparatoria (nel 1989 un quattordicenne uccise due compagni di scuola nella città costiera di Rauma).
Più grave invece l’attentato di Vantaa, alla periferia della capitale Helsinki, l’11 ottobre 2002. Uno studente di chimica di 20 anni ha voluto allora «imitare» i kamikaze islamici e, forse per protestare contro la «società dei consumi», si è fatto esplodere all’interno di un centro commerciale uccidendo, oltre a se stesso, sei persone, in più ferendone una trentina (nella foto in alto, i soccorsi a una vittima).
L’ispettore capo della polizia Mikko Maunuksela, scioccato da quanto avvenuto, aveva detto a caldo che l’attentato era «senza precedenti in Finlandia dalla fine della seconda guerra mondiale». Anche allora si disse, come ieri dello studente che ha aperto il fuoco contro i suoi compagni, che il giovane Petri Erkki Tapio Gerdt era un ragazzo normale, con una famiglia normale.