Corriere della Sera 8/11/2007, 8 novembre 2007
DUE ARTICOLI RELATIVI ALLE MODIFICHE SUL DECRETO-ESPULSIONI. POLEMICHE VELTRONI-RIFONDAZIONE
CORRIERE DELLA SERA, 8/11/2007
GIANNA FREGONARA
ROMA – Una lettera al presidente della Commissione Ue per chiedere che «l’Europa faccia di più» per gestire i flussi migratori interni, con particolare attenzione ai Rom, usando anche i fondi strutturali. La promessa di collaborazione bilaterale tra Italia e Romania per evitare che la presenza dei romeni diventi un’emergenza: ci saranno nuovi consolati e una task force coordinata dal vice capo della Polizia Nicola Cavaliere, oltre ad una serie di politiche sociali per gli immigrati. Si chiude con sorrisi e strette di mano l’incontro tra Romano Prodi e il premier romeno Calin Tariceanu. Che invece non risparmia critiche a Veltroni: «Non mi aspettavo certe dichiarazioni – dirà poi in tv da Gad Lerner ”. Mi rendo conto che a Roma ci sono situazioni difficili, ma mi aspettavo meno polizia e più integrazione ». E mentre il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano insiste perché si concilino le esigenze di chi chiede asilo con quelle dei cittadini che hanno diritto alla sicurezza, il decreto sulle espulsioni ottiene il sì bipartisan sui requisiti di urgenza e necessità. Ma il percorso per trasformarlo in legge è al momento un mare di polemiche. Sotto tiro da parte dell’opposizione è l’accordo, benedetto ieri dal presidente della Camera Fausto Bertinotti («Quello che ha detto il ministro degli Interni è un elemento di civiltà giuridica»), tra Giuliano Amato e il ministro della Solidarietà sociale Paolo Ferrero (che era presente anche al vertice Prodi-Tariceanu) sulle modifiche al decreto.
Finisce sotto accusa l’emendamento che trasferisce dal giudice di pace al giudice monocratico la conferma del provvedimento di espulsione dei prefetti. Gianfranco Fini e Pier Ferdinando Casini dicono che è invotabile. «Per evitare la crisi della maggioranza il decreto viene ridotto ad una pecetta», rincara Fabrizio Cicchitto di Forza Italia.
«Il provvedimento è in linea con le direttive comunitarie – si difende Romano Prodi ”. Il fatto che sia il giudice monocratico evita che il provvedimento perda la sua efficacia per la lunghezza eccessiva dei tempi». Il premier ieri ha invitato la Cdl a «convergere», cioè a votare il decreto del governo, senza concedere nulla ai loro emendamenti. Ma la risposta dell’opposizione è secca e mette in luce le diverse linee della maggioranza: «Prodi non vuole dar seguito alle dichiarazioni di Veltroni, Fassino e Rutelli – protesta Altero Matteoli di An – che aprivano al confronto con noi».
***
ROMA – Paolo Ferrero arriva alla Camera con l’aria trafelata. Il ministro rifondarolo del Welfare è reduce dall’ennesimo vertice a Palazzo Chigi. Finalmente si ferma, e sfodera un sorriso: «Abbiamo tolto dal decreto i punti inaccettabili e abbiamo ristretto i casi in cui sono possibili le espulsioni. Insomma l’abbiamo spuntata». Propaganda? «Macché – risponde Ferrero (e il sorriso scompare) – lo stesso premier romeno ha ringraziato il governo e ha detto che il problema per loro riguarda i sindaci che gestiscono le città italiane... Veltroni insomma ».
E dopo averla buttata là con l’aria di chi sta facendo una dichiarazione come un’altra il ministro del Welfare infila il portone di Montecitorio. Di certo Walter Veltroni non ha avuto modo di sentire le sue parole. Era al piano nobile della Camera, nella sede del neo-gruppo del Partito democratico a festeggiare il nuovo presidente dei deputati dell’Ulivo. Ma il sindaco di Roma non è un ingenuo, né tanto meno un politico non avveduto. Il primo cittadino della Capitale sa bene che per Rifondazione comunista quello del decreto (benché Ferrero l’abbia votato nel consiglio dei ministri straordinario convocato sull’onda dell’aggressione a Giovanna Reggiani) è il primo banco di prova del braccio di ferro con il Pd.
Non per niente il sindaco, mentre scende le scale che dal gruppo dell’Ulivo portano all’androne di Montecitorio, appena intercetta il presidente dei deputati del Prc Gennaro Migliore lo aggancia: «Perché mi attaccate?», è l’esordio non proprio cordiale. Ma Migliore è un napoletano a cui è difficile far perdere la pazienza. «Noi non stiamo attaccando te, è che quel decreto così come era stato fatto andava contro le direttive europee». Veltroni però insiste: «Avete detto che è colpa mia, che non so governare le periferie ma guarda che c’è un assessore che si occupa di queste aree ed è vostro». Il capogruppo di Rifondazione non ci sta: «Il problema lo sai, è un altro e il sindaco comunque sei tu. Non si può andare dietro alla destra per prendere voti». Veltroni, però, è veramente amareggiato e sa di avere dietro di sé il consenso degli altri sindaci del centrosinistra, da Leonardo Domenici a Cofferati: «Non capisci – insiste – che a me non interessa il consenso: a me interessa la sicurezza. Arriveranno migliaia di romeni in questo modo perché voi avete svuotato il decreto». «E allora fatti il tuo decreto alleandoti con i fascisti», è la replica di Migliore. Risposta velenosissima che però viene pronunciata senza alzare il tono della voce, se non altro perché i giornalisti, sebbene a debita distanza, stanno seguendo il siparietto tra i due.
Dunque Rifondazione (grazie anche a una direttiva Ue) è riuscita, ameno per ora, a costringere il governo a fare qualche passo indietro. Del resto, sin dall’inizio, nonostante il voto di Ferrero in Consiglio dei ministri, la posizione del Prc è stata ferma. I due capigruppo Migliore e Giovanni Russo Spena hanno fatto argine. Non era difficile. Il partito sente molto questa battaglia, perché, come spiega uno dei giovani deputati del Prc approdati alla Camera in questa legislatura, Giuseppe De Cristofaro, «tutto questo è accaduto solo perché l’omicidio è avvenuto a Roma, quando sono successe cose analoghe in altre città c’è stato il silenzio, invece ora bisognava salvare il sindaco che è anche il segretario del Pd».
Ma l’offensiva di Rifondazione non si ferma qui. Migliore propone di tenere iniziative del partito nei campi rom, di segno, ovviamente, del tutto opposto, alla visita fatta da Gianfranco Fini. «Il governo – è il ragionamento del capogruppo di Rifondazione – è una cosa, il Pd un’altra. E nel governo ci siamo anche noi». Come a dire: non potete sempre contare sul fatto che noi ci accodiamo alle decisioni del partito maggiore. D’altra parte, come afferma il segretario del Prc Franco Giordano, la sfida è tra la sinistra e «il modello moderato che propone il Pd». Una sfida che, c’è da scommetterci, continuerà almeno fin quando questa legislatura avrà vita. Chiosa il capogruppo della Sd al Senato Cesare Salvi: «Quel che è accaduto è la dimostrazione che la diarchia c’è. Ma questa volta ha vinto Prodi, che ha preferito il rapporto con la sinistra, cioè la tenuta della maggioranza, mentre Veltroni si sarebbe alleato anche con Fini...».
Maria Teresa Meli