Varie, 7 novembre 2007
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Sica Domenico
• Settembre 1931. Magistrato. Il 2 agosto 1988 fu nominato alto commissario per la lotta contro la mafia (nel settembre dello stesso anno il governo gli conferì poteri straordinari per la conduzione delle indagini). In precedenza si era occupato delle «[…] più importanti inchieste italiane: sugli attentati terroristici (caso Moro in testa), sulla P2, sulle frodi finanziarie, le intercettazioni telefoniche. Ha sempre avuto in mano i casi più delicati e scottanti, tanto da meritarsi soprannomi come Nembo Sic, Acchiappainchieste o Assopigliatutto. Folta barba brizzolata, sposato, padre di due figlie [...] la madre, argentina, è cugina di Ernesto Che Guevara [...] Arrivò alla Procura di Roma nel 1964, poco più che trentenne, dopo aver trascorso due anni di apprendistato presso l’’Avvocatura dello Stato e altri due anni di lavoro passati alla pretura di Vasto. La sua prima importante inchiesta fu lo scandalo del Number One, il noto locale romano frequentato dai vip dell’alta finanza, della politica e della nobiltà, che fu inquisito per una questione di droga. Subito dopo indagò nel mondo delle spie, interessandosi di intercettazioni telefoniche, una vicenda che ebbe come principale protagonista il famoso detective privato Tom Ponzi. Incominciò, poi, a interessarsi anche di questioni terroristiche a partire dall0inchiesta sul rogo di Primavalle, dove due giovani missini furono bruciati vivi mentre dormivano nella loro abitazione. I responsabili furono individuati da Sica negli ambienti extraparlamentari della sinistra. Dal 1975 non c’è stata indagine delicata che non gli sia stata affidata, a partire da quella sui clan dei marsigliesi, per arrivare ai sequestri di persona e, in seguito, alle Brigate rosse. Sue le indagini sulla strage di via Fani e l’assassinio del presidente della Dc Aldo Moro. Ha dovuto indagare anche sull’assassinio di due suoi carissimi amici, il giudice Girolamo Minervini e il colonnello Antonio Varisco, entrambi uccisi dai brigatisti rossi. Dal ”79 all’81 ebbe tra le mani due grossi casi come l’inchiesta sull’ omicidio del direttore del settimanale politico Op Mino Pecorelli e lo scandalo della P2. In seguito indagò sulla scomparsa dell’Imam sciita Moussa Sadr e sull’attentato a piazza S.Pietro contro papa Giovanni Paolo II per mano del turco Alì Agca. [...]» (’la Repubblica” 5/8/1988).