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 2007  novembre 07 Mercoledì calendario

Pervez Musharraf teme la scure del Congresso sugli ingenti aiuti economici americani e spedisce a Capitol Hill un’agguerrita pattuglia di lobbisti per evitare il peggio

Pervez Musharraf teme la scure del Congresso sugli ingenti aiuti economici americani e spedisce a Capitol Hill un’agguerrita pattuglia di lobbisti per evitare il peggio. La loro missione è sulla carta proibitiva: far accettare ai leader della maggioranza democratica di Camera e Senato, Nancy Pelosi e Harry Reid, la legittimità del colpo di mano di Musharraf, facendo leva sulla necessità di sospendere la Costituzione per poter meglio combattere il terrorismo islamico filo-taleban. Per riuscire nell’impresa l’ambasciata pakistana a Washington ha reclutato due volti noti del sistema di potere clintoniano: Mark Tavlarides, che durante l’ultima amministrazione democratica era nel Consiglio di sicurezza nazionale, e Robin Raphael, già assistente Segretario di Stato di Madeleine Albright per l’Asia del Sud. Musharraf è convinto che nessuno meglio di due clintoniani doc riuscirà ad evitare ciò che Nancy Pelosi, paladina dei diritti umani, ha in serbo: il blocco degli 875 milioni di dollari di aiuti previsti per il 2008 nonché la possibilità di porre il veto alla vendita dei caccia F-16, approvata dalla Casa Bianca dopo l’ultimo viaggio di George W. Bush a Islamabad. Gli aiuti economici servono al generale-presidente per mantersi in sella mentre quelli militari vengono utilizzati per fare fronte da un lato alla minaccia jihadista e dall’altro per non indebolirsi rispetto al rivale indiano. Ma Patrick Leahy, influente senatore democratico del Vermont e presidente della commissione Giustizia, ritiene che sia giunto il momento di cambiare politica e chiudere i cordoni della borsa, almeno fino a quando Musharraf non assicurerà lo svolgimento di «libere e giuste elezioni democratiche» come d’altra parte lui stesso ha promesso più volte a Bush. David Obey, deputato del Wisconsin e presidente della commissione Appropriazioni della Camera, vede la possibilità di «un’intesa fra Congresso e amministrazione» per far pagare a Musharraf il prezzo della repressione messa in atto negli ultimi giorni. E’ lo scenario peggiore per Islamabad. Se finora i lobbisti pakistani avevano contato sull’amministrazione Bush per vincere le resistenze del Congresso democratico ora le tensioni crescenti con la Casa Bianca li obbligano a cambiare radicalmente strategia. E per incoraggiarli ad affrontare Capitol Hill Musharraf ha autorizzato l’ambasciata pakistana ad aumentare i pagamenti: la società Van Scoyoc Associates di Mark Tavlarides ha visto crescere la remunerazione mensile da 40 a 55 mila dollari mentre il contratto-lampo siglato con Cassidy & Associates di Robin Raphael ammonta a 1,2 milioni di dollari. Tenendo presente che dal 2001 ad oggi Islamabad ha ricevuto oltre 10 miliardi di dollari in aiuti americani non è difficile comprendere perché Musharraf non lesini fondi per tentare di correggere l’orientamento del Congresso. Ma tanta enfasi espone il governo di Islamabad a rischi e preannuncia anche un imbarazzante duello. Il rischio maggiore è nel curriculm di Raphael: ex diplomatica di carriera, le sarà difficile sedurre il Congresso in quanto è accusata dai repubblicani di essere stata l’«amica dei taleban» durante l’amministrazione Clinton ed è anche criticata dai democratici per aver accettato di andare a Baghdad al fianco di Paul Bremer nella prima turbolenta fase dopo la caduta di Saddam Hussein. Il duello imbarazzante che si annuncia invece è con i lobbisti rivali pagati da Benazir Bhutto, l’ex premier pakistano appena tornata in patria con l’intento di vincere il 15 gennaio le elezioni politiche che Musharraf potrebbe adesso rinviare o annullare. Benazir vuole spingere il Congresso a punire Musharraf per le misure illiberali adottate: anche lei non lesina fondi e punta sui lobbisti clintoniani. Reclutando nomi ancora più ambiziosi: ha infatti versato 75 mila dollari iniziali, seguiti da 28500 mensili, alla influente società di pubbliche relazioni Burson-Marsteller, affiliata con i lobbisti di Bksh e soprattutto con la Penn, Schoen e Berland Associates che ha la propria stella in Mark Penn, ovvero il regista politico della campagna elettorale di Hillary. Giudicando da quanto sta avvenendo a Capitol Hill la resa dei conti fra Musharraf e Benazir è già iniziata ed a gongolare è in primo luogo l’ambasciata indiana a Washington, che sin dal 2005 paga i lobbisti filo-repubblicani di Barbour, Griffith e Rogers - alla modica cifra di 58333 dollari al mese - per consolidare i rapporti fra Casa Bianca e New Delhi per sfruttare a proprio vantaggio le frizioni fra Musharraf e Bush su democrazia e conduzione della lotta al terrorismo. La ex premier «Il governo dovrebbe combattere gli estremisti e i terroristi, invece del popolo disarmato», ha accusato ieri Benazir Bhutto, per la prima volta a Islamabad dopo il ritorno dall’esilio. La ex premier ha protestato contro lo stato d’emergenza.Il presidente Pervez Musharraf ha convocato per oggi l’Assemblea Nazionale (la Camera Bassa del Parlamento). Ma i deputati dell’opposizione hanno dichiarato che con lo stato d’emergenza il parlamento non è più legittimo, e non parteciperanno. Il campione di cricket Imran Khan, l’ex campione di cricket diventato esponente dell’opposizione, ha lanciato un appello alla mobilitazione contro Musharraf. Arrestato sabato, Khan è riuscito a fuggire e ora è in clandestinità.