Mattia Chiusano, la Repubblica 7/11/2007, 7 novembre 2007
MATTIA CHIUSANO
Stati Uniti, andata e ritorno. La storia propone percorsi obbligati. C´è un filo sottile che lega Primo Carnera a Clemente Russo, il primo, popolarissimo in America, ricordato con mostre a Milano e nella sua Sequals, il secondo fresco campione dei massimi ai mondiali dilettanti di Chicago. In una spedizione mai vista in casa Italia, quattro medaglie, di cui due d´oro, una d´argento, una di bronzo. Quattro podi, quattro posti già sicuri alle Olimpiadi di Pechino, con l´orgoglio di un movimento che lentamente, ma nemmeno tanto, sta rialzando la testa, esce dal dimenticatoio. Si celebra attraverso mostre e riunioni: oltre a quella di Carnera (in uscita un film diretto da Renzo Martinelli), c´è stata quella di Rocky Marciano, imbattuto campione dei massimi figlio di emigranti partiti dalla provincia di Chieti nel 1912, ed ora a Venezia ci sarà quella di De Piccoli (Roma ”60), legata ad una rassegna di film ispirati al ring. Nella storica Indomita di Roma Max Pezzali ha ambientato il suo ultimo video.
Attira giovani e donne nelle palestre, la rinata boxe, riesce ad attrezzare una squadra olimpica che si propone tra le punte della missione in Cina. I risultati di Chicago sono stati quasi uno choc, per chi ricorda le uscite premature dei nostri in questo tipo di manifestazione, in cui la politica conta quanto i pugni. E se è vero che nell´Illinois hanno vinto i potentissimi russi ed i cubani, temendo defezioni, non si sono presentati, l´unica medaglia d´oro americana fa riflettere su questo momento magico della boxe italiana. Alimentato, come spesso succede, da piccole realtà locali. Nella nostra boxe l´ombelico del mondo si chiama Marcianise, comune di 50 mila abitanti in provincia di Caserta, vivaio che ha prodotto non solo Clemente Russo, primo peso massimo a vincere i mondiali, ma anche Domenico Valentino, argento nei leggeri. Cresciuto nella palestra Medaglia d´Oro a differenza di Russo plasmato nella Excelsior del famoso maestro Domenico Brillantino, che ai suoi sconsiglia il professionismo, per non tradire i valori della nobile arte. «Siamo come il vino a Montepulciano, qui nascono pugili» scherza Russo. Il sud ha a che fare anche con Roberto Cammarelle, oro nei supermassimi, lombardo di origine lucana, e con Vincenzo Picardi di Casoria, bronzo dei mosca. Tutti inquadrati nella polizia di stato, confermando un altro caposaldo dello sport all´italiano. Poi la politica: Franco Falcinelli, presidente federale, ai mondiali era delegato dell´Aiba, un ruolo chiave. Ai suoi ha detto prima di partire: «Non vi regaleranno niente, ma nemmeno vi ruberanno qualcosa». I mondiali del 2009, nel frattempo, sono stati assegnati a Milano.
Il ct Francesco Damiani, indimenticato campione "buono" che ora dice «il mondo ha capito cos´è questa Italia», ha portato Cammarelle & C. ad allenarsi due settimane in Russia. «Mi battevo ogni giorno con quattro sparring partner che non avevano niente da perdere» ricorda Russo. Nello staff tecnico lavora il quotatissimo maestro Filimonov.
Dietro i fantastici quattro di Chicago, tanti segni di ripresa. Di ricerca di una nuova immagine. E´ormai chiaro che prima di arrivare a fare i guanti, di salire sul ring, privilegio riservato a 3714 dilettanti di 466 società, c´è una lunga fase di preparazione che scolpisce il fisico e incuriosisce anche le donne. L´incremento si registra soprattutto nei settori dilettanti ed amatori, dove la boxe è mediata dalla musica, dall´aerobica. «I cazzotti fanno male» diceva Gassmann, ma oggi c´è meno paura di entrare in una delle palestre che stanno aprendo un po´ ovunque: nel Lazio, dietro le classiche Audace, Colombo, Indomita, ci sono ben 94 impianti specializzati. Aumentano iniziative per far conoscere la boxe in ambienti trascurati: le carceri, le scuole.
All´istituto Pacinotti di Talenti, quartiere nella zona nord di Roma, è stato istituito un corso permanente di pugilato, ring compreso. Certo gli anni Sessanta sono lontani, il paese non si ferma più per un Benvenuti. I match in chiaro sono scomparsi dalla tv, e pure le imprese di Chicago sono rimaste clandestine. Non bastano gli sforzi di Cantatore per rilanciare il professionismo, ma la boxe è cambiata, e rischia pure di diventare di moda.