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 2007  novembre 07 Mercoledì calendario

La maggioranza, per il voto contrario di Italia dei Valori e Udeur, non è riuscita a far passare l’istituzione della commissione d’inchiesta sui fatti del G8 di Genova

La maggioranza, per il voto contrario di Italia dei Valori e Udeur, non è riuscita a far passare l’istituzione della commissione d’inchiesta sui fatti del G8 di Genova. Non ritiene che tale commissione, come tante altre istituite negli ultimi anni, non portino ad alcun concreto risultato se non quello di estremizzare la discussione tra i partiti che sostengono la polizia e i partiti che sostengono i manifestanti? Non è preferibile, oltre a lasciar indagare la magistratura oggi, che tra qualche decennio, quando gli animi si saranno placati, sia il giudizio degli storici a dire la parola fine su quei drammatici giorni per l’Europa e per l’Italia? Andrea Sillioni a.sillioni@yahoo.it Caro Sillioni, credo che lei abbia ragione. La commissione prevista dal programma dell’Unione sarebbe divenuta l’ennesima arena di scontri e duelli da cui maggioranza e opposizione avrebbero cercato di trarre munizioni per le loro battaglie politiche. Anziché produrre una versione condivisa degli avvenimenti di Genova e un rapporto utile a evitare futuri incidenti di questo genere, la commissione, come in altre circostanze, avrebbe prodotto soltanto dichiarazioni unilaterali, interviste, fughe di notizie; e alla fine del percorso, nella migliore delle ipotesi, due relazioni, una della maggioranza, l’altra della minoranza. Mi chiedo, d’altro canto, che senso abbia indagare, più di sei anni dopo, su una vicenda di cui conosciamo abbastanza bene la dinamica e gli aspetti essenziali. Il G8 ebbe luogo poche settimane dopo la formazione del governo Berlusconi: una circostanza che indusse gruppi radicali del movimento antiglobalizzatore a pensare che l’Italia, in quel particolare momento, si sarebbe prestata meglio di altri Paesi alla strategia della contestazione violenta. Andarono a Genova per distruggere ed ebbero successo, probabilmente, per due ragioni: il servizio d’ordine delle organizzazioni non violente funzionò male e le forze di polizia si dimostrarono inadatte a stroncare la violenza nella sua fase iniziale. Oggi, grazie a due magistrati genovesi, sappiamo ufficialmente che si trattò di devastazione e saccheggio: due parole che sino a qualche settimane fa nessuno, neppure i testimoni di quella vicenda, aveva il diritto di pronunciare. Terminato il primo atto, cominciò qualche ora dopo il secondo, vale a dire la rivalsa emotiva e incontrollata delle forze di polizia su coloro che erano stati fermati nel corso del giornata. Quale dei due avvenimenti doveva considerarsi più grave? Il secondo, naturalmente. Le forze di polizia hanno il diritto e il dovere di essere dure, rigorose e di sfidare, all’occorrenza, il giudizio dei politici. Ma non hanno il diritto di saldare un conto personale con coloro che hanno l’obbligo di sorvegliare e controllare. Occorreva quindi accertare subito le loro responsabilità ed eventualmente punirle. Ma occorreva anche ricordare che all’origine di quella drammatica giornata vi erano stati intollerabili manifestazioni di violenza, grandi danni alla proprietà privata e un’evidente minaccia all’ordine pubblico. Che cosa avrebbe dovuto fare il governo in queste circostanze? Avrebbe dovuto accertare tutti i fatti e tutte le responsabilità con una commissione amministrativa composta da persone competenti, dotate di una personale esperienza, possibilmente «a riposo » e meno permeabili quindi alle pressioni del mondo politico. La giustizia, nel frattempo, avrebbe istruito i processi e portato in tribunale gli imputati dei due campi. Ma il governo, nel giro di qualche mese, avrebbe avuto sul suo tavolo una descrizione imparziale degli avvenimenti da cui avrebbe potuto trarre importanti indicazioni di lavoro per il mantenimento dell’ordine pubblico e la riorganizzazione dei servizi di sicurezza. Ma la classe politica italiana, apparentemente, non ama i percorsi lineari e le soluzioni efficaci. Anziché accertare i fatti, ha preferito usarli politicamente. La sinistra, anche quella più ragionevole e riformista, ha assolto i protagonisti della devastazione e li ha addirittura promossi a una sorta di pubblica beatificazione, com’è accaduto nel caso del giovane Carlo Giuliani. La destra, anche quella meno becera e repressiva, ha assolto la polizia. E ogni responsabilità infine, come altre volte nella storia italiana degli ultimi trent’anni, è caduta nelle mani dei giudizi. davvero sorprendente che qualche magistrato, nel vuoto creato dall’inettitudine della classe politica, creda di potersi comportare come un salvatore della patria?