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 2007  novembre 04 Domenica calendario

Quelli per sempre. la Repubblica, domenica 4 novembre «Hai visto com´è bella la mia bella?», ti domanda all´improvviso Roberto Benigni indicando la sua Nicoletta, ed è un dettaglio di monogamia felicemente giullaresca, sul registro esplosivo e non su quello delicato e tenero di Franca Ciampi che maternamente mette il cappotto addosso a Carlo e con quel gesto protettivo ne rivendica il possesso

Quelli per sempre. la Repubblica, domenica 4 novembre «Hai visto com´è bella la mia bella?», ti domanda all´improvviso Roberto Benigni indicando la sua Nicoletta, ed è un dettaglio di monogamia felicemente giullaresca, sul registro esplosivo e non su quello delicato e tenero di Franca Ciampi che maternamente mette il cappotto addosso a Carlo e con quel gesto protettivo ne rivendica il possesso. Lo veste del suo affetto e accarezzando quel cappotto leopardianamente «molce il core» a lui, ma lascia storditi nel languore tutti quegli altri che, al contrario, pensano di essere stati rovinati delle donne, da una donna. La verità è che una vita di monogamia reale vale sempre e comunque un primato regale. Non è dunque la regalità di Elisabetta e di Filippo a farci pensare ad Ulisse che si fa legare per non cedere al canto delle sirene, e a Penelope corteggiata per più di dieci anni e mai sedotta dai Proci, o al Don Giovanni che trova l´amore assoluto non consumandosi nel catalogo ma ancorandosi in un unico porto. Enon è questione di miracoli poetici e di pensieri roteanti, ma al contrario di sgomento: guardate infatti quant´è bella, ma di una bellezza che appunto sgomenta e persino annichilisce, la coppia Benigni-Braschi che è coppia ovunque, al cinema e a letto, a casa e al ristorante, e persino nei sogni, visto che si sognano l´un l´altro. Anche loro come la regina Elisabetta e il principe Filippo sono marito e moglie «finché morte non ci separi», anche loro sono molto più che amici e complici. Ma diciamo la verità: noi sempre guardiamo con rispetto inquieto, con ammirazione stupita e con compiacimento diffidente tutte le coppie che non si separano, le coppie inossidabili dove ciascuno riempie l´altro di sé ma non lo ingombra mai.  vero che monarchia e monogamia hanno in comune l´assolutezza e l´esclusività: uno solo che comanda nel monos arcòs; un solo coniuge nel monos gamos, Ma Franca e Carlo Azeglio Ciampi, che sono stati la Repubblica, non fanno pensare ai re innamorati raccontati da Shakespeare, ma a Montale che, pur disordinato nella vita sentimentale, ha scritto la più bella delle odi all´amore coniugale: «Ho sceso dandoti il braccio almeno un milione di scale / e ora che non ci sei è il vuoto ad ogni gradino…». Poche settimane fa sulla porta di casa dello scrittore André Gorz, uno dei maîtres à penser del sessantotto, fu trovato un biglietto: «Appelez la gendarmerie». Dentro, sul letto c´erano i corpi disabitati di Gorz e di sua moglie Dorine: «Puliti educati, sembravano finti / sembravano proprio due santi dipinti». Insieme erano usciti da questa vita che insieme avevano vissuto. André, che a ottantaquattro anni era in buona salute, era saltato in corsa sulla malattia che stava portando Dorine lontano da lui. Insomma, avevano deciso di partire insieme. Meno di un anno prima, André le aveva pure scritto una lettera-libro svelando che anche lui, persino lui, non era quel totus politicus che conoscevamo: non aveva in testa il socialismo l´ecologia e l´esistenzialismo ma, come tutti, aveva in testa una donna. E dunque André per tutta la vita aveva fatto il pavone con le penne della politica per sedurre lei, perché da lei era rapito, perché è sempre e solo una questione privata: era il partigiano Johnny di Fenoglio, era il Pin del sentiero dei nidi di ragno di Calvino, era Lancillotto che per la coppia tradisce anche il suo re. Lo stesso Sartre, che di Gorz era l´autorevole amico, fu, con la sua Simone, maestro di monogamia sia pure in versione bizzarra: «Ti sarò fedele a modo mio». Capita infatti che la monogamia tolleri l´apertura della coppia, un´apertura controllata, dichiarata e praticata. Nel caso di Sartre e di Simone la coppia si alimentava di affluenti minori, perché il Po, non solo rimane il Po, ma si ingrossa ad ogni rivolo che accoglie nel suo letto. La monogamia può essere liscia o gassata, ma mantiene comunque la stessa sostanza «finché morte non ci separi» anche quando il ménage è frizzantissimo, come nella vita di Franca Rame e Dario Fo al quale, per dirla tutta, bisognava forse assegnare il Nobel per la "coppialità" che, nel caso italiano, sembra diventato, a prima vista, un valore di sinistra: Fini si separa, D´Alema no; Casini si sposa e risposa, Veltroni esibisce la stessa moglie modello, vivente monumento del suo prestigio di marito; Berlusconi "una dieci cento", Prodi è con Flavia per sempre; Bossi è risposato, Bertinotti è iper-mono-ammogliato. Eppure si sa che, per tradizione, a sinistra ci si sposa con mille riserve sul matrimonio, mentre a destra il valore è più rigido e dunque più fragile: la sinistra vive di storia e la destra di miti. Nella destra, però, la coppia più visibile è quella meno visibile: la discrezione del coniugio Letta, Gianni e Maddalena. Per l´ufficio rilevante che da una vita svolge Gianni Letta, l´indiscrezione può arrivare. E si sa che Letta è il Seneca di Berlusconi, e dunque è esposto al pettegolezzo, al sospetto, al biasimo. E invece la coppia Letta, che è coppia «finché morte non ci separi», non è stata mai toccata dalla vox populi, dalla diceria, dal gossip, dal paparazzismo, da Dagospia, a differenza di tutte - ma proprio tutte - le altre coppie pubbliche italiane. Ebbene, quanto la signora Maddalena concorre ad onorare la sostanza della discrezione, che è l´identità di quella coppia? A sinistra invece le coppie-tipo sono Rutelli-Palombelli e Fassino-Serafini, anche loro «finché morte non ci separi». Ma sono più esposte, a volte scoppiate e persino con moglie e marito contrapposti. Passando da destra a sinistra, la monogamia diventa infatti flessibile e magari spugnosa, assorbe femminismi, aperture, tolleranze, si fa gommosa, forse si impoverisce come valore anche se, più frequentemente che a destra, resiste e col tempo si scopre pure eternità di coppia, magari troppo tardi, quando appunto la morte li separa, come nel finale della poesia di Montale: «Ho sceso milioni di scale dandoti il braccio / non già perché con quattr´occhi forse si vede di più. / Con te le ho scese perché sapevo che di noi due / le sole vere pupille, sebbene tanto offuscate / erano le tue». E però ci sono anche amori omosessuali, ci sono frammenti amorosi come quelli di Roland Barthes, che sono un inno e un monumento alla coppia, all´amore di coppia, alla monogamia che rimane «finché morte non ci separi» anche se non è benedetta dalla Chiesa perché è appunto monogamia omosessuale, e dunque, secondo la dottrina di Papa Ratzinger, contro natura, come se Dio fosse natura. E invece la monogamia non è di genere. L´eterno amore di Sofia Loren con Carlo Ponti è come quello di Elton John con David Furnish. La sola differenza, che alla fine non cogli più, è che Sofia e Carlo erano la tradizione della coppia, che opera automaticamente, mentre Elton e David sono la coppia-scandalo che deve trovare giustificazione anche nella testa dei due coniugi. Gli uni con la tradizione; gli altri contro la tradizione. Ma in entrambi casi vince uno solo: la coppia. E infatti Elton John dice: «La mia seconda vita, se mai mi fosse concessa, vorrei di nuovo viverla con David». E sono parole identiche a quelle che Gorz scrisse alla sua Dorine o a quelle che la moglie di Seneca dedicò al marito tagliandosi anche lei le vene per solidarietà d´amore certo, ma soprattutto per imperio di coppia che non è la giustapposizione di due individui, ma è la produzione di una terza individualità, è più di una somma, è una concrezione nuova non disaggregabile nei suoi elementi costitutivi, come la ganga dei minerali, come l´acqua che è fatta di idrogeno e ossigeno ma non è più idrogeno e ossigeno. E infatti Nerone, che aveva ordinato a Seneca di uccidersi, impedì alla signora Paolina Seneca di morire non per pietosa magnanimità, ma perché inorridito dinanzi al solo delitto che gli sembrava efferato «ac ne glisceret invidia crudelitatis», per non accrescere la sua malafama di crudeltà. La morte di Seneca era la morte del filosofo dissidente che era stato il suo maestro, era insomma un atto fisiologico al potere assoluto. Ma persino il potere assoluto ritiene dissacrante e blasfemo l´annullamento della coppia. E la mano insanguinata e oltraggiosa di Nerone si fermò solo davanti alla coppia. Uccidere la coppia significava salvare Seneca, non liberarsi di Seneca; significava infilarselo per sempre nella coscienza, come un demone. D´altra parte la coppia eterna non è solo Seneca e Paolina, c´è anche Maria e Giuseppe, che sono indissolubili persino come ipotesi, e c´è il modello quotidiano di Raimondo Vianello e Sandra Mondaini, con le loro comiche nevrosi, le liti, i sarcasmi, l´amore banale che non è bello se non è litigarello, la coppia negativa che è pensiero negativo, la monogamia che non è regale come quella di Elisabetta e Filippo ma è ancor più reale, è un´acqua benedetta che irrita quando ci si asperge, è la coppia che tutti i giorni rischia di sfasciarsi e invece, come la Turritopsis Nutricola - la medusa del Mediterraneo - tutti i giorni riorganizza le sue cellulle e ringiovanisce, per continuare a emettere umori urticanti e dispettosi «finché morte non ci separi». Francesco Merlo