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 2007  novembre 06 Martedì calendario

Bortoluzzi Roberto

• Portici (Napoli) 28 gennaio 1921, Genova 1 novembre 2007. Giornalista. Voce storica di Tutto il calcio minuto per minuto, che condusse per ben 27 anni (1960-1987) su Radio Rai. Iniziò a lavorare in Rai nel 1944: seguì nel 1954 da inviato i Mondiali di calcio in Svizzera. Ebbe per primo l’idea di coordinare i collegamenti con i vari campi di gioco in tempo reale. L’idea venne perfezionata insieme a Guglielmo Moretti e Sergio Zavoli • «[...] Bortoluzzi era il direttore di un’orchestra straordinaria. Tutto il calcio affascinava. Faceva trepidare. Regalava l’estasi e la rabbia. Lasciava soprattutto spazio alla fantasia. La virtù più importante di Bortoluzzi era la discrezione. Era sobrio, freddo, concentrato. Misurava le parole. Tutto il calcio minuto per minuto ha rivoluzionato il mondo della radio. Uno stile telegrafico, secco, incisivo, graffiante. Lì recitavano attori veri, voci indimenticabili: Carosio, Nando Martellini, Enrico Ameri, Sandro Ciotti, Claudio Ferretti, Provenzali, Adone Carapezzi, Beppe Viola... fino a Emanuele Dotto e Riccardo Cucchi. Uomini. Come Nico Sapio, che morì con i nuotatori nella tragedia di Brema. L’idea di Tutto il calcio sbocciò nel ”59 con contributi di Guglielmo Moretti, Sergio Zavoli e Bortoluzzi. Il modello fu la trasmissione fatta in occasione dell’alluvione del Polesine. Fino allora la Rai regalava ai tifosi la diretta del secondo tempo del match-clou con Nicolò Carosio. Dal 10 gennaio 1960 - inizio alle 15.30 - quella radiocronaca fu spezzata da interventi-flash dagli altri campi. Si disputava la quattordicesima giornata della serie A. Il ”campo principale” era San Siro, dove Carosio raccontava Milan-Juve. Ameri era a Bologna. Boscione ad Alessandria. Bortoluzzi dirigeva da Milano. Garbato. Autorevole. Il suo ”studio centrale” era al quinto piano del palazzo milanese della Rai di Corso Sempione. Un buco. Però incendiava il mondo. Tutto il calcio arrivava in Australia, in Cina. Bortoluzzi era nato a Portici il 28 gennaio 1921. Era un cittadino del mondo. Di padre tedesco, nonni slavi e svedesi, aveva perfino un filo di sangue spagnolo. Papà, ingegnere, progettò la sede della Rai di Corso Sempione a Milano. Per questo la famiglia si trasferì a Milano nel ”39. Anche Roberto doveva diventare ingegnere. Ma scoppiò la guerra. Dopo due anni di Politecnico, interruppe gli studi e finì nei Balcani. Il suo ritorno, in barba ai tedeschi, fu rocambolesco. Nel ”44 entrò nell’Eiar, così si chiamava allora la Rai. Si occupò presto di sport: sci, automobilismo, atletica. Ai Giochi di Helsinki raccontò la vittoria di Dordoni. Seguì da inviato, con Vittorio Veltroni, padre di Walter, Guglielmo Moretti, Nicolò Carosio, i Mondiali di calcio in Svizzera. La sua voce divenne nota. L’uomo no. Restò sempre nella penombra, meno conosciuto al grande pubblico degli uomini che dirigeva. Uscì di scena in punta di piedi. [...]» (Claudio Gregori, ”La Gazzetta dello Sport” 6/11/2007) • «[...] Quelle domeniche pomeriggio con l’orecchio incollato al transistor, quei trasalimenti per un’interruzione (’scusa Ameri, scusa Ameri”), quella gente accalcata attorno alla radio di un bar sono schegge di una cerimonia tanto emozionante quanto lontana: una sorta di colonna sonora collettiva, di linguaggio comune, di mito dell’Italia unita. Tutto il calcio metteva in scena un’idea di racconto geniale (il collegamento in diretta coi campi di calcio ritmato dall’interruzione dei gol) negli anni in cui la radio era ancora il medium egemone e occupava un posto privilegiato al centro del Paese. Lo stile e la professionalità di Bortoluzzi scandivano una specie di radiodramma dal vivo, servendo gli squisiti veleni dell’attesa e della speranza. Allora, per conoscere se la squadra del proprio cuore aveva segnato o subito un gol, bisognava percorrere tutta la litania dei collegamenti: l’attesa era misteriosa, gravida di suspense. Era un calcio raccontato in diretta ma con un pizzico di differita che ne esaltava l’apprensione, la morbosa inquietudine. [...] Bortoluzzi aveva una voce che incuteva rispetto, elegante e chiara; una voce temuta dai colleghi (si chiamavano Martellini, Ameri, Ciotti, Provenzali, Ferretti...) timorosi di lasciarsi andare a qualche guitteria (come poi invece succederà in tv a 90˚minuto), attenti a non essere rimproverati in diretta. Fra Ameri e Ciotti non correva buon sangue ma con Bortoluzzi nessuno dei due ha mai osato fare la primadonna. Dai campi della serie B, qualcuno urlava il suo spazio ma veniva tosto ridimensionato. Di Bortoluzzi conservo un caro ricordo personale. Tanti anni fa, sull’Europeo, ho scritto forse il primo pezzo di critica radiofonica su Tutto il calcio cercando di spiegarne i meccanismi, il grande fascino, il ruolo dello studio centrale. Dopo qualche giorno arrivò una sua telefonata di ringraziamento: sobria, incoraggiante, da vero gentiluomo» (Aldo Grasso, ”Corriere della Sera” 6/11/2007) • «[...] aveva coltivato ambizioni da carriera militare in Marina, poi era finito nell’orbita della Rai di Milano dove quella voce non poteva passare inascoltata. Era stato radiocronista pioniere ai mondiali in Svizzera nel ”54, poi negli anni un gruppo di lavoro che annovera nomi da firmamento (Zavoli, Guglielmo Moretti, Carosio, Martellini, Veltroni sr.) prese a ragionare sul progetto delle partite di campionato alla radio. La partenza del vero Tutto il calcio è del 1959, con più collegamenti in contemporanea, rimbalzandosi la linea: serviva un coordinatore da studio (in corso Sempione, a Milano) quello dai tratti più rassicuranti nonché decisi era lui, Bortoluzzi. [...] Proprio in uno di questi servizi, con il bianco e nero di rigore, si gusta una delle rarissime apparizioni in video di Bortoluzzi, che era schivo anzi di più. Parla a un microfono a una serata di premiazione, seduto in prima fila c’è Paolo Valenti, l’alter-ego televisivo degli anni d’oro. [...] il programma diventa, anche se con toni infinitamente più sobri e professionali rispetto a Novantesimo Minuto, anche un appuntamento quasi di costume, con i personaggi fissi, Ameri ad avere la precedenza per la partita principale e il minutaggio più alto, a seguire Sandro Ciotti per la seconda gara in ordine di importanza e poi via fino all’unica partita di serie B che l’inviato Ezio Luzi difendeva con le unghie e i denti di fronte allo strapotere della classe superiore. Gli anni di ”Clamoroso al Cibali”, delle cronache cantate da Lucio Dalla (’Vedevamo le partite contro il muro/non allo stadio”), di Ameri e Ciotti che si pizzicavano volentieri per un minuto o un’interruzione in più, fino a quella volta che Bortoluzzi, saggio e tagliente, li invitò in diretta a dirimere altrove e in altra sede le loro questioni, lui che già aveva da badare a Luzi. [...]» (Antonio Dipollina, ”la Repubblica” 6/11/2007).