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 2007  novembre 06 Martedì calendario

LODOVICO POLETTO

Non chiamatelo soltanto effetto indulto. Anche se, nella città della Mole - e nella sua provincia - nell’Anno del Signore 2006 c’è stata un’impennata di borseggi e di scippi rispetto a quelli che polizia, carabinieri e Guardia di finanza hanno conteggiato nei dodici mesi precedenti.
Tanto per capire meglio la situazione partiamo dalla variazione percentuale che è pari al 64% in più. Una bella impennata che ha sparato la cifra totale dei «casi» in esame a 17.627. Insomma: è come pensare che, nella città ancora tirata a lucido per le Olimpiadi appena finite, e dibattuta tra la voglia di cambiare pelle diventando un po’ meno industriale e un po’ più turistica, 48 persone, ogni 24 ore, si trovavano senza portafoglio, cellulare o documenti vari sfilati da un mani di velluto arrivato dal nulla. In alternativa le stesse 48 persone si sono sentite strattonare da un delinquente di strada che voleva impossessarsi della borsa, di una catenina, dell’orologio oppure del telefonino con cui uno dei 48 malcapitati stavano parlando. Insomma, da mezzanotte a mezzanotte due persone l’ora hanno «perso» un oggetto di loro proprietà.
Vista così la questione può anche impressionare, e questo specialmente se si pensa che, un anno prima, c’era soltanto una persona l’ora che subiva un simile affronto. E l’effetto Olimpiadi? La caterva di uomini in divisa che pattugliava le strade della città e di molti centri della cintura nei giorni delle gare, non è servita a nulla? E come no. Nei mesi pre Olimpici i malintenzionati sembravano spariti, volatilizzati. E non soltanto dal centro storico di Torino, dalla Medal plaza o dai luoghi classici di ritrovo del popolo olimpico. Spariti ovunque: in città e fuori. qualche mese dopo che è accaduto tutto, grazie forse anche all’indulto, che ha rimesso in circolazione una quantità di detenuti che stavano scontando pene minime per reati di strada
Il dato lo svela il quotidiano economico «Sole 24 ore», che ha elaborato e pubblicato le cifre fornite StatDel-Sdi del ministero dell’Interno. A scorrerle adesso si può osservare un affresco ricco di mille sfumature sulla criminalità in Italia - e nel torinese - nel periodo che va dal 1° gennaio 2005 al 31 dicembre del 2006.
Così dopo gli scippi vengono presi in esame i furti in casa. Che, in totale, sono stati 7.976 contro i 5.554 dell’anno prima. Tradotto in soldoni significa che, in ogni sacrosanto giorno del 2006, ci sono state 21 persone che si sono trovate con l’appartamento «visitato» dai ladri.
La statistica non spiega invece la tipologia delle rapine prese in considerazione per il conteggio. Ovvero: se sono state assommate soltanto quelle classiche - in banca, agli uffici postali, alle farmacie e ai negozi - ma anche quelle che il codice penale chiama «rapine improprie», vale a dire gli scippi e i furti che terminano con violenza sulle persone. Comunque sia la questione, nel 2006, ce ne sono state 3.337, più o meno sono 9 ogni giorno.
E gli omicidi? In totale sono stati diciotto (nel 2007 si è fermi a quota 11, a fine ottobre) con un incremento 5,9 % rispetto all’anno prima (uno in meno). Fermo restando che sono comunque sempre troppi, va considerato che da anni ormai siamo ben lontani dai numeri che si registravano in città e provincia nel periodo in cui imperversavono i clan dei catanesi e dei calabresi. E Torino, al centro di una feroce guerra tra bande, era ai primissimi posti in Italia con 48 omicidi in 12 mesi.

MASSIMO NUMA
Sono tutti marocchini, ma lo stile con cui si contendono il mercato dell’hashish rievoca abitudini mafiose. Non tollerano sgarri, né invasioni di campo. E pur di difendere il proprio territorio sono disposti a tutto. Anche a cercare di ammazzarsi a colpi di machete. Anche ad aspettare due anni per gustare meglio il sapore della vendetta.
Sono due le bande di maghrebini che si combattono per il dominio sullo spaccio del fumo. Da una parte la gang che domina a San Salvario: i «Red Dead», morte rossa, un nome americano per distinguersi dal più tradizionale «Maroud» degli avversari che spadroneggiano a Porta Palazzo. O almeno ci provano, considerata l’attività dei carabinieri della Compagnia Oltre Dora impegnati a prevenire gli episodi di microcriminalità. Ma anche ad arginare l’antagonismo tra le due pericolose bande. L’altro ieri gli ultimi due feriti. Entrambi dei Red Read: El Jermin Said (boss della banda) e il suo fedele Said El Armouni. La loro colpa? Essersi allargati troppo, fino a Porta Palazzo per rubare il lavoro ai Maroud. Ma non basta: le indagini del capitano Luigi Isacchini hanno scoperto che El Jermin Said, 26 anni, altri non è che l’aggressore di un marocchino dei Maroud accoltellato alla fine del dicembre 2005, all’interno di una focacceria a Porta Palazzo, l’Ashraf.
«I Red Dead sono originari di Casablanca - precisa Isacchini -, mentre gli altri sono di Kouribga, una zona interna al Marocco». Dopo due anni è arrivata la feroce vendetta: al nordafricano è stata recisa la mano. Solo un delicato intervento di microchirurgia, all’ospedale Cto, gliel’ha salvata. Al momento si trova in coma farmacologico. Delle altre ferite al corpo, la più seria era quella alla testa che, fortunatamente, non dovrebbe aver coinvolto il cervello. L’altro ragazzo ferito è in condizioni meno gravi e, contrariamente a quanto era sembrato in un primo tempo, le coltellate non dovrebbero aver toccato l’arteria femorale. Venticinque anni ricoverato all’ospedale Giovanni Bosco, è stato colpito con il machete anche in altre parti del corpo, in particolare al dorso e alle gambe ed ha riportato un forte trauma cranico.
Una spedizione punitiva davvero feroce quella dell’altro ieri, e per coordinare le indagini si sono recati sul posto il generale Giorgio Tesser, comandante regionale dei carabinieri e il colonnello Antonio De Vita, comandante provinciale. Assai prezioso per far fronte al conflitto tra le due gang è il controllo del territorio, grazie alla collaborazione tra la Compagnia, la Radiomobile e il Reparto operativo, guidato dal tenente colonnello Nicola Fozzi. «Il raccordo è uno dei nostri principali punti di forza» ribadisce il colonnello Antonio De Vita. Parole che tuttavia non sempre bastano a rassicurare i commercianti di Porta Palazzo. «Abbiamo saputo che si stanno fronteggiando bande organizzate - raccontano così impauriti da chiedere l’anonimato -. Comandano lo spaccio, se ci sono problemi usano la violenza. Fanno paura». Indicano i portoni di corso Regina Margherita e di via Cottolengo, dove stazionano, in apparenza inoperosi, decine di ragazzotti, dall’aria aggressiva.
«Nei giorni scorsi ci sono stati raid vandalici - rivelano - cercano di intimidirci. Se protestiamo spaccano le vetrine e danneggiano le auto. Ci auguriamo che le forze dell’ordine stronchino subito questo fenomeno, prima che prendano il controllo di tutto il quartiere. Le risse sono all’ordine del giorno, anche se mai così sanguinose come quella di domenica».