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 2007  novembre 06 Martedì calendario

Professore Luigi Luca Cavalli Sforza, lei è uno dei maggiori genetisti del mondo: il Dna è destinato a scatenare i fantasmi sulla razza? Watson è il primo di una futura lista di scienziati politicamente scorretti? «Lo conosco bene, Watson

Professore Luigi Luca Cavalli Sforza, lei è uno dei maggiori genetisti del mondo: il Dna è destinato a scatenare i fantasmi sulla razza? Watson è il primo di una futura lista di scienziati politicamente scorretti? «Lo conosco bene, Watson. un po’ matto. D’altra parte suo figlio - l’ha detto lui - è schizofrenico. Quindi almeno uno dei genitori dev’essere un po’ instabile». Le razze esistono o no? «No. Esistono le popolazioni e i gruppi etnici». Qual è la differenza? «Le popolazioni si misurano in base a differenze statistiche e genetiche, i gruppi etnici a diversità culturali». Siamo sicuri che i due concetti «buoni» non si confondano con quello del passato? «Nessuna confusione. Le differenze genetiche sono casuali, mentre quelle culturali, che sono prevalenti, sono reversibili». Il Dna, comunque, cambia: che cosa rivelano le diversità? «Adattamenti ad ambienti diversi, dovuti ai climi e anche alle diete». Per esempio? «La pelle scura che si è schiarita, mentre l’uomo si spostava al Nord, o le narici pronunciate negli ambienti umidi e quelle sottili dove l’aria è secca. Sono esempi di come lavora il Genoma». Lineamenti a parte, il tabù è l’intelligenza. Si troverà il gene - o i geni - dell’intelligenza? «Sono tanti. Al momento non sappiamo trovarli, ma li troveremo». E intanto? «Ci basiamo sul Quoziente d’Intelligenza, un test inventato un secolo fa dallo psicologo francese Binet, che lo immaginò per stabilire se un bambino dovesse frequentare una scuola normale oppure speciale. Ma il Q.I. non è assolutamente adatto a dare una definizione precisa dell’intelligenza di un individuo». Che cos’è l’intelligenza? «In realtà esistono intelligenze specifiche: è probabile che Mozart fosse geneticamente diverso da un genio della matematica o della pittura». L’intelligenza si trasmette da una generazione all’altra? «Per circa un terzo è un’eredità di origine genetica, per un altro terzo è di origine culturale (la famiglia di provenienza e la società) e l’ultimo terzo è composto dalla storia individuale». Queste percentuali che cosa significano? «Che è bassa l’importanza dell’ereditarietà. Quando si fecero i primi test sui giapponesi, si scoprì che erano di 11 punti più brillanti degli americani. La conclusione è che hanno scuole migliori». Tornando a quel terzo di Dna, che cos’ha scoperto il suo progetto «Human Genome Diversity Project»? «Che le differenze genetiche nelle popolazioni sono dovute a flussi genetici casuali, come rivelano i fenotipi, cioè i caratteri esteriori. C’è però una relazione tra geni e geografia: più breve è la distanza tra due individui, più simile è il Dna». Quante popolazioni ha individuato? «Cinquantadue». Che cosa si aspetta di ottenere dalle varietà genetiche che via via scoprite? «Di migliorare i trattamenti terapeutici e tracciare la storia dell’umanità». Non ci sono più dubbi che siamo tutti africani? «No. La storia è cominciata là, poi ci siamo spostati, circa 50 mila anni fa». E la lotta alle malattie? «Novantatré laboratori hanno già usato i nostri dati per la ricerca medica: abbiamo iniziato nel ”91 e lo studio continua». Da allora lei, che non smette di ridicolizzare il concetto di razza, è stato più volte accusato di razzismo: perché? «Tra gli indiani d’America si era diffusa la paura che la raccolta dei campioni genetici peggiorasse la loro situazione. E in Canada una fondazione ci aveva sospettato di ”biopiracy” e cioè che vendessimo il Dna alle industrie». Ma voi non l’avete fatto, giusto? «Esatto. I dati sono per tutti». Studiare il Dna significa anche manipolarlo: c’è una prospettiva futuribile che la preoccupa? «Dovremo manipolarlo per combattere molti mali, dall’ipertensione al cancro». Si costruiranno uomini perfetti? «Prima di cambiare un po’ di geni dovremo pensarci bene e comunque ci vorranno decenni. Piuttosto penso che, se un bambino deve nascere con gravi malattie, è stupido metterlo al mondo». E l’opposizione, soprattutto italiana, agli Ogm? « da 10 mila anni che manipoliamo piante e animali. Ci vogliono solo i giusti controlli, ma abolire gli Ogm sarebbe come abolire i farmaci e le farmacie».