Corriere della Sera 6/11/2007 - Lettere, 6 novembre 2007
La spesa militare e gli obiettivi strategici Proprio per un dovere di completezza, cui fa riferimento nella lettera il dott
La spesa militare e gli obiettivi strategici Proprio per un dovere di completezza, cui fa riferimento nella lettera il dott. Martinelli ( Corriere, 5 novembre), va precisato che la spesa militare va ben oltre il bilancio preventivo del ministero della Difesa. Parte delle spese per armamenti, 1,3 miliardi di euro, sono allocate nel bilancio del ministero dello Sviluppo economico, mentre i costi delle missioni all’estero, un miliardo, sono nel bilancio del ministero dell’Economia. Dunque, nel 2008 la spesa militare aumenterà di oltre un miliardo e mezzo di euro, di cui 683 milioni per le nuove armi (4,5 miliardi in totale) e 160 milioni per l’esercizio (2,5 miliardi in totale). Anche nel 2007 si è avuto un forte incremento per la spesa in armamenti (+116%), e per l’esercizio, cui la Finanziaria 2007 aggiunse 400 milioni di euro, per il 2007, e 500 milioni, per il 2008 e il 2009. A tali cifre si sommano quelle seguenti ai vari assestamenti di bilancio nel corso dell’anno: 500 milioni in più nel 2006, e, nell’ultimo assestamento del 2007, un miliardo di euro. Inoltre, la ripartizione della spesa tra personale e investimento è molto meno squilibrata di quanto si sostiene e, soprattutto, risulta in linea con quella dei principali Paesi Nato ed Ue. Ad esempio, Parisi sostiene che spendiamo il 60% in stipendi, ma, in realtà, se escludiamo i carabinieri, come il ministro fa in altre occasioni, solo intorno al 50% va in stipendi, mentre i costi degli armamenti superano il 20% del totale, più della Germania e poco meno di Francia e Gran Bretagna. Sempre la Germania, con un Pil del 61% superiore a quello italiano e con più soldati all’estero, spende in assoluto per gli armamenti solo il 4% in più (4,7 miliardi). Ma la questione della spesa militare non è solo finanziaria, è anche strategica, riguardando il ruolo internazionale dell’Italia. I programmi in attuazione e quelli previsti per il futuro, incentrati sulla costruzione di un dispendioso potere aeronavale di «proiezione della forza» (vedi al proposito anche l’introduzione della seconda costosissima portaerei Cavour), moltiplicano la potenza di fuoco delle FF.AA., ben oltre la necessità delle missioni di peacekeeping. Sarebbe, allora, il caso di chiedersi quali siano gli obiettivi strategici che stanno dietro queste spese, visto che, anziché modificare lo strumento militare sulla base della trasformazione della strategia nazionale, sembrerebbe che siano le nuove Forze armate a condizionare le scelte di politica estera. Piuttosto che aggiungere nuovi costosi programmi, come quello del cacciabombardiere joint strike fighter, che costerà 10-15 miliardi, bisognerebbe concentrarsi sul funzionamento di quello che esiste e sulle condizioni di vita inadeguate dei nostri soldati. A meno che qualcuno non creda che l’Italia debba candidarsi a un impossibile e anacronistico ruolo di grande potenza. On. Severino Galante Commissione difesa della Camera dei deputati