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 2007  novembre 06 Martedì calendario

PECHINO

La data di ieri va conservata nella memoria: una svolta nella storia del capitalismo globale. Petrochina si è quotata a Shanghai (dopo New York e Hong Kong) ed è diventata la società con la maggiore capitalizzazione al mondo. Il valore di Petrochina sul mercato azionario è di un trilione di dollari, mille miliardi, più di due volte quello di Exxon Mobil (seconda nella classifica, con «appena» 488 miliardi dollari) e superiore alla somma fra Exxon Mobil e General Eletric (terza in classifica con 420 miliardi di dollari), due pilastri della locomotiva americana. Se poi si allargano un pochino gli orizzonti si può aggiungere, solo a dettaglio, che tutta la Borsa russa raggiunge a fatica il colosso dell’energia con la targa del Dragone.
Una performance compiuta nel giro di una mattinata, sorprendente per le dimensioni, per i tempi, per le condizioni che l’hanno accompagnata. Petrochina ha lanciato la sua Ipo e si è presentata al via con una quotazione di 16,70 renminbi, ha chiuso a 43,96 (toccando anche 48) con un balzo del 163%.
 stato trattato solo il 2,2% del capitale, quattro miliardi di titoli collocati, la quota riservata al mercato. Nonostante ciò la Borsa di Shanghai è arretrata del 2,48%. Tali ragioni e tali anomalie (quasi fantascienza) inducono gli analisti a frenare gli eccessi di ottimismo e il premier cinese Wen Jiabao a dichiarare che Pechino adotterà «le misure necessarie a prevenire le bolle finanziarie e a evitare drammatiche fluttuazioni». Un richiamo che nasconde fondate preoccupazioni.
Shanghai raccoglie gli appetiti della speculazione e i sogni dei piccoli risparmiatori cinesi, inesperti e incauti al banco della lotteria: se il Toro si sgonfia la valanga rischia di travolgere il governo. Un domino pericoloso.
Il sorpasso ai vertici della top ten mondiale c’è stato e, almeno sulla carta, è rivoluzionario. Petrochina è una società ricchissima e solida, ha più di 400 mila dipendenti, promuove e gestisce attività di ricerca, di esplorazione e di produzione in Cina (i due terzi del greggio estratto e lavorato, il 71% in riserva ovvero 20 miliardi di barili, oltre a 17 mila stazioni di rifornimento, 29 raffinerie e 8500 chilometri di gasdotti), in Asia, in Africa. Crea profitti e remunera gli investitori: lo Stato innanzitutto che è suo il padre padrone.
Petrochina è una «global company» giovane, nata appena sette anni fa, proprio il 5 novembre 1999 (i cinesi stanno bene attenti alle ricorrenze), con i forzieri pieni di valuta e di progetti. dell’inizio di ottobre l’annuncio che entro il 2010 investirà più di un miliardo di dollari in energie alternative, equivalenti a 3 milioni di tonnellate di petrolio. la forza di questi colossi cinesi: sanno guardare al futuro. Modello perfetto di efficienza e di realismo, player di complesse strategie e di giochi internazionali ai quali la Cina si dedica con dinamica diplomazia per garantirsi le forniture di materia prima necessarie alla sua economia. Petrochina compete senza problemi e senza scrupoli, obbedendo al principio che la politica è la politica e gli affari sono affari, binari diversi: ad esempio nel Sudan dove è saldamente presente e dove collabora sia pure in via indiretta con un regime sanguinario. Circostanza che le procura ricadute negative a livello di immagine. In Svizzera le banche che l’hanno affiancata nell’«operazione Borsa Shanghai» sono state sottoposte a un fuoco di fila di critiche e censure. Per disegnare le strategie economiche si avvale di consulenti e di cervelli reclutati in ogni angolo del capitalismo maturo, nel suo board siede Franco Bernabè, ex presidente Eni. Una brochure imperiale: guadagni in crescita del 20% quest’anno, del 15 (previsto) il prossimo.
Lo scatto di Petrochina era nell’ordine delle cose per come lo avevano preparato e presentato, per il trend di espansione negli ultimi mesi. Eppure, per il battesimo a Shanghai, gli esperti si erano mantenuti cauti, condizionati dalle quotazioni stellari del barile di petrolio. «Il prezzo di apertura è troppo alto» avevano pronosticato. La realtà è andata ogni immaginazione. Probabilmente Warren Buffet, guru della finanza americana, ora è lì a mangiarsi le unghie. Qualche mese fa ha ceduto la partecipazione, un bel pacchetto di azioni Petrochina. Ha moltiplicato per otto l’investimento iniziale. Che colpo. Oggi, però, a Shanghai lo avrebbe moltiplicato per cento.
PRESIDENTE
Jiang Jiemin, 53 anni, economista, è presidente di Petrochina dal maggio 2004