Massimo Sideri, Corriere della Sera 6/11/2007, 6 novembre 2007
MILANO – È
rottura completa tra Abi e associazioni dei consumatori sulla portabilità dei mutui, uno degli aspetti più innovativi della legge Bersani. Ad alzarsi dal tavolo con banche e notai sono state le stesse associazioni ieri visto che «da parte degli istituti di credito non c’era nessuna volontà di procedere nel rispetto del decreto sulle liberalizzazioni » come ha fatto sapere Rosario Trefiletti, presidente di Federconsumatori.
L’Abi non si è scomposta. E in serata ha fatto sapere, in pratica, di essere pronta ad andare avanti da sola. «Stiamo ultimando la procedura raccomandata per la portabilità delle operazioni di mutuo come previsto dalla legge Bersani» hanno scritto in un comunicato. «Si tratta di una procedura operativa finalizzata a garantire semplicità, certezza applicativa e velocità realizzativa per i clienti che intendano sfruttare le nuove opportunità dettate dalla legge». Nessun accenno alla questione dei costi per i clienti, l’aspetto che ha spinto i consumatori ha rompere la trattativa. «Il nodo resta il costo della portabilità e della possibilità di rinegoziare lo stesso contratto magari con l’allungamento delle scadenze» dice Trefiletti. «Secondo le nostre segnalazioni – continua – le banche oltre alle penali vogliono aprire nuove pratiche anche quando il cliente è lo stesso. Senza considerare il costo dei notai».
In effetti i notai avevano mostrato la propria disponibilità a far calare le proprie tariffe fino a 250-300 euro, una cifra considerata in ogni caso alta dalle associazioni che lottano per il quasi-azzeramento dei costi della portabilità. E sì che dopo il richiamo dello stesso governatore di Bankitalia, Mario Draghi, sul pericolo delle sofferenze in aumento per le famiglie italiane, il meccanismo della portabilità, permettendo ai clienti di trasferire lo stesso mutuo a una banca diversa che applica delle condizioni migliori, potrebbe funzionare da paracadute «sociale » in questo momento.
In realtà la legge Bersani, come già sulla questione della simmetria dei tassi attivi e passivi, non era riuscita a far svanire tutti i dubbi interpretativi sulla questione dei costi. Tanto che in ambito governativo si starebbe pensando anche a un emendamento. Intanto ieri anche il ministero dello Sviluppo economico è sceso in campo sulla «querelle» sottolineando che la legge Bersani «deve diventare realtà» salvaguardando però gli aspetti di «economicità » del meccanismo. Resta dunque da vedere se la procedura «light» annunciata a breve dalle banche comporterà anche un alleggerimento dei costi oppure no.