Giornali Vari, 22 ottobre 2007
Anno IV - Centonovantunesima settimanaDal 15 al 22 ottobre 2007Iraq In Iraq sta scoppiando una seconda guerra, a nord, tra turchi e curdi
Anno IV - Centonovantunesima settimana
Dal 15 al 22 ottobre 2007
Iraq In Iraq sta scoppiando una seconda guerra, a nord, tra turchi e curdi. Ribelli curdi del Pkk hanno prima ucciso 17 militari in uno scontro nel sud-est turco, poi hanno gettato bombe su un corteo nuziale. I turchi hanno risposto sconfinando in Iraq e prendendo a cannonate (85 colpi) villaggi curdi di confine. I turchi hanno 65 mila soldati schierati in permanenza al confine con l’Iraq. Gli osservatori temono seriamente l’apertura di un secondo fronte iracheno, a nord: c’è infatti tensione tra turchi e americani dopo che la commissione Esteri del congresso Usa ha votato una risoluzione che definisce ”genocidio” il massacro degli armeni da parte dell’impero ottomano durante la Prima guerra mondiale. Saputo di quel voto (puramente simbolico), il presidente turco ha adoperato la parola «inaccettabile» e Bush subito s’è dichiarato «dispiaciuto» e ha invitato il Congresso a ripensarci, dato che un voto definitivo favorevole agli armeni potrebbe «mettere a repentaglio la sicurezza dei soldati in Iraq». Domenica scorsa, l’intensificarsi - atteso - dello scontro tra governo turco e Pkk, con lo sconfinamento in Iraq e la possibilità assai concreta di una complicazione ulteriore del garbuglio iracheno. Si tenga conto che allargare il conflitto con i curdi potrebbe costare ai turchi l’ammissione alla Ue, alla quale quel paese tiene moltissimo.
Curdi I curdi sono un’etnia molto grande divisa tra Turchia, Iran, Siria e Iraq, paese questo di cui occupano la parte settentrionale, quella più ricca di petrolio. In Turchia sono rappresentati da parecchie formazioni, ma una di queste - il Pkk - reclama la liberazione dei curdi e la creazione di uno stato indipendente, detto Kurdistan e autonomo da turchi, iracheni, iraniani e siriani. Il Pkk ha origini maoiste e resta una formazione marxista con forti connotazioni guerrigliere e terroriste. D’altra parte il governo turco l’ha ferocemente perseguitato negli ultimi trent’anni, con torture, condanne a morte, sgombero violento di villaggi, ecc.
Prodi Il governo Prodi è talmente alle strette che lo stesso presidente del Consiglio ha confessato a Piero Sansonetti e Gabriele Polo (direttori dei giornali "Liberazione" e "manifesto") di essersi rassegnato: «Berlusconi ha vinto, è riuscito a comprarsi sette senatori». Con il verbo "comprarsi" Prodi intendeva che sul serio Berlusconi ha dato dei soldi a sette eletti di Palazzo Madama per trascinarli dalla sua parte. Berlusconi ha smentito e spiegato di avere, casomai, solo «offerto un tetto a chi non ce l’aveva più». Il capo del centro-destra prevede la caduta del governo a metà novembre, quando si farà più serrato il confronto sulla legge Finanziaria.
Mastella-Di Pietro La sconsolata confessione di Prodi porta la data di giovedì 18 ottobre. Sabato 20, chiamati a raccolta - appunto - dai quotidiani "manifesto" e "Liberazione", hanno sfilato lungo le strade di Roma molte migliaia di persone per reclamare una diversa politica del welfare e delle pensioni, in pratica per condannare l’accordo sottoscritto il 23 luglio da governo e sindacati e già approvato dall’81 per cento dei lavoratori. Il giorno dopo, domenica, è scoppiata l’ennesima lite fra il ministro della Giustizia Mastella e il ministro delle Infrastrutture Di Pietro. Casus belli: il giudice catanzarese De Magistris. Costui ha fatto sapere di aver messo sotto inchiesta non solo Prodi, ma anche Mastella, per abuso d’ufficio, finanziamento illecito ai partiti, concorso in truffa nell’ambito di finanziamenti europei e nazionali. In seguito a questa notizia, il procuratore di Catanzaro gli ha tolto il fascicolo, avocandolo a sé. Di Pietro ha criticato l’interferenza nel lavoro del magistrato (già sotto inchiesta del Csm per volere dello stesso ministro) e Mastella gli ha risposto a brutto muso che lui non ha da nascondere «finanziamenti da cento milioni o Mercedes», allusione pesante a vecchi guai di Di Pietro da cui peraltro il ministro è uscito perfettamente indenne. Di Pietro ha chiesto a Prodi di intervenire e, mentre scriviamo, non sappiamo se Prodi interverrà e come. Riferiamo l’episodio, dunque, soprattutto per mettere al corrente il lettore dell’effettivo, incontrovertibile sgretolamento del governo e della sua maggioranza, ferito a morte dai contrasti interni e dal sorgere di una figura politica troppo forte e destabilizzante, quella del nuovo segretario del Pd Walter Veltroni.
Svizzera Nelle elezioni parlamentari svizzere ha vinto Christoph Blocher, 67 anni, miliardario della chimica, non semplicemente di destra, ma addirittura razzista: non vuole gli stranieri, non vuole l’Europa e alla domanda se non abbia in mente di fare il dittatore ha risposto: «No, ma solo perché sono troppo vecchio». La sua piattaforma xenofoba ha preso quasi il 30 per cento e un numero di seggi che probabilmente gli permetterà di evitare l’alleanza con i socialisti. I socialisti - se andrà davvero così - resterebbero fuori dal governo per la prima volta da molti anni.
Polonia In Polonia il potere dei famosi gemelli reazionari Kaczynski è uscito dimezzato dalle elezioni politiche: ha vinto il liberale Donald Tusk, con una piattaforma che promette apertura all’Europa, modernizzazione, economia di mercato. L’avversione ai Kaczynski (anti-europei e anticomunisti al limite del maniacale) ha provocato una corsa alle urne: è andato a votare il 55% dei polacchi, percentuale notevolissima se confrontata al misero 40% di due anni fa. Tusk non avrà comunque vita facile: il gemello Jaroslaw se ne torna a casa (cioè guiderà l’opposizione in Parlamento), ma il gemello Lech resta presidente della Repubblica e ha già fatto sapere che ostacolerà con ogni cavillo possibile le aperture promesse dal vincitore.
Francia Cécilia Ciganer-Albeniz e Nicolas Sarkozy si sono separati, consensualmente, la settimana scorsa e hanno così posto fine a una lunga telenovela, cominciata già in campagna elettorale e proseguita poi con frastuono mediatico sempre più assordante: Cécilia che non vuole fare la first lady, Cécilia che non vota, Cécilia che va in Libia a salvare le infermiere bulgare, Cécilia che però non segue il marito nel viaggio a Sofia, Cécilia che marca visita persino a casa dei Bush, eccetera eccetera. Nel giorno dell’annuncio ufficiale - pianificato come tutta la vicenda dal segretario generale dell’Eliseo Claude Guéant - Cécilia ha rilasciato due interviste, a Elle e al quotidiano Est Republicain, e s’è fatta fotografare ex novo da Paris Match. Ha raccontato di essere innamorata del’aitante pubblicitario Richard Attias, col quale fuggì a New York già nel 2005, come rivelò all’epoca - con tanto di scatti clandestini - Paris Match. La riconciliazione di quella volta sarebbe avvenuta sulla base di un accordo ferreo: lei avrebbe aiutato il marito a diventare presidente e, raggiunto lo scopo, avrebbe riavuto la sua libertà. La signora ha 50 anni, due figlie da un precedente matrimonio con un presentatore tv molto celebre in Francia e ora defunto, e un figlio col presidente francese. Sarkozy, che apparirebbe dignitosamente vittima in questa vicenda, l’ha tradita dal canto suo - e piuttosto pubblicamente - parecchie volte.
Ferrari La Ferrari e il suo pilota finlandese Kimi Raikkonen hanno vinto la Formula 1, laureandosi campioni del mondo. Vittoria del tutto inaspettata: Lewis Hamilton, giovane debuttante della McLaren, è stato in testa per tutto il campionato e s’è fatto superare proprio all’ultima corsa, il GP del Brasile.