Varie, 4 novembre 2007
MEDA
MEDA Alberto Lenno Tremezzina (Como) 1945. Designer • «Nasce ingegnere, per questo gli piace il design utile. Alberto Meda ha vinto due ”Compassi d’oro” (nel 1989 e nel 1994 per le lampade Lola e per la serie Metropoli, entrambe di Luceplan) e numerosi altri premi. Ha lavorato per marchi celebri, Alfa Romeo Auto, Alessi, Philips, Kartell. La sua Solar bottle, disegnata insieme al giovane argentino Francisco Gomez Paz, ha vinto l’Index Award 2007 nella categoria ”casa”. Purifica l´acqua, la rende disponibile, ed è pure bella. La sua ”bottiglia solare” sembra segnare un cambiamento di rotta nella sua produzione. così? ”Il design non è solo mettere in forma un’idea, ma creare oggetti che stabiliscano relazioni umane: una ”tensione” che mi è sempre piaciuta. Questa bottiglia forse la rappresenta nella maniera più estrema, e anche poetica. banale in sé, è appunto una bottiglia e in pvc, però sintetizza molti discorsi importanti: tecnologia, estetica, utilità e sostenibilità. Esposta al sole, purifica l’acqua contaminata e la rende potabile con un sistema brevettato da una ditta svizzera, Sodis (Solar Water Disinfection). Il contenitore ha una doppia faccia: una trasparente che raccoglie i raggi Uva e l’altra riflettente metallica per sfruttare i raggi del sole. La forma piatta l’abbiamo pensata per il trasporto e anche lo stoccaggio. C’è una maniglia per portarla, ma che può anche diventare base angolare per migliorare l’esposizione. In sei ore i quattro litri di acqua dentro vengono puliti dagli agenti patogeni che causano diarrea, epatite A, dissenteria, colera [...] Un sesto del mondo non ha accesso a acqua potabile, è uno dei molti problemi che ci riguardano oggi, che dovrebbero essere presenti a chiunque agisca in questa realtà. Aziende e designer non possono fare altro che muoversi in maniera integrata in una società che diventa sempre più complessa. E piena di limiti nel paradosso della sua abbondanza: ma questi limiti possono essere declinati in vantaggi. il nostro contesto questo, è la consapevolezza cui non possiamo rinunciare: progettare è una competenza che richiede responsabilità e doveri. Una macchina fotografica con un angolo più ampio. Nel dopoguerra, in un’epoca di ottimismo e di ricostruzione, il progettista era chiamato a rispondere insieme a dei desideri e a dei bisogni. La Vespa, la 500, le lampade e le sedie di Castiglioni, la Bic, i post-it sono state dimostrazioni pratiche di un sentire molto forte e molto coeso: innovazione, tecnica, utilità. Poi nella sbornia dei decenni successivi, purtroppo si è in molti casi persa quell’aspirazione originaria del design che pensava a risolvere i problemi, guardava alla funzione e al rapporto degli oggetti con l’uomo. Nella perdita dello scopo, la nascita di opere che hanno soddisfatto più il narcisismo degli artisti che i bisogni della vita. Credo che adesso le cose stiano cambiando, l’industria stessa si attrezza per creare soluzioni utili, etiche, vere [...] La crescita non si misura più solo in termini di prodotto, ma di valori sociali e relazionali. Ma questo non significa arrestare lo sviluppo. Il bel libro dell’architetto americano William McDonough e del chimico tedesco Michael Braungart ci suggerisce un’altra strada: un albero produce migliaia di semi per garantirsi la riproduzione e questa sovrabbondanza non rappresenta uno spreco, ma un’opportunità perché rende disponibili materia ed energia per altri organismi viventi. Dalla Culla alla culla è un bel titolo anche per i designer: costruire oggetti che siano nutrimento”» (Alessandra Retico, ”la Repubblica” 4/11/2007).