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 2007  novembre 03 Sabato calendario

APERTURA FOGLIO DEI FOGLI 5 NOVEMBRE 2007

in vigore da venerdì un decreto che dà ai prefetti il potere di espulsione dei cittadini comunitari per ragioni di sicurezza. stato varato dopo la tragedia di Giovanna Reggiani, 47 anni, seviziata da un romeno, gettata in un fosso a Tor di Quinto e poi morta dopo un giorno di coma. Stefano Rodotà: «Non ”necessario e urgente” fino alla sera prima (sono questi i requisiti di un decreto), il provvedimento lo diventa dopo il brutale assassinio di Roma. Poiché si deve supporre che il governo conoscesse già i dati riguardanti i reati commessi dai romeni, sui quali si è tanto insistito in questi giorni, la conclusione obbligata è che si è utilizzato lo strumento del decreto unicamente per rispondere all’emozione dell’opinione pubblica». [1]

A Roma gli immigrati romeni sono meno del 30% (70.000 su 250.000) ma commettono il 75% dei reati. [2] Miriam Mafai: «Le statistiche purtroppo parlano chiaro: negli ultimi mesi i romeni sono diventati i tristi protagonisti dell’attività criminale. Nella lista nera del Viminale sui reati commessi tra gennaio 2006 e giugno 2007 sono in testa negli omicidi, rapine, furti, estorsioni, sequestri e sfruttamento della prostituzione». [3] Quella romena è la prima nazionalità straniera tra i denunciati e arrestati sia per il reato di violenze sessuali (sono il 16% degli stranieri e il 6,2 del totale), sia per gli omicidi volontari (15,4 e 5,3%). [4]

Quella romena è la prima minoranza immigrata in Italia: con 556 mila presenze rappresenta il 15,1% degli stranieri. [4] Cristian David, ministro dell’Interno romeno: «Dobbiamo guardare le cose in modo oggettivo: non sono accaduti fatti particolari o diversi rispetto alla crescita della comunità romena in Italia. In pratica, dai dati a nostra disposizione: dal 2004 i romeni in Italia sono triplicati. normale che i reati siano cresciuti in modo proporzionale. I reati commessi pro rata (ogni centomila persone) secondo i nostri dati sono gli stessi». [5]

Facendo parte dall’inizio dell’anno dell’Unione europea allargata, ogni romeno può entrare nel nostro Paese mostrando la sola carta d’identità. [6] Luca Lippera: «L’Italia nel 2006 ha espulso ben 58 mila romeni perché si erano ”macchiati” di qualcosa. Nelu Pop, Capo della Polizia di Frontiera, ha rivelato che ”solo 153 persone sono state fermate alle dogane mentre cercavano di tornare in Italia”. Dal 1° di gennaio la frontiera non c’è più. ” plausibile - ammette il funzionario - che da quel giorno in poi siano rientrati da voi. Ecco perché l’Italia registra un picco nei reati”». [7]

I furti e gli scippi sono diminuiti del 26%. Le rapine non ci sono più. E sono in calo anche le violenze sessuali. Sono i dati della criminalità in Romania nei primi sei mesi 2007, confrontati con lo stesso periodo del 2006, resi noti dall’ispettore generale della polizia romena Gheorghe Papa: «Noi abbiamo investito: in due anni abbiamo assunto 5.000 poliziotti in più, il 90% dei quali lavora sulle strade». E poi: «Sistemi legislativi più permissivi hanno probabilmente attirato all’estero soggetti criminali». [8] Dumitru Ilinca, responsabile per la comunità romena del Partito immigrati: «Nel mondo criminale c’è un passaparola e il vostro Paese viene considerato quello dove tutto è permesso. Si sa che, anche se la polizia ti prende, poi in un modo o nell’altra riesci a uscire dal carcere. Pure l’indulto ha dato un messaggio sbagliato ai delinquenti. Come dire: ”Venite, venite, tanto la farete franca”». [9]

Com’è stato possibile che tanti romeni siano arrivati in Italia? Dov’è la falla? Franco Frattini, ex ministro degli Esteri del governo Berlusconi e ora vicepresidente della Commissione Ue: «Quando un nuovo Paese entra nella Ue, gli altri rimanenti Stati devono decidere una cosa molto importante e cioè se ammettere i lavoratori del nuovo Paese membro oppure adottare quella che si chiama una moratoria. Cioè dire: per 4 anni i romeni in Italia a lavorare non ci entrano. Possono venire per turismo, ovviamente muniti di passaporto. Possono venire per vacanza, per andare ad un teatro ma non possono insediarsi. Questa decisione, per i dieci nuovi Paesi che sono entrati nel 2004: Polonia, Ungheria, Repubblica Ceca eccetera, l’hanno adottata molti Paesi comunitari, tra cui l’Italia». [10]

Quella che in gergo tecnico si chiama clausola ”standstill” è stata applicata nei principali Stati europei per frenare l’arrivo in massa di romeni e bulgari. Salvatore Dama: «Anche l’Italia l’aveva introdotta, ed era nei progetti del governo di Silvio Berlusconi estenderla subito agli ultimi entrati nell’Unione europea. Soprattutto per impedire l’invasione dei rom. Poi però è arrivato Romano Prodi. E le cose sono cambiate. Il Professore, alla vigilia dell’adesione di Romania e Bulgaria alla Unione europea, ha ritenuto che non fosse in arrivo alcuna invasione. Ha cancellato la moratoria del centrodestra verso i dieci paesi entrati nel 2004, evitando così che la stessa si applicasse automaticamente anche a bulgari, romeni e zingari». [11]

Esposto alle critiche dell’opposizione e ai dubbi dell’opinione pubblica, il governo parla di «un altro equivoco montato dalla destra». Amato: «Le regole predisposte in sede europea consentono la moratoria solo per chi si muove da un paese all’altro per ragioni di lavoro. Se accampa altre ragioni, un cittadino comunitario (come è a tutti gli effetti un romeno) si può comunque trattenere nel Paese in cui è arrivato. La verità è che la moratoria fu pensata solo per i lavoratori, sul presupposto che gli ingressi per turismo e per studio fossero davvero tali. Ma nessuno, né a Roma né a Bruxelles e in tutte le altre capitali europee, aveva immaginato che questo sarebbe diventato un ”by-pass” per migliaia e migliaia di persone, che l’hanno usato a prescindere, per trasferirsi da un Paese all’altro». [12]

Il decreto varato la scorsa settimana riprende lo schema delle norme di attuazione della direttiva comunitaria del 2004 sul diritto di circolazione e di soggiorno dei cittadini comunitari (romeni compresi), in vigore dal marzo di quest’anno, con due significative integrazioni. Rodotà: «La prima riguarda l’attribuzione del ”potere di allontanamento” non più al solo ministro dell’Interno, ma pure al prefetto (una figura di cui si continua chiedere la scomparsa e che, invece, ottiene così una nuova e forte legittimazione). La seconda, ben più incisiva, consiste nell’ampliamento delle cause che permettono l’allontanamento del cittadino comunitario, riassunte nella formula dei ”motivi imperativi di pubblica sicurezza” che derivano dall’aver ”tenuto comportamenti che compromettono la tutela della dignità umana o dei diritti fondamentali della persona umana ovvero l’incolumità pubblica, rendendo la sua permanenza sul territorio nazionale incompatibile con l’ordinaria convivenza”». [1]

L’allontanamento per chi non ha i mezzi sufficienti per mantenersi, previsto dalla direttiva, pone due problemi. Amato: «Il primo: l’accertamento sulla sussistenza di quei mezzi riguarda solo chi è in Italia da almeno tre mesi, e questo crea già un ginepraio giuridico. Se il cittadino è arrivato da un Paese dell’area Schengen mi può dire che è arrivato in Italia da tre giorni, e io non ho strumenti per verificare se dice la verità o mente. Il secondo problema: l’istituto dell’allontanamento è debolissimo, perché non è accompagnato dal divieto di rientro. vero che la Francia ha introdotto l’allontanamento, ma io ricordo che quando lo varò la tv francese intervistò alcuni romeni che dicevano: ci hanno cacciato dandoci 500 euro, ne abbiamo spesi 150 di treno per tornare a Parigi, alla fine ci abbiamo guadagnato 350 euro!». [12]

Se Nicolae Romulus Mailat (l’assassino della Reggiani) fosse stato fermato da un poliziotto prima dell’omicidio ma con il decreto legge del governo già in vigore, probabilmente sarebbe rimasto in Italia. Alfredo Mantovano (senatore di An): «Se un poliziotto incrocia un comunitario lo può allontanare solo se ritenuto pericoloso per la sicurezza pubblica. L’allontanamento consiste nella notifica di un provvedimento che intima entro 30 giorni l’uscita dal paese. Esattamente quanto accade agli extracomunitari che sbarcano a Lampedusa o in Sicilia. Solo l’uno per cento obbedisce». [13]

Il decreto, «taglia le ”punte” più alte, ma deve essere chiaro a tutti che il fenomeno gigantesco che abbiamo di fronte è di un’altra dimensione...». Amato: «Siamo in presenza di un fenomeno epocale, che ci coglie tutti impreparati. La direttiva europea, come del resto la moratoria, partivano dal presupposto che fosse necessario disciplinare l’immigrazione di singole persone, o tutt’al più di singole categorie: il medico romeno, l’infermiera polacca, l’operaio albanese, e così via. Ma nessuno immaginava di dover fronteggiare 500 mila poveracci, che in un anno hanno lasciato la Romania per trasferirsi in Italia. Ha voglia il buon Frattini, ad accusarci per una direttiva, che tra l’altro lui stesso ha contribuito a elaborare! Io e lui, insieme, le abbiamo studiate tutte, in questi mesi, per capire e fronteggiare il fenomeno. Ma di fronte a questa miseria umana, e che come è accaduto a Roma diventa anche cattiveria umana, tutti i meccanismi saltano, e nessuno strumento di quelli che avevamo messo in campo riesce a ”mordere” davvero...». [12]

Qual è, dunque, la legge che manca? La legge di cui un Paese moderno, che non può più rinunciare a una quota di immigrazione, deve dotarsi? Marzio Barbagli, sociologo esperto di immigrazione, criminalità, famiglia: «Abbiamo bisogno di un sistema di norme che favoriscano l’integrazione degli immigrati nel tessuto nazionale, dotandoli anche di diritti politici. Se uno non ha reti amicali, sociali, familiari di riferimento, commette reati più facilmente. Faccio l’esempio del furto. Uno inserito in un ambiente sociale si domanda: che figura ci faccio, se mi prendono, con i miei genitori, con gli amici, con la fidanzata? Se questo deterrente non c’è, allora le regole saltano. Questo però significa investire risorse, varare dei piani speciali per l’istruzione, mettere gli immigrati in condizione di imparare la nostra lingua. Allo stesso tempo, però, la legge che manca dovrebbe mettere le forze di polizia in condizione di espellere davvero, senza lungaggini e in modo certo, chi alle regole decide di non sottostare». [14]