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 2007  novembre 03 Sabato calendario

Era stato grande in pista e avrebbe dovuto essere uno degli stalloni più richiesti. Invece Equinox Bi, trottatore di 6 anni, ieri notte è stato rapito e di lui non si sa più nulla

Era stato grande in pista e avrebbe dovuto essere uno degli stalloni più richiesti. Invece Equinox Bi, trottatore di 6 anni, ieri notte è stato rapito e di lui non si sa più nulla. Soltanto poche settimane fa l’avevano definito «erede del grande Varenne». E come il più forte trottatore del mondo, dominatore in pista e passato quattro anni fa al nuovo ruolo di stallone in un allevamento a pochi chilometri da Torino, anche Equinox Bi si stava preparando alla carriera di riproduttore. Il suo proprietario Mauro Biasuzzi, laurea in ingegneria ma uomo di cavalli (è anche ottimo guidatore) come ne nascono pochi, aveva già definito l’accordo con la Blue Chip Farms di Wallkill, nello Stato di New York. Là Equinox Bi (il suffisso «Bi» significa appunto Biasuzzi) avrebbe cominciato la carriera di stallone: 6 mila dollari per ogni monta, oltre 150 fattrici all’anno da rendere mamme, un business da quasi 1 milione di dollari a stagione. Come capitò mezzo secolo prima a Ribot, il più forte galoppatore mai nato in Italia, un altro nostro campione a quattro zampe se ne sarebbe andato negli States. Gli americani se ne intendono di cavalli ed Equinox Bi proprio negli Usa aveva dato spettacolo di recente, giungendo secondo nel Nat Ray e vincendo la Breeders Crown, alla quale seppe poi aggiungere il Maple Leaf Trot in Canada. Nemmeno a Varenne erano riusciti simili risultati oltre Oceano. E soltanto altri tre trottatori indigeni - Dracma, Dosson e Delfo - avevano conquistato in precedenza un gran premio sulle piste americane. Eppure fin dalla nascita Equinox Bi era sembrato vittima della malasorte. La sua genealogia pareva regale, papà Valley Boss Bi è fratello pieno di uno stallone crack come Valley Victory. E palmares da campionessa aveva anche mamma Personal Banner, che però morì proprio dando alla luce il piccolo Equinox. Anche il puledrino subì le conseguenze del difficile parto: nacque cieco e fu affidato, come un trovatello, a una fattrice balia. Il suo destino pareva segnato come quello di tanti trottatori e galoppatori, anche di raffinato pedigree, che non riescono neanche a mettere uno zoccolo in pista malgrado il dna da campioni. Si era temuto così anche per Varenne, che a tre anni venne rifiutato e restituito dal suo primo acquirente Pietro Bezzecchi per un’imperfezione a una zampa posteriore che - a suo dire - ne metteva in dubbio la carriera. Persino l’immenso Ribot, rimasto imbattuto nelle sedici corse disputate (fra cui due Arc de Triomphe a Parigi), da puledrino era stato subordinato ad altri coetanei dal suo famoso allevatore Federico Tesio perché piccolo e apparentemente gracile, tanto da guadagnarsi il nomignolo di «brutto anatroccolo». E che dire del mitico Seabiscuit, il purosangue che negli Anni Trenta fu salvato per miracolo dal macello e fece poi innamorare e sognare l’America della Grande Depressione, diventando anche il protagonista di un film. Come i suoi illustri predecessori, anche Equinox Bi riuscì miracolosamente a riscattarsi. A un anno riacquistò la vista, a tre vinse a sorpresa il Gran Premio del Veneto, il Marangoni e il Nazionale, giungendo poi terzo nel Derby. Mauro Biasuzzi, che aveva sempre creduto nel suo puledrino, cominciava finalmente a sognare per lui una carriera prestigiosa. Ma il destino aveva preparato un altro tranello a Equinox Bi: frattura dell’anteriore destro durante un allenamento. Nei cavalli un incidente simile diventa spesso fatale. Non per il figlio di Valley Boss Bi, che riesce sorprendentemente a sopravvivere. Pare tuttavia destinato solo alla carriera di stallone, addio alle piste, invece Equinox stupisce ancora, guarisce perfettamente e torna incredibilmente a correre, dominando il Gp Unire a Milano prima dei trionfi in America. Fra i trottatori italiani soltanto Varenne vanta un record al chilometro (1’09”1) inferiore a quello di Equinox Bi (1’09”4). Per il quale Biasuzzi poche settimane fa aveva addirittura accarezzato un tentativo, il prossimo gennaio a Parigi, nel Prix d’Amérique, la più famosa e ambita corsa di trotto europea, conquistata da Varenne nel 2001 e 2002 dopo un digiuno italiano lungo 54 anni. Ma questa volta ci vorrebbe davvero un miracolo. E non dipende più soltanto dal grande cuore di Equinox Bi.