Questo sito utilizza cookies tecnici (propri e di terze parti) come anche cookie di profilazione (di terze parti) sia per proprie necessità funzionali, sia per inviarti messaggi pubblicitari in linea con tue preferenze. Per saperne di più o per negare il consenso all'uso dei cookie di profilazione clicca qui. Scorrendo questa pagina, cliccando su un link o proseguendo la navigazione in altra maniera, acconsenti all'uso dei cookie Ok, accetto

 2007  novembre 03 Sabato calendario

PAOLO BARONI

ROMA
Il conto alla rovescia è iniziato: entro il 7 novembre tutte le società controllate da Comuni, Province e Regioni devono modificare i loro statuti, ridurre il numero dei consiglieri e tagliare in maniera consistente i compensi. E più si avvicina la scadenza e più cresce la tensione tra le forze politiche chiamate al sacrificio dei loro «protetti»: si litiga a Milano ed in Veneto. E anche a Roma, dove tiene ancora banco il caso degli incarichi multipli, c’è tensione.
Si cercano vie di fuga, come rinviare ogni decisione al 22 pensando erroneamente di poter sfruttare i 15 giorni previsti dalla regola della «vacatio legis». Oppure ci si appella alla Corte dei Conti, come ha fatto il Comune di Milano. Ma è tutto inutile: una volta tanto ai tagli non si sfugge, anche se in molti casi si è deciso di convocare le assemblee l’ultimo giorno utile, martedì 6 novembre, come faranno i soci dell’Autostrada Milano-Serravalle (dove salteranno 16 poltrone) e quelli dell’Autobrennero (24 soci pubblici e ben 25 consiglieri). Dove il presidente Silvano Grisenti, ex assessore della Margherita, prima ha tirato in ballo di soliti «poteri forti» ma poi ha abbozzato.
Anche il monitoraggio che sta conducendo da agosto il ministro agli Affari regionali Linda Lanzillotta segnala che le Regioni si stanno poco a poco adeguando: solo Sicilia e Trentino fanno un po’ di resistenza. Tante altre, a cominciare da Umbria, Marche e Friuli, vanno invece spedite. In ballo ci sono almeno 2200 poltrone, che significano innanzitutto ricchissime indennità e gettoni di presenza per gli amministratori mentre per i politici sono l’espressione massima del loro potere.
Tutta colpa del comma 729 della Finanziaria dello scorso anno, che prevede un massimo di tre consiglieri di nomina pubblica nelle società con meno di 2 milioni di euro di capitale e 5 consiglieri in quelle più grandi, ed un drastico taglio ai compensi (d’ora in poi legati a quelli degli amministratori pubblici di riferimento, con untetto massimo dell’80%). Ad essere interessate da questa sorta di tsumani saranno decine e decine di imprese. Le più importanti, secondo uno studio della Fondazione Eni, sono 369. Si tratta del nocciolo duro del nostro capitalismo municipale: 199 utility (elettricità, gas, servizi idrici e servizi ambientali), 99 aziende del settore trasporti ed una settantina di imprese presenti nei campi più disparati, dalle costruzioni al commercio, dalle manifatture alle telecomunicazioni ai servizi per lo più concentrate nelle grandi aree metropolitane. Solo le 14 società quotate in Borsa si salvano dal taglia-cda, per tutte le altre sono dolori. Tutte obbligate per legge a scendere a 3 o 5 consiglieri. Fa eccezione la Provincia di Bolzano, che facendo leva sull’eccezione linguistica, adotterà un modello di cda a 4 o 6 componenti. Giusto per ricordare che loro sono autonomi.