Questo sito utilizza cookies tecnici (propri e di terze parti) come anche cookie di profilazione (di terze parti) sia per proprie necessità funzionali, sia per inviarti messaggi pubblicitari in linea con tue preferenze. Per saperne di più o per negare il consenso all'uso dei cookie di profilazione clicca qui. Scorrendo questa pagina, cliccando su un link o proseguendo la navigazione in altra maniera, acconsenti all'uso dei cookie Ok, accetto

 2007  novembre 03 Sabato calendario

La baracca di Emilia è sempre lì, accanto a quella di Nicolae, lungo le rive dell’Aniene. La testimone che martedì sera ha visto tutto, ha chiamato la polizia e ha fatto incastrare l’aggressore della signora Giovanni Reggiani, da martedì vive protetta dagli agenti in attesa che un giudice ascolti il suo racconto

La baracca di Emilia è sempre lì, accanto a quella di Nicolae, lungo le rive dell’Aniene. La testimone che martedì sera ha visto tutto, ha chiamato la polizia e ha fatto incastrare l’aggressore della signora Giovanni Reggiani, da martedì vive protetta dagli agenti in attesa che un giudice ascolti il suo racconto. All’accampamento non l’hanno mai più vista da allora. E’ andata via nella notte con gli agenti delle volanti senza nemmeno chiudere la porta di «casa». E ora, dopo che da queste parti è passata la polizia e ha «reso inagibili» le baracche, anche la sua è sventrata come tutte le altre. Dal soffitto penzolano i lenzuoli a fiori che Emilia aveva sistemato per ingentilire la parete di un tugurio di cartone e plastica. E dell’ordine che vi regnava non c’è neppure il ricordo. Restano in terra, nel fango, piccoli strazianti frammenti di vita. I segreti di una donna coraggiosa. E allora ecco la ricevuta dell’assegno sociale della Dgaspc (Directia Generala de Asistenta Sociala si Protectia Copilului). Un libro di preghiere in rumeno. Un biglietto di viaggio da Sibiu a Avrig. Alcune fotografie: in una è abbracciata a un uomo, probabilmente il marito, sullo sfondo di una casa in costruzione. Una bella donna dai capelli biondi, vestita in maglione marrone e jeans. Lui la stringe a sé, lei si lascia cingere. Non sorridono. Emilia N. ha finalmente una data di nascita: 21 aprile 1959. Un luogo di provenienza: Avrig, cittadina della Transilvania. Una storia. Di lei i compagni di baracche avevano detto subito che era malata. «Non ci sta con la testa», ripetevano a cantilena, quando si era capito che Nicolae non sarebbe tornato facilmente indietro. Uno dei tanti baraccati, un tizio con baffoni rossicci e occhi azzurri, aveva fatto intendere che non bisognava dare troppo credito al suo racconto. Pazza. Sì, pazza. Ma in che senso? «Si faceva sempre il segno della croce». Che Emilia fosse un tipo molto religioso lo si capisce da tanti piccoli segnali che emergono dalla fanghiglia che trionfa davanti alla sua ex baracca. Non parla soltanto il libro di preghiere. Tra vari stracci, una scarpa, un coltello da cucina e un vecchio pezzo di pane raffermo, si vedono anche alcuni santini, ormai resi zuppi dalla pioggia, e un paio di cartoline illustrate a carattere religioso. Ce n’è una che viene da San Cataldo (Caltanissetta), dedicata ai riti del Venerdì Santo. «’A Scinnenza», è la didascalia. Vi si vede un enorme Cristo innalzato sulla croce. Evidentemente Emilia era rimasta molto toccata da quest’immagine, che aveva conservato con cura. Ed è toccante pensare che questa donna rumena di 48 anni, dall’intensa fede religiosa, ha assistito impietrita al martirio di un’altra donna, italiana, suppergiù della sua età, che come lei viveva con forza la sua fede, valdese, e si dedicava ai bambini cui faceva da «monitrice». A guardare meglio nel fango, poi, davanti alla porta di quella che fu una baracca, si vede anche un documento con copertina blu, un «Libretto di famiglia». Forse era suo. E c’è anche, ripiegato in quattro, un «certificato di handicap» a cura di una Commissione medica del Consiglio provinciale di Sibiu. Ebbene, Emilia N., risultando «priva di reddito», nell’aprile 2004 si era rivolta alla commissione per il riconoscimento di infermità mentale. La commissione le aveva diagnosticato un «tulburare mixta a personalitate». Si può forse tradurre in «disturbo misto». E’ una sottospecie del «disturbo bipolare», un’alternanza di euforia e depressione che viene curata con psicofarmaci nei casi più gravi, con sali di litio, dall’effetto stabilizzante, nei casi ordinari. Per Emilia questa diagnosi dei medici legali di Sibiu fu evidentemente di grande aiuto. Il certificato si chiude infatti con la dicitura: «Riconoscimento ai fini della legge 519/2002». In tutta evidenza è una legge rumena di aiuto alle persone svantaggiate. E difatti Emilia ne godeva per viaggiare gratuitamente sulle ferrovie regionali tra Avrig e Alba-Julia, come testimonia un ticket giallo della Sntfc (Societatea Nationala de Transport Feroviar de Calatori). La vita segreta di Emilia N., in Italia da qualche mese, e senza ancora aver imparato una sola parola della nostra lingua, è questa. Di lei non si sa altro. Lavorava come donna delle pulizie in abitazioni varie. Usciva la mattina e tornava la sera con la schiena rotta. Raccontano che ogni tanto usava gli autobus, altre volte prendeva quel trenino su cui martedì ha viaggiato per l’ultima volta la signora Reggiani. Molto probabilmente era lì anche martedì scorso. L’ultimo che le ha parlato è l’autista dell’Atac che lei fermò in mezzo alla strada: «Diluviava - ha raccontato - e quando sono arrivato alla rotatoria vicino alla fermata del trenino, la zingara si è buttata in mezzo alla strada. Io avevo fretta e anche un po’ paura. Ma lei urlava disperata, piangeva, s’è perfino sdraiata per terra». Era disperata, perché aveva appena visto uccidere una persona. Stampa Articolo