Vari, 3 novembre 2007
QUATTORDICESIMO GRUPPO DI ARTICOLI SUL CROLLO IN BORSA COMINCIATO IL NOVE AGOSTO 2007 (GRUPPO AAAJCW)
CORRIERE DELLA SERA, 7/11/2007
STEFANIA TAMBURELLO
ROMA – La Banca d’Italia non allenta la presa sui derivati, i prodotti che scommettono su tassi e cambi. Anzi, intensifica la vigilanza sulle banche che operano nel settore avviando un «ulteriore programma di verifiche» presso «quattro gruppi bancari». Fabrizio Saccomanni, direttore generale della Banca d’Italia, comunica l’iniziativa nel corso di un’audizione alla Camera, ma non fa nomi. Anche perché, fa sapere, si tratta di accertamenti svolti nell’ambito della «normale attività di vigilanza » per verificare l’operatività nel settore finanziario degli intermediari e per fare anche una sorta di ricognizione nel sistema. Così da sapere meglio come stanno le cose, anche in vista del persistere delle tensioni sui mercati provocate dalla crisi dei mutui statunitensi. Niente nomi, dunque, ma solo l’accenno all’ «importanza» dei gruppi finiti sotto osservazione che ricalca l’annuncio di un’indagine presso le banche «più attive» nel settore dei derivati fatto dal governatore alla Giornata mondiale del risparmio, il 31 ottobre. Fatto sta che la Borsa, dopo l’intervento di Saccomanni, ha preso di mira, penalizzandoli, i titoli di Unicredit, che ha già nei giorni scorsi chiarito la posizione e il valore di mercato dei derivati del gruppo, nonché di Mps, in discesa rispettivamente dello 0,93% a 5,55 euro e dello 0,30% a 4,25 euro. Ha tenuto invece Intesa Sanpaolo (+0,26% a 5,29 euro) il cui amministratore delegato Corrado Passera ai primi echi dell’intervento di Saccomanni ha precisato come il suo gruppo abbia dato già «tutte le risposte e i chiarimenti: sui derivati siamo sereni» .
Palazzo Koch ha cercato comunque di sdrammatizzare l’annuncio dell’avvio del programma di accertamenti che si aggiungono a quelli presso tre gruppi bancari già in corso dal 2005-6. Dopo quelle annunciate ieri, le indagini toccheranno altre 4 banche, fanno sapere dall’istituto di via Nazionale. Il fatto è che a muovere l’azione della Vigilanza non sarebbe tanto il sospetto dell’esistenza di problemi e perdite quanto, viene fatto sapere, l’entità dei volumi di derivati venduti e contrattati. Le cifre le illustra lo stesso Saccomanni: al momento il valore nozionale dei derivati in possesso delle banche italiane ha raggiunto 10 mila miliardi, mentre il valore lordo di mercato è pari a 270 miliardi. L’esposizione del sistema è pari a circa 150 miliardi di euro.
«La dimensione dei rischi a fronte dell’operatività in derivati appare contenuta » dice tuttavia il direttore generale di Bankitalia. Il quale sottolinea come nel biennio 2005-2006 l’attività in derivati a livello mondiale abbia registrato un’impennata del 66% del valore nozionale (cioè quello del bene sottostante al derivato stesso), salito da 189 mila miliardi di fine 2004 a 315 mila miliardi di dicembre 2006 contro l’aumento del 16% di quello dei derivati italiani passati da 6.700 a 7.800 miliardi di euro.
I problemi maggiori riguardano comunque l’indebitamento in derivati degli enti locali che, ha detto Saccomanni, «è pressoché raddoppiato tra dicembre 2005 e dicembre 2006, passando da 500 milioni a quasi 1 miliardo di euro; ad agosto 2007 era pari a 1,054 miliardi di euro». Tale importo, che rappresenta il 2,9% dell’indebitamento per cassa, «costituisce peraltro una sottostima», considerato che gli enti di maggiori dimensioni ricorrono spesso a intermediari esteri, per i quali non si dispone di informazioni.