Corriere della Sera 02/11/2007, pag.12 Paolo Valentino, 2 novembre 2007
La setta antigay che «ringrazia Dio per i soldati morti». Corriere della Sera 2 novembre 2007. WASHINGTON – Il 10 marzo 2006, al funerale del caporale dei Marine, Matthew Snyder, morto durante la missione in Iraq, non c’erano soltanto i suoi familiari e gli amici più intimi
La setta antigay che «ringrazia Dio per i soldati morti». Corriere della Sera 2 novembre 2007. WASHINGTON – Il 10 marzo 2006, al funerale del caporale dei Marine, Matthew Snyder, morto durante la missione in Iraq, non c’erano soltanto i suoi familiari e gli amici più intimi. Fuori dalla St. John Catholic Church di Westminster, in Maryland, un drappello di militanti di una setta battista del Kansas aveva picchettato la cerimonia, innalzando cartelli che recitavano «Grazie Dio, per i soldati morti» e intonando slogan come «Dio odia le checche». Non era la prima volta che i seguaci del reverendo fondamentalista Fred Phelps, leader della Westboro Baptist Church di Topeka, portavano la loro oscena protesta al funerale di un soldato o di un gay: quelle morti, recita il loro teorema, sono la giusta punizione divina all’America, che tollera gli omosessuali nella società e nell’esercito. Ma è stata una volta di troppo e potrebbe costar loro molto cara. Una corte federale di Baltimora ha condannato ieri la setta a pagare 11 milioni di dollari alla famiglia di Snyder, per diffamazione e violazione intenzionale della sua privacy in un momento di particolare stress emotivo. Il risarcimento comprende 3 milioni di dollari a titolo compensativo e 8 milioni di sanzione punitiva. «Ora, so che sarà più difficile per loro riprovarci», ha commentato Albert Snyder, il padre del marine, che solo dopo una lunga riflessione e dopo aver visto che i picchettaggi continuavano, si era deciso a citare in giudizio il clan di Phelps. «Per me – ha spiegato – possono farlo dove vogliono, davanti a un tribunale, in un parco pubblico, ma non potevo tollerare che continuassero a farlo davanti ai nostri soldati morti». E ricordando gli odiosi slogan di quel giorno, ha aggiunto: « già troppo duro seppellire un figlio di vent’anni, per dover sopportare una cosa del genere». Al processo, i legali della famiglia avevano chiesto alla giuria una condanna dissuasiva, tale da inviare al reverendo Phelps un messaggio senza equivoci: «Non ci riprovate in Maryland, non portate più qui il vostro circo dell’odio». Ma la sentenza è gia controversa e suscita anche reazioni negative, toccando la corda profonda del primo emendamento della Costituzione americana, quello che garantisce totale libertà di espressione, fosse anche la più impresentabile. l’appiglio al quale si aggrappa il sessantaduenne Phelps, il quale ha presentato appello, dicendosi sicuro che «ci vorranno 5 minuti per rovesciarla». «Questa sentenza non vale nulla – ha detto Shirley Phelps-Roper, una delle figlie del reverendo ”, Dio non smetterà di uccidere i vostri soldati, non smetterà di gettare la sua collera su questa nazione, l’America è già condannata ». Deliri a parte, la decisione di Baltimora suscita perplessità anche fra gli esperti di diritto costituzionale. «Penso che un’opinione vada protetta anche quando è causa di pubblica preoccupazione, perfino quando è straordinariamente rude e oltraggiosa», ha detto il professor Eugene Volokh, dell’University of California a Los Angeles. Secondo il giurista Mark Graber, dell’Università del Maryland, «il primo emendamento protegge anche azioni reprensibili» e «la sentenza «potrebbe avere gravi conseguenze sulla libertà di espressione». Lo stesso presidente del Tribunale aveva esortato i giurati a tenere conto di questo aspetto, invitandoli a «bilanciare l’espressione delle convinzioni religiose dell’accusato, con il diritto alla privacy di un altro cittadino». Sono anni che i seguaci della Westboro Baptist, 75 in tutto compresi i parenti di Phelps, portano i loro picchetti dell’odio attraverso gli Stati Uniti. Avevano cominciato con i funerali di omosessuali o di morti per Aids. Poi dopo il 2001, hanno puntato le esequie dei soldati uccisi in Afghanistan e in Iraq, trasformandoli in occasioni pubblicitarie, che hanno dato loro notorietà nazionale. Secondo la setta, segni della collera divina contro l’America sono anche le catastrofi come l’uragano Kathrina e gli attentati dell’11 settembre. Allarmati dalla protesta, almeno 22 Stati dell’Unione hanno approvato o stanno per approvare una legge, che proibisce ogni genere di picchetto a meno di 90 metri dal luogo di una cerimonia o di un corteo funebre. Paolo Valentino