La Stampa 01/11/2007, pagg.20-21 ROSELINA SALEMI, 1 novembre 2007
Dai reality al Parlamento trionfano le cattive maniere. La Stampa 1 Novembre 2007. Walter Veltroni avrà sicuramente avuto un ottimo motivo per rispondere al cellulare mentre era seduto accanto al presidente della Repubblica, durante la cerimonia per i cinquant’anni del Trattato di Roma, in Campidoglio
Dai reality al Parlamento trionfano le cattive maniere. La Stampa 1 Novembre 2007. Walter Veltroni avrà sicuramente avuto un ottimo motivo per rispondere al cellulare mentre era seduto accanto al presidente della Repubblica, durante la cerimonia per i cinquant’anni del Trattato di Roma, in Campidoglio. Giorgio Napolitano, gentiluomo di stile, oltretutto elegantissimo, lo guardava con l’indulgenza di chi è cresciuto in un mondo dove le buone maniere contavano davvero. E forse ha ragione l’ex «nuovo filosofo» (un po’ meno nuovo, ormai) Alain Finkielkraut, a dire che l’inizio della fine è stato il ’68, attacco generalizzato all’educazione come si deve e «trionfo della cafoneria». Se ne occuperanno con calma storici e sociologi. Ma, per sentire l’aria che tira, basta l’ultima barzelletta raccontata da Silvio Berlusconi su Silvio Berlusconi e la moglie: «Dopo quella foto in compagnia di cinque ragazze, pubblicata da ”Oggi”, Veronica era nervosetta e ha preparato le valigie. Erano le mie. A quel punto, da grande comunicatore, l’ho convinta. E’ rimasta lì, ahimè!». Basta rivedere, a disposizione su internet, lo scatto maleducato di Nicolas Sarkozy di fronte all’impietrita Lesley Stahl, giornalista del programma «60 minutes», della Cbs. E’ stata sufficiente una domanda su Cècilia, divorzio freschissimo, a fargli esclamare: «Che imbecille!» (parlava a se stesso? Al portavoce? All’intervistatrice?), staccare il microfono e fuggire. Ampio dibattito sui giornali francesi: i più garbati parlano di «spontaneità» e «disinvoltura». La chiamata di Giuliani Qualità che il mitico Rudy Giuliani ha dimostrato interrompendo un dibattito per rispondere al cellulare (la moglie aveva qualcosa di urgente da chiedergli) e provocando così l’intervento del «New York Times» sul tema «telefonino». Con buona pace di chi lo vorrebbe spento (o almeno silenziato) al ristorante, in chiesa, a teatro, in ospedale o durante una conferenza, la pratica di rispondere comunque e dovunque (una sposa inglese lo ha fatto mentre andava all’altare) è inestirpabile, salvo in Giappone, dove i divieti sono presi molto sul serio. Ma la suoneria di «Mission Impossibile» durante un battesimo non è l’unico problema. I reality hanno sdoganato le parolacce (una ogni 21 minuti in tivù, secondo Eta Meta Research), la politica-spettacolo ha reso divertenti le offese più crudeli, la star si è abituata a insultare il suo pubblico: Keith Jarrett, in concerto alla Scala, ha bacchettato i poverini che tossivano, colpiti dai primi raffreddori autunnali. Le signore si sono adeguate: i siti di mal ton hanno archiviato gelosamente un’immagine di Daniela Santanchè, parlamentare e pierre firmatissima, che mostra il dito medio della bella mano ingioiellata a un gruppo di studenti. Ed è leggenda, la rissa scatenata nel concept store «Corso Como, 10» a Milano, dalla necessità, decisamente femminile, di possedere una borsa di tela da dieci euro sulla quale era scritto «I’m Not A Plastic Bag», irrinunciabile perché lanciata da Kate Moss. Insomma, gente al di sopra di ogni sospetto è arrivata a darsele di santa ragione. Tutto questo, nonostante i corsi di bon ton (150 on line) e la moltiplicazione degli image consultant, le rubriche sui settimanali, i libri e, in questi giorni, la giusta, nostalgica rievocazione di Colette Rosselli, cioè «Donna Letizia», autrice del mai dimenticato «Saper Vivere» (Rizzoli), fotografia di un’Italia lontana anni luce, che si preoccupava di mettere a tavola in maniera corretta un grand’ufficiale, un vescovo e un principe ereditario e concepiva elaborati biglietti di scuse per qualsiasi circostanza, compresa la fuga dello sposo alla vigilia delle nozze. Tutto questo nonostante le fatiche di Lina Sotis, Sibilla Della Gherardesca, Barbara Ronchi della Rocca e Cristina Parodi, i cui manuali, peraltro, sono andati a ruba. Nonostante il tentativo di stabilire qualche regola per il far west di Internet (il galateo del cibernauta si chiamava Netiquette). Il risultato? Scarso. Denaro e potere hanno sempre meno bisogno di formalità e cortesia. Gli spot dei cinesi Sibilla Della Gherardesca, durissima, propone «multe severe per i comportamenti incivili durante le sedute parlamentari», ma è difficile che le diano retta. Non che in UK, culla dello stile, le cose vadano meglio. Gli inglesi, causa bullismo, sono costretti a introdurre corsi di «Social and Emotional Intelligence», in pratica di buone maniere, nelle scuole superiori, e non ci sono più i maggiordomi di una volta. Anche in questo campo, l’Occidente rischia di farsi battere dai cinesi, che hanno lanciato una massiccia campagna di bon ton in vista delle Olimpiadi nel 2008. Vietato sputare per terra, guidare male, parcheggiare peggio, lanciare mozziconi di sigarette: otto spot firmati dal regista Feng Xiaogang, famosissimo a Pechino, e interpretati da attori e popstar spiegano come correggere le cattive abitudini. Non è che ce li prestano? ROSELINA SALEMI