Lucia Annunziata, La Stampa 2/11/2007, 2 novembre 2007
E intanto in Romania i delitti diminuiscono Dopo i fatti incresciosi avvenuti a Roma, che tutti i quotidiani definiscono «orrore», non c’è un secondo da perdere sulla sicurezza dei cittadini: al di là degli steccati politici e dei governi, la sicurezza è un bene primario del cittadino e va tutelata
E intanto in Romania i delitti diminuiscono Dopo i fatti incresciosi avvenuti a Roma, che tutti i quotidiani definiscono «orrore», non c’è un secondo da perdere sulla sicurezza dei cittadini: al di là degli steccati politici e dei governi, la sicurezza è un bene primario del cittadino e va tutelata. Chi delinque dev’essere assicurato alla giustizia con pene esemplari e, se extracomunitario, dev’essere prontamente rimpatriato. Basta con i falsi pietismi della sinistra radicale e della Chiesa, vorrei vedere la loro faccia in situazioni del genere. Tanto rumeni e albanesi in primis non credo che stiano tanto peggio nelle loro nazioni, considerato che vengono a vivere in baracche fatiscenti e sotto i ponti. Ora non ne possiamo più e chiunque sia al governo deve tenerne conto. DONATO TESTA In questo spazio ci occupiamo da tempo dell’ondata di criminalità che negli ultimi anni, ma con un picco negli ultimi due, sta destabilizzando l’Italia. Ce ne siamo occupati senza tenerezze, convinti che sia in corso una vera e propria invasione di romeni e che questo movimento abbia accentuato la criminalità diffusa che colpisce le nostre città e che a Roma è diventata rapidamente emergenza. Un’invasione: i cittadini di questa nazione, virtualmente assenti dall’Italia fino al 2004, da quella data a oggi sono diventati un milione, cioè i più numerosi nella lista dei 3 milioni e 690 mila immigranti che si contano in Italia. Nel frattempo, dicono le cronache, la criminalità diminuisce in Romania: c’è da stupirsi? Non sarà questa la prova che i romeni stanno svuotando le carceri e incoraggiando la parte peggiore della cittadinanza a venire in Italia? Ipotesi fantascentifica, direte. Ma nemmeno tanto. Non è forse la Romania ancora un Paese con una forte struttura autoritaria? E il partito dei romeni (è vero: esiste un partito dei romeni in Italia con la sigla «Identità romena») dichiara all’«Unità» del 1° novembre, con perfetto candore, che la ragione per cui nel loro Paese di origine la criminalità è in drastica diminuzione è che lì, in Romania, «le leggi sono severe, le pene vengono applicate sempre al massimo e non esistono prebende». Una lucida analisi, da gente che certo ha interesse a difendere gli interessi dei romeni che vogliono vivere in Italia secondo la legge. Walter Veltroni, che vive direttamente da tempo, come sindaco di Roma, questa situazione, ha avuto un scatto di fermezza. Ma anche lui rischia di scontrarsi con il problema vero in questo momento: non la mancanza di leggi, ma l’assenza di convinzione nell’applicarle. Provate a guardarvi intorno e non vedrete in preparazione nessuna manifestazione per chiedere il rispetto della legalità, nemmeno di donne per solidarietà con le altre donne aggredite. E in alcuni casi, come tre giorni fa, uccise.