Valentina Avon, La Stampa 2/11/2007, 2 novembre 2007
La capitale italiana delle overdose non è la Napoli di Scampia, non è la Torino del Tossic park, non è neppure Roma, o Milano, grandi città dove eroina e cocaina vengono sequestrate a chili
La capitale italiana delle overdose non è la Napoli di Scampia, non è la Torino del Tossic park, non è neppure Roma, o Milano, grandi città dove eroina e cocaina vengono sequestrate a chili. una città d’arte ricca di storia e cultura che conta circa 150 mila abitanti, nel cuore verde d’Italia. Perugia è il centro dello spaccio e del consumo di stupefacenti dell’Umbria, regione che con trenta morti nel 2006 ha battuto ogni record, e che quest’anno ne conta già 33. Non è un record in termini assoluti, ma se si rapportano i decessi alla popolazione, si scopre che l’Umbria arriva a un tasso di mortalità almeno doppio rispetto alla media italiana. un trend consolidato, certificato nelle relazioni al parlamento come negli studi degli osservatori locali. Le mani della camorra Se il dato è chiaro, più oscure sono le cause. Non quelle immediate: le overdose, dovute nella quasi totalità dei casi all’eroina, vanno collegate alla purezza della sostanza. Quella dell’eroina tagliata male è quasi una leggenda urbana, non lo è invece il fatto che a Perugia l’eroina è «buona» e costa poco, e attrae acquirenti da tutto il centro Italia. Lo sanno anche gli inquirenti, anche se l’unico dato in controtendenza è quello sui sequestri, irrisori se confrontati con la gravità del fenomeno. Come confermano anche alla Dcsa, la Direzione centrale dei servizi antidroga con sede a Roma, dove dicono anche che gli arresti mostrano una forte presenza di «soggetti della Campania». Come dire, qui lo spaccio è gestito direttamente dalla criminalità organizzata. Perugia, provincia di Scampia. Ciò che resta difficile da spiegare è come mai sia diventata una piazza così fornita e frequentata. Di overdose in Italia muoiono ogni anno circa seicento persone. All’inizio degli anni Novanta erano il triplo, poi è iniziato il calo, non perché si siano abbassati i consumi, ma per le politiche sanitarie e l’avvento del Narcan, farmaco salvavita. L’eroina non è mai scomparsa dalla scena degli stupefacenti, anche se la star degli ultimi dieci anni è stata la cocaina, con contorno di droghe sintetiche. Ha continuato a essere trafficata e consumata come sempre, e negli ultimi anni sta conoscendo un rilancio. Grazie alla produzione afghana di oppio, oltre 600 tonnellate annue, e alle nuove strategie della criminalità organizzata. L’Unodc, l’ufficio Onu che si occupa di produzione e traffico di stupefacenti nel mondo, ha da tempo lanciato l’allarme. Alla Dcsa confermano l’aumento dei sequestri, ogni anno il 20 per cento in più. L’eroina oggi costa meno ed è più pura. E si sta ritagliando un mercato fra i consumatori di cocaina, anche i più giovani, che la usano come calmante dopo le eccitanti sniffate. Lo sanno bene i pusher, che oggi offrono insieme le due sostanze, come testimoniano consumatori, sanitari e forze dell’ordine. Ovunque, anche a Perugia. Leopoldo Grosso, esperto del Gruppo Abele prestato al ministro della Solidarietà sociale Paolo Ferrero, per riscrivere la legge antidroga del governo Berlusconi, considera Perugia un «caso pilota». La prevenzione Ferrero è stato investito del problema, insieme alla collega del ministero della Salute Livia Turco, dall’assessore umbro alla Politiche Sociali Damiano Stufara. Anche lui del Prc, come Ferrero, ha il suo bel daffare in un confronto serrato con Alleanza nazionale, che mal sopporta le politiche di riduzione del danno. An ha chiesto l’istituzione in Regione di una commissione speciale, la giunta ha risposto con un tavolo interistituzionale, attivo da qualche mese, la collaborazione con i ministeri, che produrrà entro un paio di settimane un piano di azione, e l’organizzazione di una conferenza regionale sulle tossicodipendenze che si farà ai primi di dicembre. Nei suoi uffici, dove campeggiano manifesti del 118 che pubblicizzano il Narcan, Stufara spiega che per le dipendenze si è passati da 900 mila euro stanziati nel 2006 a 1.300.000, che il problema overdose segnala «un trend, non può più essere affrontato come un’emergenza, vanno potenziati i presidi di trattamento e prevenzione». Lamenta «un’assenza istituzionale durata almeno un decennio» (si è insediato nel 2005) in un’area «che è nodo strategico di traffici, non solo nazionale», dove si trova, «come riferiscono gli inquirenti, eroina pura fino a sette volte di più che in altre zone». Il piano del ministero Grosso descrive il piano ministeriale di potenziamento nella direzione della riduzione del danno. Sulla possibilità di avere nella città «caso pilota» anche le cosiddette stanze del buco, Stufara non risponde, dice solo che il Cnca, che riunisce le comunità terapeutiche, e che ha presentato delle ipotesi di intervento, le ha chieste. Leopoldo Grosso tende a escluderle per il momento, «sono possibili solo dove ci sia una rete di intervento ben strutturata, e non è questo il caso». Perugia ha una unità mobile, un furgone che per qualche ora al giorno di fronte alla stazione dei treni scambia siringhe e contatta i «tossici». Con un centro diurno che sta a fianco dell’Università forma l’accoglienza per la «bassa soglia», senza dimora tossicodipendenti e non. Il Sert, il servizio per le tossicodipendenze, sta in due locali fatiscenti dell’ospedale. Non riesce a trovare una sede propria e idonea, nonostante accolga circa 3.500 assistiti l’anno. I cittadini non lo vogliono, lo spaccio in città è praticamente ovunque, a partire dai parchi, ma i perugini preferiscono convivere con Eurochocolate e Umbria Jazz che con la disperazione.