Massimo Lugli, La Repubblica 2/11/2007, 2 novembre 2007
ROMA - «Sono arrivati alle 4 del mattino, sotto la pioggia. Hanno sfondato le baracche con le pale e i picconi e ci hanno detto che ce ne dobbiamo andare ma dove? Non abbiamo i soldi, il biglietto del bus costa 200 euro, se ci fanno partire gratis siamo pronti»
ROMA - «Sono arrivati alle 4 del mattino, sotto la pioggia. Hanno sfondato le baracche con le pale e i picconi e ci hanno detto che ce ne dobbiamo andare ma dove? Non abbiamo i soldi, il biglietto del bus costa 200 euro, se ci fanno partire gratis siamo pronti». un coro dolente, con improvvisi squarci di aggressività, quello dei romeni del campo di Tor di Quinto un giorno e mezzo dopo la tragedia di Giovanna Reggiani. Diluvia, uomini, donne e bambini sguazzano nel fango muovendosi come fantasmi tra le casupole squarciate dai badili, le coperte e i vestiti affastellati dappertutto, i mobili rovesciati, gli elettrodomestici rotti. scattata nella notte la tolleranza zero contro le baraccopoli abusive, quella città sommersa che si snoda lungo gli argini del fiume o mette radici sotto i ponti, negli spazi abbandonati, negli edifici fatiscenti. Sessantasei "little Calcutta" dove sopravvivono, in condizioni inumane, dalle 5 alle 10 mila persone e che dovranno cadere una dopo l´altra. La scorsa notte agenti e carabinieri hanno cominciato, in attesa delle ruspe del comune, con le prime irruzioni notturne. La polizia, oltre al campo di Tor di Quinto, ha controllato quello della foce dell´Aniene, alla confluenza del fiume col Tevere. Settantotto baracche sono state rese inagibili con mezzi rudimentali (col grave rischio che risorgano nel giro di poche ore) mentre 75 romeni, sono stati identificati, e 17, sprovvisti di documenti, sono finiti all´Ufficio immigrazione. I carabinieri si sono invece occupati di altri due accampamenti, tra la Tiburtina e Colli Aniene, compreso il Ponte Nomentano dove, un mese fa, un romeno fu ucciso in una sparatoria. Bilancio finale: cento persone controllate, venti fotosegnalazioni, tre arresti. Lunedì inizieranno i lavori di riammodernamento della stazione di Tor di Quinto. «Un ciclo economico primitivo di sfruttamento» così il vicequestore Raffaele Clemente, dirigente dell´Ufficio generale prevenzione e soccorso pubblico della questura, definisce questa economia parallela ai minimi termini. Tempo medio per tirar su una casupola: 2 ore. Le risorse sono "l´oro rosso", il rame (ogni volta che le quotazioni del metallo salgono i furti nei cantieri dell´alta velocità registrano un´impennata) ma anche il ferro (i ladri guadagnano 15 centesimi al chilo) lo sfruttamento della prostituzione, l´accattonaggio e perfino il business dei detriti. Il meccanismo è lo stesso dello smaltimento dei rifiuti tossici: discariche clandestine che fanno risparmiare tempo e denaro a costruttori senza scrupoli. Alla Magliana sono stati raccolti calcinacci e frammenti di mattoni che hanno richiesto l´impiego di 100 camion, per una spesa di 20 mila euro ciascuno. Ma è come tagliare la testa di un´idra: «Appena ce ne andiamo, cercano di ricostruire nello stesso punto» ammette il vicequestore Clemente. Nonostante le "deportazioni" e le ruspe, la città invisibile resiste: Labaro, Ponte Milvio, Ponte Mammolo, la Collatina Vecchia, Tor Cervara, via Riva Ostiense, lungotevere Testaccio, Ponte Matteotti. E mentre l´Udc chiede le dimissioni del sindaco Walter Veltroni, «responsabile del degrado» il presidente della regione Piero Marrazzo promette una bonifica definitiva. «Via le baraccopoli, impediremo la ricostruzione degli accampamenti. Mi sono impegnato a reperire i fondi di bilancio e ho attivato la protezione civile per garantire l´illuminazione». Forse la città invisibile ha veramente le ore contate.