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 2007  novembre 02 Venerdì calendario

La vita di un bestseller sugli scaffali è compresa grosso modo tra quella del latte e quella dello yogurt; i titoli nelle classifiche dei libri più venduti cambiano velocemente, da una settimana all’altra

La vita di un bestseller sugli scaffali è compresa grosso modo tra quella del latte e quella dello yogurt; i titoli nelle classifiche dei libri più venduti cambiano velocemente, da una settimana all’altra. Eppure due generi di libri sono in classifica tutte le settimane, almeno negli Stati Uniti: quelli sulle diete e quelli di cucina, con ricette sempre nuove e fantasiose. L’anima degli uomini moderni è scissa in due. Educati, incoraggiati e indirizzati verso piaceri sempre nuovi, esposti quotidianamente a sempre nuove promesse e tentazioni, si struggono per le delizie del palato che ancora non hanno sperimentato, e al tempo stesso (non dimentichiamo il bisogno di autoaffermazione!) desiderano essere ammirati quali raffinati gourmet dagli amici e dalle persone che contano. Educati, incoraggiati e indirizzati a mantenere i loro corpi, in quanto contenitori dei piaceri passati, presenti e possibilmente futuri, in una forma adatta per continuare ad assimilarne di nuovi, ma messi in guardia quotidianamente contro la minaccia di grassi, tossine e altri «nemici interni», gli uomini moderni non possono che osservare con sospetto ogni boccone di cibo che portano alla bocca, contando mentalmente le calorie da eliminare qualora il boccone venga ingerito, e studiando gli strani termini chimici sul pacchetto nella speranza di ottenere il giusto equilibrio tra benefici auspicati e possibili danni. Un doppio vincolo, dei più classici: tipico scenario da schizofrenia. Ogni passo richiede un antidoto che ne cancelli i nefasti effetti collaterali. Viagra di sera, pillola anticoncezionale il mattino dopo. Ecco perché anoressia, e il suo alter ego bulimia, sono le figlie gemelle della vita del consumatore nella moderna società liquida. Entrambe si intonano con una vita condannata a scelte infinite, in cui il marinaio è costretto a navigare tra valori incompatibili e impulsi contradditori; una vita vissuta nella speranza che esercitando una dovuta diligenza e una opportuna oculatezza di acquisto sarà possibile risolvere tutte quante le contraddizioni. E ovunque la contraddizione persista, gli sforzi compiuti per tentare di risolverla, o la conoscenza alla base di tali sforzi, sono destinati ad essere considerati inadeguati, e il soggetto accusato di inettitudine o noncuranza. In un noto esperimento, Miller e Dollard offrirono a dei topi un pacchetto «tutto compreso» di lardo saporito e intenso shock elettrico. I topi giravano intorno alla fonte del messaggio ambivalente, incapaci di compiere una qualsiasi azione razionale (c’era ben poco di razionale da fare...). I due ricercatori hanno sviluppato una teoria: nel punto in cui attrazione e repulsione sono in equilibrio tra loro, squilibrio mentale e comportamento irrazionale sono le reazioni più probabili. Anche Konrad Lorenz aveva compiuto un esperimento simile, sugli spinarelli: ammassati in un acquario troppo piccolo, i pesci non erano in grado di stabilire se si trovassero ancora nelle loro acque territoriali (nel qual caso l’istinto li avrebbe portati a combattere gli intrusi) o nel territorio di un altro spinarello (nel qual caso avrebbero dovuto fuggire). Messi di fronte al dilemma, i pesci rimanevano a coda in su e con la testa nella sabbia, incapaci di scegliere uno dei due comportamenti «razionali»: l’attacco o la fuga. Entrambi gli esperimenti fanno luce sui fenomeni di anoressia e bulimia nella moderna società liquida dei consumi, le cui caratteristiche più diffuse e costanti sono proprio i pacchetti «tutto compreso » di guadagni desiderabili e odiosi effetti collaterali, e l’ambivalenza delle regole da adottare al momento di compiere una scelta. Si potrebbe persino dire che, date le circostanze, l’anoressia e la bulimia sono reazioni prevedibili, se non fosse per un fattore non riscontrabile in topi e pesci: le forme assunte dalle reazioni umane tendono ad essere culturalmente indotte, invece che determinate da istinti innati. Mentre l’ambivalenza è compagna costante della condizione esistenziale dell’uomo, le reazioni non avrebbero, probabilmente, assunto la forma di disturbi legati al cibo se non fosse stato per l’attuale cultura consumistica, che identifica la cura di sé e l’amor proprio in modo prevalente, o persino esclusivo, con la cura del corpo: più precisamente, con la cura della forma fisica e dell’aspetto fisico, come mezzo per attrarre i potenziali donatori di sensazioni piacevoli. La cura di sé ridotta (quasi) alla sola cura del corpo getta gli uomini e le donne della società dei consumi in una situazione simile a quella dei topi di Miller e Dollard e degli spinarelli di Lorenz. La linea di confine tra il corpo e il resto del mondo è destinata a diventare un luogo di intensa ambivalenza e di ansia acuta. Il «mondo là fuori» è la fonte di tutte le sostanze necessarie per la sopravvivenza, così come dei piaceri che giustificano la cura del corpo. Quel mondo, tuttavia, contiene anche dei pericoli per la sopravvivenza e per la capacità del corpo di generare e assimilare i piaceri. Pericoli spaventosi: quelli conosciuti tanto più terribili perché onnipresenti e vaghi, e per questo motivo difficili da identificare ed evitare, e gli altri ancora più terrificanti perché non ancora manifesti. La soluzione radicale (razionale?) al dilemma – chiudere i confini e proibire del tutto il traffico lungo la frontiera – non è, comunque, praticabile. Più sicurezza si può ottenere solo rinunciando a un maggior numero di piaceri, e una sicurezza totale solo, come nell’Ade, ponendo fine a tutte le gioie. L’interfaccia tra corpo e mondo esterno deve quindi essere sorvegliata attentamente; le aperture del corpo necessitano di guardie armate a tempo pieno, e ufficiali dell’immigrazione vigili. L’anoressia è l’equivalente della risposta di Paesi come la Corea del Nord e la Birmania all’ambivalenza del mondo esterno: chiudere le frontiere e proibire tutte le importazioni, al costo di mantenere gli abitanti in uno stato perpetuo di infelicità e necessità. Gli abitanti possono anche finire con l’abituarsi alla loro vita di infelicità e iniziare a temere il cambiamento; ridotti alla fame, si irriterebbero alla sensazione di stomaco pieno – come l’eroe del racconto di Franz Kafka Un digiunatore, furioso e disperato per dover limitare il suo digiuno a soli quaranta giorni: «Avrebbe potuto resistere a lungo, illimitatamente a lungo; perché smettere proprio ora che era al massimo del digiuno? Perché volerlo privare della gloria di digiunare ancora, di diventare non solo il più grande digiunatore di tutti i tempi, il che probabilmente già era, ma di oltrepassare persino se stesso fino all’inconcepibile, dal momento che non sentiva nessun limite per le sue capacità di digiunare?». (Traduzione di Gioia Gottini) Bambini fanno il bagno nel fiume Yangoon (foto di Luigi Baldelli). Per Bauman, l’anoressia sta trasformandosi anche in una patologia politica. Colpisce quegli Stati che si chiudono in sé per paura dell’esterno, proprio come l’individuo anoressico rifiuta il cibo come forma di difesa per paura dell’altro