Massimo Gaggi, Corriere della Sera, 2/11/2007, 2 novembre 2007
I l consumatore è il cuore dell’economia americana e questo a Natale è più evidente che mai. New York e le altre città sono completamente addobbate già da una settimana, la gente fa la fila per visitare il Moma, il museo di arte moderna appena tornato nella sua sede di Manhattan dopo due anni di «esilio» a Queens, ma anche per schiacciare il naso sulle vetrine dei grandi magazzini che esibiscono le loro creazioni artistico-commerciali
I l consumatore è il cuore dell’economia americana e questo a Natale è più evidente che mai. New York e le altre città sono completamente addobbate già da una settimana, la gente fa la fila per visitare il Moma, il museo di arte moderna appena tornato nella sua sede di Manhattan dopo due anni di «esilio» a Queens, ma anche per schiacciare il naso sulle vetrine dei grandi magazzini che esibiscono le loro creazioni artistico-commerciali. Ce n’è per tutti i gusti: ricostruzioni di favole celebri, balli in maschera, scene dell’«età del jazz» trasformate in presepi meccanici di legno e luci al neon, fino al sofisticatissimo Bergdorf Goodman che in una cornice barocca di drappeggi e mobili dorati espone magnifiche statue di dame e cavalieri: di cioccolata. Poco più in là Fao Schwarz, tempio dei giocattoli appena riaperto, è zeppo di gente che osserva a bocca spalancata la Ferrari per bambini da 50 mila dollari, l’elefante di peluche a grandezza naturale da 15 mila e se ne va con un pupazzo da 20 dollari. I giornali misurano quotidianamente la temperatura dello shopping perché dicembre, mese nel quale si concentra un terzo delle vendite annuali di gran parte dei beni di consumo, decide il bilancio di moltissime società. Un Natale ricco rasserena Wall Street; se troppa merce rimane sui banconi, anche le previsioni economiche per l’anno successivo ne risentono negativamente. Sostenute da un ricorso sempre più massiccio alle carte di credito, le falangi dei consumatori sono ormai piene di ragazzi e anche da bambini che rivendicano la loro libertà di scelta. Il sistema bancario capisce che sta nascendo un nuovo mercato e si adegua offrendo nuovi prodotti che pongono le famiglie – già superindebitate – davanti a nuovi dilemmi. Da qualche giorno la Mastercard distribuisce la Hello Kitty Card, una carta per gli acquisti destinata ai bambini. Tecnicamente è una carta di debito, non di credito, che può attingere solo a una piccola quantità di denaro dal conto dei genitori che la sottoscrivono e la cedono ai figli minorenni. La Visa ha già venduto centinaia di migliaia di carte di questo tipo tra i teenager americani e anche in Italia alcune banche offrono prodotti simili. La nuova carta, aggressivamente commercializzata col logo di un popolare cartone animato giapponese, può però essere ricaricata dai genitori prelevando altro denaro via computer dal loro conto e sta conquistando anche i bambini di 7-10 anni. Ed è subito polemica: «A quando i mutui emessi dai Teletubbies?», protesta lo Houston Chronicle, mentre le famiglie temono di esporre prematuramente i loro figli alla cultura della spesa facile. Le banche replicano che queste carte sono uno strumento educativo e consentono ai genitori di controllare ogni spesa: attraverso il pc possono sapere come il denaro è stato utilizzato. L’attore e scrittore Ben Stein ha pubblicato sul New York Times una lettera a suo figlio, spiegandogli l’importanza dell’autodisciplina nelle spese. Stein rileva che l’uso del plastic money non preclude questa autodisciplina, ma impone ai ragazzi uno sforzo maggiore. Ed è dubbio l’intento educativo degli emittenti, visto che la Hello Kitty Card viene pubblicizzata con lo slogan shop ’til you drop (compra fino a quando non cadi sfinito) mentre il costo del servizio (15 dollari l’anno) è tra i più alti del sistema bancario. Ma è inutile scuotere la testa: il mercato richiede questi prodotti, la loro diffusione è certa. Difficile tornare indietro quando i bimbi giocano con registratori di cassa venduti con la Barbie e attivati da una finta carta di credito e i ragazzi – tra schede telefoniche, tessere prepagate per acquisti in certi negozi o per il noleggio di film e, ora, carte di credito – spesso hanno in tasca più «plastica» di papà. Adeguarsi al cambiamento, aggiornare i nostri canoni educativi a una realtà più complessa, è forse sgradevole ma è necessario.