FB, Corriere della Sera, 2/11/2007, 2 novembre 2007
NAPOLI – D.R
avrebbe compiuto quindici anni lunedì prossimo. L’altra sera si è allontanato dalla sua casa nel comune di Lacco Ameno a Ischia, ha raggiunto un terreno poco lontano e si è impiccato. E davanti al cadavere del figlio, la madre ha una certezza: l’ha fatto perché a scuola lo prendevano in giro, lo consideravano un «secchione», lo avevano isolato.
Sono le parole di una donna distrutta dal peggior dolore possibile, e poiché il ragazzo non ha lasciato lettere né aveva mai confidato a nessuno di aver voglia di morire, nulla potrà più confermarle. Ma pesano troppo per lasciarle sfumare solo come lo sfogo di una donna che deve
trovare un motivo alla tragedia che le è precipitata addosso. Anche perché il suo racconto è pieno di dettagli, e la Procura di Napoli ha deciso di aprire un fascicolo, affidando le indagini al dirigente del commissariato di Lacco Ameno Giuseppe Gandolfo, che dopo aver raccolto la testimonianza della donna, ha convocato i professori del quindicenne e ha acquisito materiale scolastico per ricostruire la vicenda.
D.R. frequentava il quinto ginnasio al liceo classico «Scotti» di Ischia. Ed era bravissimo. L’anno scorso era stato promosso con la media del 9 e mezzo, e quest’anno, nei primi mesi di scuola, aveva già raccolto molti otto e nove. Per questo in classe sarebbe stato preso di mira dagli altri ragazzi. Troppo studioso, troppo attento alle lezioni, mai un’assenza, di un filone
nemmeno a parlarne, lui addirittura entrava anche nei giorni di sciopero, pure se lo prendevano in giro e lo chiamavano crumiro. Poi in settimana c’erano state le elezioni per scegliere i rappresentanti di classe e lui, che a scuola ci stava così bene, si era proposto, anzi ci teneva proprio ad avere quell ’incarico. Ma non aveva ricevuto nemmeno un voto. Zero. E ci era rimasto malissimo. Proprio mercoledì ne aveva parlato con la madre, le aveva raccontato questa storia ma solo per sfogarsi. Perché quando lei si era offerta di andare a scuola a parlare con preside e professori per capire il perché dell’isolamento di suo figlio, lui le aveva chiesto di non farlo, forse temendo che questo gli sarebbe costato altri sfottò. Poi però è uscito, e quando non lo ha visto tornare per ora di cena, la mamma è andata a chiedere aiuto alla polizia.
Poche ore più tardi il ritrovamento.
«La scuola mi dovrà rendere conto di quello che è successo a mio figlio», dice ora la madre. Ma i professori giurano di non essere mai venuti a conoscenza di episodi di bullismo ai danni del ragazzo. L’insegnante di Latino e Greco, Franca Di Meglio, che lo scorso anno ha svolto anche le mansioni di preside, si ricorda perfettamente di lui, ma perché «era una perla di alunno », non perché gli altri lo mettessero in mezzo.
D.R. era innamorato di telefilm polizieschi e aveva la passione per la scrittura. La sua professoressa dice che «aveva gli occhi pensosi e una sensibilità rara». Viveva con la madre e la nonna perché i genitori sono separati, il padre abita a Roma e pare non avesse con lui molti rapporti.
Forse l’inchiesta spiegherà perché ha voluto farla finita, o forse ci si fermerà prima di colpevolizzare altri quindicenni, e in ogni caso sembra difficile che si possa arrivare ad accusare qualcuno di induzione al suicidio. Resta la tragedia di questo ragazzo e della sua famiglia, e la maledizione di quella scuola, dove in passato si sono già uccisi tre studenti.
F. B.