Gian Enrico Rusconi, La Stampa 1/11/2007, 1 novembre 2007
Troppe aspettative si addensano attorno a Walter Veltroni. Sinora il nuovismo sta più nelle parole che nei fatti politici
Troppe aspettative si addensano attorno a Walter Veltroni. Sinora il nuovismo sta più nelle parole che nei fatti politici. Il modello nuovo di cui tanto si parla è una variante di un tipo novecentesco (sic) ben noto agli studiosi. «il partito del leader». Carismatico naturalmente. Abbiamo così pronunciato quelle che sino a ieri erano parole-tabù per la sinistra. Mettiamo da parte la retorica provinciale, che si compiace di vedere nell’Italia sempre un «laboratorio politico» del nuovo. Da esso sarebbe uscito per ultimo nientemeno che il berlusconismo in veste di populismo mediatico. Guardiamo in faccia - con critica simpatia - il veltronismo. Combina i due ingredienti classici del partito del leader: carisma del capo e macchina dell’apparato di partito. Li abbiamo visti fare la loro comparsa nella giornata di fondazione del Partito democratico. Ma non si sono ancora messi a funzionare in modo creativo, come vorrebbe la retorica veltronista. Per ora si tratta soltanto di una scommessa. La scommessa cioè di fondere due risorse distinte che devono diventare compatibili: l’esperienza di un apparato e di una militanza tradizionali e l’energia di una nuova personalità carismatica. Ma il carisma veltroniano è singolare. Non è quello di chi ha «creato» la nuova formazione politica, ma di chi è stato «chiamato» a guidarla dai politici in difficoltà che sedevano in prima fila nell’assemblea milanese. E dietro c’era l’irrequieto ma sempre affezionato popolo del centro-sinistra pronto a seguire. Capo, seguaci, macchina organizzativa: è il modello weberiano classico (chiedo scusa per l’imperdonabile citazione da professore...). In coerenza, Veltroni chiede sostenitori di tipo nuovo: non militanti tesserati né politici professionisti remunerati, ma cittadini-elettori attivi. Non ci vuole una grande malizia per osservare che se questa frase fosse stata pronunciata non da un democratico di sinistra, ma da un uomo di centro-destra si sarebbe levata l’accusa di populismo democratico. Più volte in questi anni si è obiettato al berlusconismo di attaccare gratuitamente il professionismo politico, le burocrazie delle tessere e di fare demagogico appello al popolo-degli-elettori. Ma i volonterosi nuovi militanti obietteranno che la mobilitazione è sempre stata una risorsa della sinistra. Questa volta semplicemente prende una forma diretta, appunto. A questa interpretazione danno il loro assenso anche i professionisti della politica, che ora occupano - con puntiglioso proporzionalismo - la Commissione Statuto. la nuova filosofia politica. Ma uno di loro ha ripreso le parole del leader con una significativa puntualizzazione: «Un partito nuovo che faccia segnare una reale discontinuità rispetto ai partiti imperniati su tessere e apparati esige una leadership forte, ma vorremmo deciderlo insieme e non attraverso la precostituzione di figure e organismi per acclamazione». Ma il «decidere insieme» non è uno dei motivi costanti del discorso veltroniano? Adesso si tratta di vedere in concreto quale sarà la sede delle decisioni. Come si configurerà la leadership e il suo rapporto con quella Commissione Statuto che sembra prefigurare una sorta di organo di controllo del leader. Aspettiamo atti politici concreti importanti, che finora sono mancati. Non può infatti considerarsi atto politico importante il sostegno assicurato al governo Prodi, su cui tanto si è insistito. Non c’erano alternative realiste. La prima vera mossa sarà la modalità di contatto, oltre che il risultato, delle consultazioni con tutte le forze politiche (anche dell’opposizione, se ci staranno) in vista di una riforma del sistema elettorale. un passaggio insidiosissimo. Se ho ben capito, Veltroni non propone un modello di sistema elettorale predeterminato perché intende dare la priorità ad una riforma «condivisa» - come recita il gergo politico corrente. un tipico atteggiamento ragionevole, benevolo, sensibile - veltroniano, in una parola - ma che rischia un disastro: dare la precedenza alle convenienze politiche dei volonterosi proponenti, anziché proporre un modello di razionalità politica valido in generale per la nostra democrazia. Ma non facciamo congetture. Aspettiamo i fatti. Stampa Articolo