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 2007  ottobre 31 Mercoledì calendario

FABIO MARTINI

ROMA
In movimento dalle 8 del mattino fino a mezzanotte, Walter Veltroni anche ieri era ovunque: la mattina (da sindaco) alla presentazione di Diva, la ranocchia verde che sarà la mascotte dei Mondiali di nuoto di Roma del 2009, e la sera (da leader del Pd) alla Camera ad arringare i parlamentari dell’Ulivo, e dunque chi ha urgenza di parlargli deve intercettarlo dove può. E’ il caso di Nicola Piepoli, il sondaggista di fiducia del sindaco, che ieri mattina si è avvicinato al Foro Italico e gli ha rivelato gli ultimi numeri: «Partito democratico al 28% e Forza Italia al 26,5%». Veltroni: «Dunque siamo ad un testa a testa, lo stesso che diceva Mannheimer». Un testa a testa nel quale il neonato partito fatica a svettare, la conferma che mentre Veltroni resta il leader politico più popolare del Paese, il Pd ancora non decolla. E’ proprio questa forbice il vero motivo per cui, già da 10 giorni e a dispetto di tutte le dietrologie, Veltroni ha confidato di aver bisogno di «più tempo» per radicare il nuovo partito e il suo sostegno al governo Prodi è un po’ più genuino di quanto non si possa credere.
Ieri sera, nel primo incontro con i gruppi parlamentari dell’Ulivo, che ora si chiameranno «dei Democratici» (ha parlato anche Romano Prodi), Veltroni ha tenuto su il morale delle «truppe» sostenendo che «è irresponsabile chi vuole il voto anticipato», ma in caso di voto anticipato «l’esito non sarebbe scontato». Veltroni ha sostenuto di avere un sondaggio, «rilevato prima della Costituente», che assegnerebbe al Pd «il 37,5%, alla sinistra radicale il 6,8%», a un non meglio specificato partito di centro il 7,5%, «al centrodestra tutto insieme il 42,2%», mentre la Lega starebbe al 5%. Al tempo stesso ha lanciato un messaggio di segno opposto: «Se passa la Finanziaria, in Senato si apre un nuovo scenario per le riforme istituzionali da approvare». Per tranquillizzare gli inquieti gruppi dirigenti dei Ds e della Margherita, Veltroni ha scandito: «Il Pd non sarà un partito del leader e neanche un partito liquido», anche se poi ha prospettato una originale struttura organizzativa su due livelli. Il primo necessiterà di «una qualche forma di adesione», il secondo si strutturerà in «forum aperti» per garantire partecipazione a chi non vuole iscriversi.
Forte di un mandato popolare senza precedenti, con in testa un modello di partito fortemente innovativo, Veltroni ha fretta di metter le radici alla sua creatura e lunedì annuncerà ai segretari regionali la sua «squadra», una sorta di segreteria fiduciaria nella quale tutti i prescelti avranno un incarico di lavoro. Ne faranno parte - oltre al vicesegretario Dario Franceschini e ai presidenti dei gruppi parlamentari (la ds Anna Finocchiaro e quasi certamente Antonello Soro della Margherita) - una dozzina di persone, metà donne e metà uomini. L’incarico più prestigioso - e questa è una decisione dell’ultima ora - spetterà a Piero Fassino: sarà lui il «ministro degli Esteri» del Pd. Del comparto economico dovrebbero occuparsi un economista indipendente come Tito Boeri e il presidente della commissione Bilancio del Senato Enrico Morando. Tra le new entry la presidente della commissione Difesa della Camera Roberta Pinotti. In squadra entreranno anche il ds Andrea Orlando, il «popolare» Lapo Pistelli e un costituzionalista-politologo, Stefano Ceccanti o Salvatore Vassallo.
Ma la vera sorpresa, che comincia a inquietare i notabili, è la tentazione di Veltroni di assegnare un ruolo centrale alla «conferenza» dei segretari regionali (di cui Goffredo Bettini diventerà il coordinatore), facendo di questo organismo il cuore «federale» del partito ma anche la camera di compensazione delle varie anime, in attesa di istituire una vera e propria Direzione. Nella quale dovrebbero trovare posto i personaggi di maggior peso politico, Massimo D’Alema, Pierluigi Bersani, Rosy Bindi, Enrico Letta, Giuseppe Fioroni, Francesco Rutelli, Arturo Parisi, Paolo Gentiloni, Pierluigi Castagnetti, Giuliano Amato. Uno slittamento sine die che i notabili non gradirebbero e lo hanno già fatto sapere a Veltroni.